Maurice Taviani

Dicembre 31st, 2007

chiesa1.jpg Sono nato in Francia trent’anni fa, partorito da mia mamma nel più avventuroso dei modi. Basti sapere che se mi riuscì di sopravvivere a una setta chiamata ” I Fratelli Neri”, diventando persona e orfano di entrambi i genitori quasi nello stesso momento, lo devo soltanto a Carlo, un anziano edicolante italiano che mi fece da padre, da madre e da maestro, portandomi con sé a Roma.

E  mi diede il suo cognome, che mi porto addosso con orgoglio e nostalgia, da quando lui è morto.

Sono qui da poco più di un mese, spedito di gran fretta dalla diocesi a sostituire il parroco della chiesa di S. Maria alla Fonte, fuggito con una ragazza polacca che aspettava un figlio da lui.

Un incarico per niente facile, perché il mio territorio è nella zona industriale, a ridosso del confine tra Monteselva e Ponte Galvano. Mi hanno raccontato che una volta, da queste parti, si alzava al cielo fumo dalle ciminiere di un’infinità di fabbriche. Poi, a partire dall’inizio degli anni ottanta, arrivò la crisi: un lento declino che portò alla chiusura di parecchie di esse e, di conseguenza, a centinaia e centinaia di licenziamenti.Così, siccome quando viene a mancare la possibilità di guadagnare il pane onestamente, insieme allo spirito di sopravvivenza comincia a emergere dal profondo dell’anima dell’uomo quella disonestà che ci sta comodamente annidata fin dai tempi di Caino, è rapidamente cresciuto il numero di coloro che hanno deciso di usare altri più sbrigativi mezzi per sbarcare il lunario.

E, visto che ormai hanno fatto un passo oltre il confine tra il bene e il male, anche per concedersi qualche vizietto.

C’è sfruttamento della prostituzione tra le vie del quartiere della Fonte.C’è spaccio di droga.Ogni mattina si fa la conta delle macchine rubate e di quelle coi vetri infranti da qualche balordo in cerca di facile bottino.C’è chi ruba, chi stupra, chi ammazza.

Non è una faccenda agevole da sbrigare per un giovane prete che vorrebbe solo svolgere nel migliore dei modi il proprio ruolo di pastore: perché al pascolo, di solito, non si portano certi lupi dagli artigli acuminati e denti lunghi come zanne.

Di pecorelle, più o meno smarrite, ce ne sono comunque tante, e per quello che posso farò di tutto per curarne le anime e alleviare i disagi materiali.Ci sono ragazze da tenere fuori dal letame, bambini da far crescere senza che si corrompano completamente prima ancora di diventare adultigrandi.Ci sono malati e vecchi da incoraggiare, poveri da sostenere, alcolizzati e drogati da recuperare, uomini che, pur avendo già sbagliato, non sono ancora delinquenti incalliti, e che, dopo avere pagato il proprio debito con la legge, hanno bisogno di aiuto e consiglio per non cadere ancora. C’è soprattutto un gran numero di indifferenti da scuotere perché distolgano lo sguardo dal proprio ombelico, per rivolgerlo a chi sta peggio di loro.

Perché c’è sempre chi sta peggio di un altro. Sempre. 

Poi, fatto tutto questo, ci sarebbe da fare anche il prete, no? Dire messa, battezzare, cresimare, sposare… cose così, insomma,In teoria, anzi, proprio questo dovrebbe essere il mio principale compito: far comprendere e fare amare ai miei parrocchiani la Bibbia e il Vangelo, che sono due bestseller fantastici, a metà tra una bella storia d’avventura e un manuale di comportamento che basterebbe seguire neanche troppo alla lettera per assicurarsi una vita serena.

E io lo faccio, naturalmente, ogni giorno, coscienziosamente, anche se…

Anche se, fin dai tempi del seminario, continuo a essere inquieto, perché non riconosco in me quella convinzione assoluta sull’esistenza di Dio e di tutto il resto che pure dovrebbe albergare in un uomo di chiesa. 

Ma poi mi dico che questa sarebbe “certezza”, “conoscenza”, non “fede”.

Invece, almeno per come la vedo io, il credere non è e non deve essere un frutto basso e facile da cogliere dall’albero delle elaborazioni mentali, ma un dono difficile e prezioso, da estrarre dal profondo del cuore, come una pepita dalle viscere della terra.Insomma, il trionfo dell’irrazionalità.

Una lotta continua ed estenuante col dubbio che al tempo stesso ti esalta e ti fa soffrire da star male.

 

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Nota di Patrizio Pacioni:

Maurice Taviani “nasce” nel romanzo DalleTenebre

(edito nel 2001 da Effedue Edizioni) seguito del mio

primo noir Le Lac du Dramont.

Auguri!

Dicembre 31st, 2007

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La Giunta e l’Amministrazione Comunale augurano ai Monteselvini residenti in città o altrove, un 2008 generoso di salute, prosperità, soddisfazioni personali e  affermazioni professionali.

Da parte mia non posso che riconfermare la volontà ferrea di contribuire, per quanto in mio potere, a rendere sempre più vivibile e organizzata questa nostra comunità, di cui mi onoro di essere Sindaco, promuovendo ogni iniziativa sociale e solidale volta al raggiungimento di questo comune obbiettivo.

Felice Anno Nuovo da Alessio Tirabassi

Tra Patrizio Pacioni e l’Irlanda… un legame sempre più stretto

Dicembre 26th, 2007

È on-line il racconto 

Monete d’oro e fiocchi d’avena 

che partecipa al concorso letterario  

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L’Irlanda nel cuore

Frammenti di un’Isola raccontata con cuore italiano 

organizzato da:

b5_coolp.jpg Coltura Project - Servizi culturali per le aziende

in collaborazione con

b4_irlandando.jpg www.irlandando.it - il ritrovo on-line degli amanti d’Irlanda 

Vi ricordo che Patrizio Pacioni, oltre a essere uno scrittore prolifico e versatile (che ha tra l’altro romanzato le avventure del nostro illustre concittadino, il commissario Leonardo Cardona) è collaboratore di Historica fin dai primissimi numeri della rivista. La creazione che ha voluto dedicare all’amatissima Isola del quadrifoglio, dove è tra l’altro ambientato il romanzo di prossima uscita “Malinconico Leprechaun”, è una storia visionaria che ha per protagonista il folletto dispettoso ma, nonostante ciò, tanto caro al popolo irlandese. Insomma, cosa aspettate ancora?

Andate subito a leggerlo, cliccando qui: 

http://www.irlandanelcuore.com/index.php?option=com_content&task=view&id=58&Itemid=34   

Aspettiamo i vostri commenti!

Cristina Canali per Historica

Arrivano i nost..RIS

Dicembre 26th, 2007

giornale.bmp C’è una mamma che, all’apice di una crisi di nervi, afferra il primo oggetto contundente che le capita a portata di mano per colpire il suo bambino che fa i capricci. E, probabilmente senza volerlo davvero, lo uccide.

Poi c’è un ragazzo che, per chissà quale oscuro motivo, massacra la sua fidanzata, lasciando tracce dappertutto meno che dove avrebbe voluto lasciarle davvero: nel pc del suo studio.

Infine c’è un gruppo di studenti fumati e assatanati che, in un momento di noia ed eccitazione collettiva, violentano e trucidano una loro compagna, colpevole solo di non averli voluti seguire nella trasgressione, almeno non oltre un certo limite.

Casi chiari, lampanti, sui quali indagavano i vecchi e buoni marescialli di una volta, che arrivavano sulla scena del delitto magari a cavallo di una bicicletta, armati di rivoltella, lente d’ingrandimento e di un sacchetto di plastica per i reperti. Indagini che si risolvevano nel giro di una settimana, se non prima, con la perfetta conoscenza del territorio presidiato, un pizzico di intuito da segugio e qualche domanda fatta nel modo giusto alle persone giuste. Invece… 

… invece adesso siamo nel Terzo Millennio, signori, nel pieno dell’Era Tecnologica! Quando c’è un delitto si sigilla la ”Crime Scene” con nastri di plastica, arrivano gli uomini coi camici bianchi e le tute da astronauta, tutti laureati, tutti intelligentissimi, con le loro macchine fotografiche digitali, le loro polverine, il luminol e altre mille diavolerie scientifiche di nuova e nuovissima generazione. 

Insomma, arrivano i nostri, anzi i “NostRIS”… e il caso più semplice, all’improvviso si ingarbuglia, disperdendo il flusso del buon senso in mille caotici rivoli di perizie incrociate (a proposito, è mai possibile che per gli esperti della difesa i riscontri tecnici siano sempre favorevoli all’imputato e per quelli dell’accusa sempre contrari?) e in una serie infinita quanto estenuante di comparsate di rei, parenti delle vittime e testimoni nei vari “Porta a porta” e “Matrix” che, per incanto, si trasformano nelle autentiche aule di Tribunale. 

E quanto a processare davvero e a mettere in galera il colpevole?

Oh, ma questo è poco più di un dettaglio!

Diana De Rossi per T.F.R. - Tele Radio Farnese

Le Feste di Monteselva

Dicembre 22nd, 2007

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Gli auguri della rivista Historica, che ha recentemente aperto una redazione nel centro di Monteselva, ai lettori della Gazzetta Piacentina. La direzione del magazine ha preannunciato una singolarissima iniziativa proprio per la notte di Natale 

Nonostante il perdurare della crisi economica, a Monteselva fervono le iniziative rivolte a festeggiare nel migliore dei modi le festività di quest’ultima parte dell’anno.

Tra i molti eventi previsti segnaliamo il concerto della cantante afro americana Ivory Swanson (che da anni ha scelto come sua residenza una magnifica villa sulle pendici di Colle Castagno) che si terrà la sera della vigilia di Natale nel Teatro Sociale.

Il giorno successivo, 25 dicembre, pranzo di beneficienza presso il refettorio della chiesa di San Rocco, preparato a cura dei volontari della Solidarietà Monteselvina: ingresso gratuito per i bisognosi e a pagamento per chi vorrà contribuire all’attività della onlus. Durante il pranzo Mariella Fiori, presidentessa della Fabbrica delle Storie declamerà i suoi versi, accompagnata dalla musica del violinista Stanislao Petracchi. 

aissme.jpg A seguire incontro con i cittadini e con la stampa della AISMME - Associazione Italiana Studio Malattie Metaboliche Ereditarie, iniziativa tesa a promuovere lo screening neonatale grazie al quale si  può scoprire se è affetto da una  malattia genetica ereditaria (ipotiroidismo,  fibrosi cistica,  fenilchetonuria)  malattie frequenti e gravi che se diagnosticate precocemente possono dare una buona speranza di vita. La sede della onlus è in via N. Tommaseo, 67-c 35131 PADOVA. Eventuali contributi possono essere canalizzati sul Conto Corrente Postale N° 68.59.58.34  IBAN:  IT   08 G  07601  12100  000068595834. Un ottimo modo per festeggiare il Natale, non trovate?

Singolare l’iniziativa della rivista Historica, che ha preannunciato per la notte di Natale l’uscita del sesto numero del magazine: un’idea davvero originale del vulcanico Francesco Giubilei!

All’insegna dello sport il pomeriggio di Santo Stefano: al palazzetto dello sport, di fianco allo stadio comunale, le ragazze della Viaggi Vaubain Volley affronteranno in amichevole le bresciane della U.S. La Sportiva di Monticelli, attualmente seconde nella  D lombarda, in piena corsa per la promozione nella categoria superiore.

Lunedì 31 alle 19, ancora al Teatro Sociale, comincerà la lunga veglia in attesa del 2008, organizzata in collaborazione con l’associazione “Salotto Letterario” di Torino. Nel corso della cena (preparata da Alice Chiocciola, chef e compropietaria del ristorante “Il Quadragolo” si esibiranno i gruppi vincitori del recente Turin Live 2007. Ingresso a pagamento.

Per finire il primo gennaio, secondo l’ormai radicata tradizione Monteselvina, alle ore 12 in punto concerto in piazza Duomo della Banda Civica, alla presenza del Sindaco Alessio Tirabassi, del Cardinal Gardini e delle altre massime autorità cittadine 

Per la Gazzetta Piacentina Cristina Canali

Historica rafforza la sua squadra

Dicembre 18th, 2007

giornale.bmp Lancio delle 17,07 dell’ Agenzia Emilia News :

Monteselva (Piacenza): nel corso della conferenza stampa appena tenuta nella sala A della Biblioteca Municipale, Francesco Giubilei, direttore del magazie Historica, ha illustrato le strategie di potenziamento delle risorse tecniche e umane destinate al lancio della locale redazione. Tra le altre iniziative in corso e/o in progetto, Giubilei ha in particolare annunciato che la giovane e promettente Cristina Canali, già redattrice della Gazzetta Piacentina, è entrata a pieno titolo a fare parte dello staff che curerà nel periodico una rubrica di cronaca e costume di taglio del tutto innovativo. Cristina Canali continuerà per il momento anche a collaborare con Valerio Vairo per l’inserto quotidiano della Gazzetta relativo alla zona di Monteselva, Partinengo e Pratolo.

Identikit di Cristina Canali

Dicembre 18th, 2007

Quando a Monteselva e dintorni succede qualcosa di di tragico, di interessante, o soltanto di insolito

(per esempio un incidente automobilistico più grave degli altri, un’aggressione, una rapina, un omicidio, un incendio, oppure semplicemente un evento mondano)

quasi sempre, dopo un po’, si vede arrivare in zona una ragazzona dai capelli rossi alta quasi un metro e ottanta più tacchi, attrezzata con penna, taccuino e reflex, che si intrufola tra la gente, fino ad arrivare al centro esatto del vortice.

Bè, quella ragazza sono io: Cristina Canali, cronista della Gazzetta Piacentina, redazione per la cronaca locale della zona di Monteselva, Partinengo e Pratolo. 

D’accordo, non avrò i lineamenti classici di Nicole Kidman, né le forme prorompenti di Shakira, ma come fisico non me la cavo male: i miei numeri sono 84-65-86, scolpiti nella carne soda di una sana romagnola di venticinque anni.

Non avrò il genio di Einstein, e neppure la scienza di Rita Levi Montalcini, poco ma sicuro. Però, per quanto riguarda la testa…  

… direi che, se non altro, sono scaltra. 

Perché ho fatto presto ad apprendere che nella vita, per ottenere consensi e successo, bisogna farsi largo coi gomiti. Solo che io sono nata donna, anzi femmina, quindi non fanno parte della mia attrezzatura i muscoli d’acciaio di un giocatore di rugby, e da adolescente ho solo giocato un po’ a pallavolo, invece di frequentare una palestra di arti marziali.

Quindi, per ottenere lo scopo, altro non mi resta da fare che servirmi di ciò che madre natura ha voluto regalarmi: un musetto carino, tette e glutei niente male e un paio di gambe lunghe e ben tornite.Insomma, se proprio volete sapere come la penso, un sorriso, uno sguardo intrigante e qualche moina, il tutto sfoderato al momento giusto, mi possono aprire più porte di quanto non riesca a fare un grimaldello. 

È così che, subito dopo avere conseguito la laurea in Scienze delle Comunicazioni col massimo dei voti (o quasi), ho trovato subito posto come praticante alla corte di Valerio Vairo, un vecchio volpone della carta stampata che, anche se non ha mai seguito un corso di giornalismo, di come si scrive un articolo e, prima ancora, di come si acquisiscono le notizie più fresche e golose ne sa davvero una più del diavolo. Per farmi “assumere” subito, scavalcando tutti i miei coetanei che erano in fila da chissà quanto tempo prima di me, mi bastò perdere qualche minuto in più davanti allo specchio, il giorno del primo colloquio.  Mi presentai truccata in modo molto accurato e sexy, con un tailleur dalla gonna molto corta indossato sopra una camicetta dalla scollatura altrettanto profonda.

Comunque, con Valerio siamo riusciti col tempo a raggiungere un equilibrio piuttosto stabile, anche se pur sempre precario, per forza di cose: io attingo a piene mani dalla sua esperienza, lui si ripaga spiandomi da qualsiasi spiraglio si apra nei miei vestiti, lasciando intravedere un po’ di carne nuda, e spogliandomi del resto con gli occhi.

E con qualche palpata, ogni volta che mi viene (o gli vado)  abbastanza vicino da poterselo permettere. 

Niente più di questo, s’intende, almeno fino a quando non se ne dovesse presentare un’occasione davvero speciale. 

Come un articolo sulla prima pagina della Gazzetta, per esempio, su un argomento importante e con la mia firma per esteso in calce.

Giulia Gelsi (di Valeria F.)

Dicembre 18th, 2007

Mi chiamo Giulia, e risiedo qui a Monteselva da quasi tre anni.

Prima abitavo a Cardaneto, dove sono anche nata, uno di quei minuscoli paesi sparsi sui crinali dell’Appennino come pecore nel presepe.  Poi ci fu quell’incidente col sindaco Donato Pambianco, proprietario del Premiato Confettificio Abruzzese, che non gradì la mia onesta proposta commerciale: qualche migliaio di euro in cambio del mio silenzio.

-Questo è un’estorsione bella e buona, signorina Gelsi!-  mi urlò in faccia, con le vene del collo che sembravano essere sul punto di scoppiare tutte insieme.

-Lo vede questo?-  mi chiese poi, togliendo da un pacchetto di sigarette vuoto un apparecchietto poco più grande di un francobollo.

 -È un magnetofono miniaturizzato giapponese che, detto per inciso, m’è costato un occhio della testa. Adesso che ne ho scoperto l’utilità, però, le assicuro che lo pagherei anche il doppio: grazie a questo aggeggio, infatti, ho appena registrato per intero ciò che mi ha detto.-  aggiunse gongolante.

L’unica cosa che riuscii a pensare al momento fu che, se quegli omini dalla pelle gialla e dagli occhi a mandorla patiti per l’elettronica mi erano sempre rimasti indigesti, qualche motivo doveva pur esserci, no?

-Quindi le consiglio di pregare che non succeda mai che solo una minima indiscrezione sul mio piccolo… passatempo compaia su qualche giornale, o venga resa di pubblico dominio in qualche altro modo. Perché se si verificasse questa sventurata ipotesi, infatti, non potrò che dedurre che la soffiata provenga dalle sue labbra. Inutile dire che in questa sventurata ipotesi, rovinato per rovinato, non esiterei a denunciarla. Mi sono spiegato?-

-Ha espresso il suo pensiero in modo molto chiaro, signor sindaco.-  risposi a quel porco.

-Quindi siamo d’accordo: dalla mia bocca non uscirà neanche una parola circa le sue visite settimanali all’Aquila, e in particolare sulle frequentazioni con Domina Karen, l’educatrice.- aggiunsi subito dopo.

Che rabbia, essere costretta a chinare così il capo di fronte a un depravato di quella portata.  Oh sì, confesso che in quel momento avrei davvero voluto essere al posto di quella valchiria dal muso di cavallo e i denti da coniglio, che amava indossare maschere nere e tute lucide di latex e maneggiare frustini e gatti a nove code, insieme ad altri giocattoli del genere.  E trovarmi al cospetto delle pallide e smunte chiappe nude del Primo Cittadino di Cardaneto, possibilmente piegato ad angolo retto e coi polsi incatenati agli elementi di un termosifone bollente.

-Anzi, ho un altro buon consiglio da darti, troietta.-  aggiunse il dottor Pambianco, passando al tu, sull’abbrivio della vittoria appena riportata sulla sottoscritta.

-Cerca di andartene da questo paese, e di farlo in fretta, perché conosco un paio di giovanotti che per una manciata di euro sarebbero disposti a cambiarti i connotati. Non prima di averti fatto il servizio completo, comprendi?-  mi spiegò con chiarezza.

 Così mi venne in mente la zia Adele, che abita qui a Monteselva, e dopo due settimane ero già qui.La cara zietta non solo non si fece pregare per accogliermi nel suo appartamento di via Parma, ormai troppo grande per una vedova con due figli sposati e trasferiti a seicento chilometri di distanza, ma dopo un paio di settimane mi procurò anche un posto da cassiera al supermercato della Cooperativa ER, in via S. Rocco.Abbastanza vicino a casa, per di più, da arrivarci in tre minuti se decido di prendere la bici, in dieci quando invece mi va di fare una passeggiata a piedi.Certo, in cambio di vitto e alloggio mi tocca versarle ogni ventisette del mese metà del mio già magro stipendio… Ma volete insegnarlo proprio a me che nella vita non c’è mai nessuno che ti regali qualcosa, e che anzi, man mano che si va avanti negli anni, i prezzi salgono sempre di più?Una situazione mica semplice, soprattutto quando si amano le cose belle, come faccio io. Voglio dire abiti e accessori firmati, profumi di marca, una bella automobile, qualche viaggio per interrompere con un paio di settimane di sole tropicale l’interminabile inverno nebbioso che è solito trattenersi fin troppo a lungo, a queste latitudini.Così mi sono ritrovata praticamente costretta ad andare a ripescare il mio vecchio mestiere: quello di ricattatrice specializzata nella individuazione e nello sputtanamento di chi, ostentando pubbliche virtù, coltiva nel privato inconfessabili vizi.E, siccome delle esperienze fatte, soprattutto di quelle brutte, è saggio e opportuno fare tesoro, adesso sto un po’ più attenta a non rivelare con tanta leggerezza la mia identità: mi sono inventata un nome di fantasia (Rana Margaux, per la cronaca), ho aperto un’anonima casella postale alle Poste centrali e ho preso la sana abitudine, ogni volta che ci sia occasione di telefonare a un “cliente”, di farlo nascondendo il numero del mio cellulare.Ah! Ho anche acquistato una parrucca e lenti a contatto colorate, di cui faccio uso, insieme a qualche altro trucchetto, ogni qualvolta sono costretta a incontrare uno dei miei polli, cosa che cerco peraltro di evitare per quanto possibile.Insomma, piccole attenzioni che, come il telefono di quel famoso tormentone della pubblicità, serviranno probabilmente a allungarmi la vita. Con una simile premessa, cosa vi aspettate che vi dica circa il mio aspetto fisico?Capelli castani lisci, occhi marroni, né bella né brutta, né troppo grassa né troppo magra, altezza assolutamente nella media, abiti e accessori poco appariscenti sia nel taglio che nei colori.Insomma, il tipo di donna di cui non vi accorgereste nemmeno se vi si sedesse sulle ginocchia. Invisibile per voi. Ma non voi per lei, badate bene.

Lezione di giornalismo

Dicembre 16th, 2007

turin-live-junior-dic-07-027.jpg Torino, teatro Vittoria - 15 dicembre 2007: Patrizio Pacioni e Sandrina Piras introducono la serata finale del festival Turin Live, organizzato dal Salotto Letterario

C’è un locale in pieno centro di Torino: il teatro Vittoria.

C’è un evento di sabato sera, giorno e ora di punta della voglia di intrattenimento popolare.

Ci sono gruppi di artisti (attori, cantanti, gruppi di ballo classico e moderno, cabarettisti, pianisti) arrivati sin qui non solo da Torino e dal Piemonte, ma anche da altre città e regioni, attraverso severe selezioni operate da giurie tecniche e popolari. Caspita, saranno decine, che bello. Molti di loro giovanissimi che, sottraendo tempo agli svaghi caratteristici della fase di vita attraversata, hanno dedicato alla propria preparazione ore, settimane, mesi e anni di fatica.

Ci sono poeti, pittori, scrittori, performers…

C’è una manifestazione che si chiama Turin Live Festival, mica “Dilettanti allo sbaraglio”, accidenti: la geniale idea di Sandrina Piras di assemblare in un grande festival espressioni artistiche differenti, dimostrando l’assoluta compatibilità nonché l’inevitabile “interscambiabilità globale” della creatività comunque intesa.

C’è l’associazione culturale che l’organizza: si chiama “Salotto Letterario”, conta più di 5.000 (cinquemila) iscritti disseminati in tutta Italia, con una magnifica sede in Via Sansovino e sezioni distaccate a Palermo e Sassari, e prossimamente Milano, e si impegna quotidianamente e con grande dispendio di energie e mezzi (sostituendosi spesso alle carenze del “servizio pubblico”) a quel difficilissimo compito che è la promozione della letteratura e di ogni altro mezzo di comunicazione artistica.In poche parole: della divulgazione della cultura tout-court. 

Ah, sì, ci sono anche circa 200 persone che affollano il teatro in ogni ordine di posti. E che a mezzanotte passata ritornano ciascuno a casa sua, con gli occhi e il cuore ancora pieni di uno spettacolo di grande impatto emotivo e di ottimo livello tecnico. 

Chi manca?

Di chi mi sono scordata?

No, non mi sembra di avere tralasciato nulla d’importante.

Invece…

… invece, adesso che ci penso, è il quotidiano La Stampa, il giornale dei torinesi, che si è dimenticato di segnalare ai propri lettori, che lo comprano ogni giorno anche per essere informati di ciò che succede nella propria città, un avvenimento degno di ben altra attenzione. Perché, signori miei, lo spazio è tiranno, e nella cronaca cittadina c’è da pubblicizzare ben altro, in una giornata densa di appuntamenti importanti: un saggio di non so quale classe di non so quale scuola (non ce l’ho con voi, ragazzi, anzi, spero che vi sia andato tutto a gonfie vele!), oppure una conferenza sulle conchiglie fossili nel Borneo (adoro le conchiglie e anche il Borneo, sia ben chiaro) o qualcosa di altrettanto eccitante…

È ancora il quotidiano La Stampa che, nonostante i ripetuti inviti (a proposito, per i giornalisti l’ingresso è gratuito) e solleciti si è rifiutato persino di mandare perlomeno un cronista, un praticante, un fattorino, che ne so, per verificare perché lì, al numero 4 di via Gramsci, alle nove di sera di un sabato ormai così vicino a Natale, ci fosse quell’assembramento di artisti e di gente comune venuta a trascorrere due ore e mezza di genuino e intelligente intrattenimento.

Sì, questa è davvero una grande lezione di giornalismo: cioè, di quello che non dovrebbe mai essere il comportamento della “redazione culturale” (le virgolette non sono messe a caso) di un quotidiano di importanza nazionale. Grazie, amici de La Stampa, ne faremo davvero tesoro.

turin-live-juinor-15-dic-07-020.jpgUn significativo momento della straordinaria performance dei giovani talenti della Gipsy Musical Academy, che ha affascinato, divertito e commosso il pubblico del teatro Vittoria.

Diana De Rossi per T.R.F.

Spettacolo - La compagnia teatrale delle “Impronte”… porta Cardona a cena

Dicembre 13th, 2007

pollastro-blog-dic-07-011.jpg   Il “commissario Cardona” impegnato nell’interrogatorio della bionda e pericolosa  vedova Aurora…

pollastro-blog-dic-07-009.jpg La cameriera Elettra, un’altra bionda fortemente sospetta: sarà lei che ha portato l’ultima cena alla vittima?

Brillantissimo esordio a Botticino (BS) della compagnia teatrale “Le Impronte”, fondata e diretta da Patrizio Pacioni, cittadino onorario della nostra città. La “cena con delitto” Il pollastro si mangia con le mani, ideata e scritta dallo stesso Pacioni ha divertito e interessato il pubblico che, intanto, gustava le prelibatezze gastronomiche create dal cuoco Lillas. Così, tra un piatto di antipasti “Misteriosi”, un risotto “alla Lucrezia Borgia”, tra un pollo “Alle Erbe Velenose”  e un “Budino dell’Alchimista”, i commensali-spettatori che gremivano la sala-ristorante dell’Auser si sono appassionati alle indagini del commissario Cardona che alla fine -come sovente accade quando il “Leone” si mette in caccia- hanno portato alla scoperta e alla cattura del colpevole. 

Alla fine applausi per gli interpreti Patrizio Pacioni (anche attore nella parte del commissario, ebbene sì!), Clara Benedetti, Annabruna Gigliotti, Mara Capuzzi, Benedetto Esposito, Giampaolo Pozzi, e Nunzia Re. E, per concludere col classico “bicchierino della staffa”, un simpatico omaggio ai componenti della squadra del tavolo (denominato Edgar Allan Poe) che ha saputo meglio decifrare le prove e gli indizi necessari alla soluzione dell’enigma. 

Diana De Rossi - T.R.F.