Mi chiamo Giulia, e risiedo qui a Monteselva da quasi tre anni.
Prima abitavo a Cardaneto, dove sono anche nata, uno di quei minuscoli paesi sparsi sui crinali dell’Appennino come pecore nel presepe. Poi ci fu quell’incidente col sindaco Donato Pambianco, proprietario del Premiato Confettificio Abruzzese, che non gradì la mia onesta proposta commerciale: qualche migliaio di euro in cambio del mio silenzio.
-Questo è un’estorsione bella e buona, signorina Gelsi!- mi urlò in faccia, con le vene del collo che sembravano essere sul punto di scoppiare tutte insieme.
-Lo vede questo?- mi chiese poi, togliendo da un pacchetto di sigarette vuoto un apparecchietto poco più grande di un francobollo.
-È un magnetofono miniaturizzato giapponese che, detto per inciso, m’è costato un occhio della testa. Adesso che ne ho scoperto l’utilità, però, le assicuro che lo pagherei anche il doppio: grazie a questo aggeggio, infatti, ho appena registrato per intero ciò che mi ha detto.- aggiunse gongolante.
L’unica cosa che riuscii a pensare al momento fu che, se quegli omini dalla pelle gialla e dagli occhi a mandorla patiti per l’elettronica mi erano sempre rimasti indigesti, qualche motivo doveva pur esserci, no?
-Quindi le consiglio di pregare che non succeda mai che solo una minima indiscrezione sul mio piccolo… passatempo compaia su qualche giornale, o venga resa di pubblico dominio in qualche altro modo. Perché se si verificasse questa sventurata ipotesi, infatti, non potrò che dedurre che la soffiata provenga dalle sue labbra. Inutile dire che in questa sventurata ipotesi, rovinato per rovinato, non esiterei a denunciarla. Mi sono spiegato?-
-Ha espresso il suo pensiero in modo molto chiaro, signor sindaco.- risposi a quel porco.
-Quindi siamo d’accordo: dalla mia bocca non uscirà neanche una parola circa le sue visite settimanali all’Aquila, e in particolare sulle frequentazioni con Domina Karen, l’educatrice.- aggiunsi subito dopo.
Che rabbia, essere costretta a chinare così il capo di fronte a un depravato di quella portata. Oh sì, confesso che in quel momento avrei davvero voluto essere al posto di quella valchiria dal muso di cavallo e i denti da coniglio, che amava indossare maschere nere e tute lucide di latex e maneggiare frustini e gatti a nove code, insieme ad altri giocattoli del genere. E trovarmi al cospetto delle pallide e smunte chiappe nude del Primo Cittadino di Cardaneto, possibilmente piegato ad angolo retto e coi polsi incatenati agli elementi di un termosifone bollente.
-Anzi, ho un altro buon consiglio da darti, troietta.- aggiunse il dottor Pambianco, passando al tu, sull’abbrivio della vittoria appena riportata sulla sottoscritta.
-Cerca di andartene da questo paese, e di farlo in fretta, perché conosco un paio di giovanotti che per una manciata di euro sarebbero disposti a cambiarti i connotati. Non prima di averti fatto il servizio completo, comprendi?- mi spiegò con chiarezza.
Così mi venne in mente la zia Adele, che abita qui a Monteselva, e dopo due settimane ero già qui.La cara zietta non solo non si fece pregare per accogliermi nel suo appartamento di via Parma, ormai troppo grande per una vedova con due figli sposati e trasferiti a seicento chilometri di distanza, ma dopo un paio di settimane mi procurò anche un posto da cassiera al supermercato della Cooperativa ER, in via S. Rocco.Abbastanza vicino a casa, per di più, da arrivarci in tre minuti se decido di prendere la bici, in dieci quando invece mi va di fare una passeggiata a piedi.Certo, in cambio di vitto e alloggio mi tocca versarle ogni ventisette del mese metà del mio già magro stipendio… Ma volete insegnarlo proprio a me che nella vita non c’è mai nessuno che ti regali qualcosa, e che anzi, man mano che si va avanti negli anni, i prezzi salgono sempre di più?Una situazione mica semplice, soprattutto quando si amano le cose belle, come faccio io. Voglio dire abiti e accessori firmati, profumi di marca, una bella automobile, qualche viaggio per interrompere con un paio di settimane di sole tropicale l’interminabile inverno nebbioso che è solito trattenersi fin troppo a lungo, a queste latitudini.Così mi sono ritrovata praticamente costretta ad andare a ripescare il mio vecchio mestiere: quello di ricattatrice specializzata nella individuazione e nello sputtanamento di chi, ostentando pubbliche virtù, coltiva nel privato inconfessabili vizi.E, siccome delle esperienze fatte, soprattutto di quelle brutte, è saggio e opportuno fare tesoro, adesso sto un po’ più attenta a non rivelare con tanta leggerezza la mia identità: mi sono inventata un nome di fantasia (Rana Margaux, per la cronaca), ho aperto un’anonima casella postale alle Poste centrali e ho preso la sana abitudine, ogni volta che ci sia occasione di telefonare a un “cliente”, di farlo nascondendo il numero del mio cellulare.Ah! Ho anche acquistato una parrucca e lenti a contatto colorate, di cui faccio uso, insieme a qualche altro trucchetto, ogni qualvolta sono costretta a incontrare uno dei miei polli, cosa che cerco peraltro di evitare per quanto possibile.Insomma, piccole attenzioni che, come il telefono di quel famoso tormentone della pubblicità, serviranno probabilmente a allungarmi la vita. Con una simile premessa, cosa vi aspettate che vi dica circa il mio aspetto fisico?Capelli castani lisci, occhi marroni, né bella né brutta, né troppo grassa né troppo magra, altezza assolutamente nella media, abiti e accessori poco appariscenti sia nel taglio che nei colori.Insomma, il tipo di donna di cui non vi accorgereste nemmeno se vi si sedesse sulle ginocchia. Invisibile per voi. Ma non voi per lei, badate bene.
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on Martedì, Dicembre 18th, 2007 at 12:04 While Dave was in Anagrafe di Monteselva.
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