C’è una mamma che, all’apice di una crisi di nervi, afferra il primo oggetto contundente che le capita a portata di mano per colpire il suo bambino che fa i capricci. E, probabilmente senza volerlo davvero, lo uccide.
Poi c’è un ragazzo che, per chissà quale oscuro motivo, massacra la sua fidanzata, lasciando tracce dappertutto meno che dove avrebbe voluto lasciarle davvero: nel pc del suo studio.
Infine c’è un gruppo di studenti fumati e assatanati che, in un momento di noia ed eccitazione collettiva, violentano e trucidano una loro compagna, colpevole solo di non averli voluti seguire nella trasgressione, almeno non oltre un certo limite.
Casi chiari, lampanti, sui quali indagavano i vecchi e buoni marescialli di una volta, che arrivavano sulla scena del delitto magari a cavallo di una bicicletta, armati di rivoltella, lente d’ingrandimento e di un sacchetto di plastica per i reperti. Indagini che si risolvevano nel giro di una settimana, se non prima, con la perfetta conoscenza del territorio presidiato, un pizzico di intuito da segugio e qualche domanda fatta nel modo giusto alle persone giuste. Invece…
… invece adesso siamo nel Terzo Millennio, signori, nel pieno dell’Era Tecnologica! Quando c’è un delitto si sigilla la ”Crime Scene” con nastri di plastica, arrivano gli uomini coi camici bianchi e le tute da astronauta, tutti laureati, tutti intelligentissimi, con le loro macchine fotografiche digitali, le loro polverine, il luminol e altre mille diavolerie scientifiche di nuova e nuovissima generazione.
Insomma, arrivano i nostri, anzi i “NostRIS”… e il caso più semplice, all’improvviso si ingarbuglia, disperdendo il flusso del buon senso in mille caotici rivoli di perizie incrociate (a proposito, è mai possibile che per gli esperti della difesa i riscontri tecnici siano sempre favorevoli all’imputato e per quelli dell’accusa sempre contrari?) e in una serie infinita quanto estenuante di comparsate di rei, parenti delle vittime e testimoni nei vari “Porta a porta” e “Matrix” che, per incanto, si trasformano nelle autentiche aule di Tribunale.
E quanto a processare davvero e a mettere in galera il colpevole?
Oh, ma questo è poco più di un dettaglio!
Diana De Rossi per T.F.R. - Tele Radio Farnese