Ho trentacinque anni, e sono nata, da famiglia borghese e benestante, a Monteselva, dove vivo tuttora con mio marito e i nostri due figli. A casa mia l’informazione e la lettura sono state sempre tenute in grande considerazione, dunque nessuna meraviglia che, fin da bambina, io abbia nutrito un’autentica passione per il mestiere di giornalista e tutto ciò che vi orbita attorno. Dopo il liceo, infatti, mi iscrissi alla facoltà di Scienze Politiche presso la Cattolica di Milano, laureandomi dopo quattro anni esatti con una tesi sulla particolarità della trasmissione delle notizie mediante radio e televisione. Subito dopo mi intrufolai nella redazione della Gazzetta Piacentina dove, come tutti i miei colleghi praticanti, venni sfruttata come una schiava per più di tre anni. Poi ebbi l’occasione di trasferirmi a Bologna, assunta come cronista di cronaca e gossip all’Informazione. Per tornare dopo altri tre anni qui, chiamata dal direttore del TG di T.R.F. (Tele Radio Farnese). E, nonostante sia entrata a far parte della redazione da soli quattro anni, i notiziari e gli speciali condotti da me riscuotono il più alto gradimento da parte degli spettatori e lo share più consistente. Che raggiungere il successo e la notorietà non sia esattamente il modo migliore di circondarsi di amici è cosa ampiamente sperimentata e risaputa.Da una parte infatti ci sono i colleghi maschi, vecchi volponi che si sono fatti strada nella massa a suon di calci e gomitate, rincorrendo piccoli scandali di provincia e sordidi episodi di cronaca nera. Loro dicono che, se ricevo tanti consensi, è solo perché Madre Natura mi ha regalato un musetto carino, cosce lunghe e due tette dure e rotonde come piccoli meloni.Dall’altra stanno le colleghe, per le quali la storia è sempre la stessa, che si ripete nei secoli dei secoli e così sia: tra le donne coloro che fanno carriera sono solo ed esclusivamente quelle che possiedono lo stomaco e l’intuito di “darla” alle persone giuste. Se poi si sapesse in giro che io (sposatissima e madre) porto avanti già da diverso tempo una tresca con lo sposatissimo e padre commissario Cardona, il coro si farebbe unanime: a me le notizie arrivano sempre esatte e, soprattutto, prima che vengano a conoscenza dei concorrenti. E affermarsi così è un po’ come vincere una partita di calcio con l’arbitro e i guardalinee che indossano la maglia della tua squadra. In realtà, sì, sono l’amante di Leonardo Cardona, detto il “Leone”.Poliziotto arcigno e implacabile, quando l’ha a che fare coi delinquenti.Amante tenero, fantasioso e appassionato tra le lenzuola del Motel del Poggio, dove ci troviamo ogni volta che ci è possibile farlo. Festeggio i miei compleanni ogni 20 di novembre, e chi s’intende appena un po’ di astrologia, sa bene quanto una come me, nata sotto il segno dello scorpione, possa essere interessata a questo tipo di caratteristiche. Merce sempre più difficile da reperire nel sempre più piatto e (ahimé!) insipido “pianeta uomo”. Con Leonardo ci conoscemmo sui banchi del liceo.Potrà sembrare strano, ma la prima cosa che mi affascinò in lui, prima ancora dei lineamenti del suo viso che sembrano scolpiti nel granito, del fisico da pugile dell’antica Grecia e dello sguardo da rapace, fu la sua stempiatura.Sì, perché mi sono sentita sempre attratta dagli uomini con pochi capelli.Chissà come mai. Forse mi ha influenzato mia madre che, probabilmente per valorizzare in qualche modo la calvizie di papà, era solita dire che gli uomini con la chioma folta se ne servono, in realtà, per camuffare la povertà di idee che alberga nel loro cervello.Forse solo il fatto che, appunto, mio padre me lo ricordo calvo da sempre. Quando capitava di parlarne, in famiglia o fuori, lui era solito ripetere che era stato lo sforzo per sostenere la “maturità classica”a ridurlo così. Oh, l’esame di una volta, mica cazzate come quelle che si trovano ad affrontare i ragazzi d’oggi per mettersi in tasca uno straccio di diploma!E siccome, almeno a quanto si dice, capita spesso che una femminuccia si innamori del proprio papà, io mi sono innamorata perdutamente di lui. Comunque, già ai tempi della scuola, quella specie di triangolo di capelli che gli si avventura verso la fronte come una penisola nell’oceano, lui ce l’aveva già.Qualcosa che (guarda un po’!) insieme alle strane orecchie che si ritrova, leggermente a punta, gli regala proprio l’aspetto di un leone. Di mio marito Tiziano Bonardi (che ha scelto di prestare le proprie attenzioni più alla banca per cui lavora che a me, e ancora non sembra ravvisare alcun tipo di rimpianto per questo) e di Luisa Zamboni (che non ha saputo tenersi stretta un uomo speciale come suo marito Leonardo), adesso non mi va di parlare. Ma non credo proprio che, su di loro, ci sarebbe poi così tanto da dire. (L’immagine di Diana è stata creata da Ishar)