Dalla prima lettera di S. Paolo apostolo ai Corinzi (12, 14-27)
Ora il corpo non risulta di un membro solo, ma di molte membra. Se il piede dicesse: “Poiché io non sono mano, non appartengo al corpo”, non per questo non farebbe più parte del corpo. E se l’orecchio dicesse: “Poiché io non sono occhio, non appartengo al corpo”, non per questo non farebbe più parte del corpo. Se il corpo fosse tutto occhio, dove sarebbe l’udito? Se fosse tutto udito, dove l’odorato? Ora, invece, Dio ha disposto le membra in modo distinto nel corpo, come egli ha voluto. Se poi tutto fosse un membro solo, dove sarebbe il corpo? Invece molte sono le membra, ma uno solo è il corpo. Non può l’occhio dire alla mano: “Non ho bisogno di te”; né la testa ai piedi: “Non ho bisogno di voi”. Anzi quelle membra del corpo che sembrano più deboli sono più necessarie; e quelle parti del corpo che riteniamo meno onorevoli le circondiamo di maggior rispetto, e quelle indecorose sono trattate con maggior decenza, mentre quelle decenti non ne hanno bisogno. Ma Dio ha composto il corpo, conferendo maggior onore a ciò che ne mancava, perché non vi fosse disunione nel corpo, ma anzi le varie membra avessero cura le une delle altre. Quindi se un membro soffre, tutte le membra soffrono insieme; e se un membro è onorato, tutte le membra gioiscono con lui.
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Parole pensate e scritte duemila anni orsono, ma quanto mai suggestive e -soprattutto- di un’attualità sconvolgente. Siamo nell’era dei particolarismi, delle specializzazioni, dell’esaltazione di ciò che si pensa e si fa in proprio raffrontata al disprezzo per l’attività degli altri, dell’egoismo che puntualmente chiede sacrifici solo per gli altri, mentre i vantaggi si esigono solo per la propria parte, della globalizzazione malata di un mondo spaccato a metà tra chi ha il superfluo e chi non ha niente.Ma S. Paolo ricorda ai Corinzi e a noi tutti che l’organismo intero (una comunità, una città, una nazione, il mondo, dico io) non può sopravvivere e prosperare se alle singole membra e ai singoli organi non viene riconosciuta pari dignità.Sembra un concetto così semplice, quasi elementare, ma non lo è.Occorre invece, per interiorizzarlo e farlo proprio, una grande disciplina interiore.
Oggi riflettiamo insieme su questo.
Don Maurice Taviani - parroco di S. Maria alla Fonte