Dall’estero - Consigli per Britney

Dicembre 11th, 2007

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L’ormai incorregibile Britney Spears non vuole smettere di stupire.

 E dopo avere riempito i tabloid con le grottesche foto della sua “pelata”,  la cronaca minuto per minuto del suo divorzio (palleggiamento dei pargoli e pettegolezzi sulla  madre-strega-amante del marito compresi),  tralasciando i piccantissimi video disseminati  quà e là nel web, torna a fare parlare di sé.

Argomento del giorno: chirurgia plastica, e scusate se è poco.

Pare infatti che l’ ex teen ager di “I did it again” voglia sottoporsi a molteplici interventi. In tutto  81.000 dollari equamente distribuiti tra naso, seno, pancia e cosce. Il dubbio è: sarà restyling o restauro?In attesa di rivederla (e non riconoscerla) due consigli per lei:

- Il primo è di natura prettamente economica: cercare qualche ingaggio in Europa così da guadagnare sul cambio euro-dollaro.

- Il secondo, invece, è di origine e finalità più che altro psicologico-umanitaria: chissà che tra tanti medici-chirurghi-macellai, magari le riesca di trovarne uno che possa darle un ritocchino anche al cervello?

 Dagli States (per oggi) è tutto. Diana De Rossi - T.R.F.

(l’immagine a corredo dell’articolo è una creazione di Ishar)

Cena con delitto

Dicembre 7th, 2007

cats-dic-07-004-2.jpg Patrizio Pacioni, autore di “Il pollastro si mangia con le mani” insieme al “defunto” Cavalier Valentino Rodolfo. Chi avrà ucciso il proprietario del ristorante “Il quadrangolo”?

Mercoledì 12 pv alle ore 20,30 a Botticino (BS), esordio della compagnia teatrale “Le Impronte” con Il pollastro si mangia con le mani scritta e diretta da Patrizio Pacioni. Si tratta di una pièce liberamente ispirata alle avventure del nostro illustre concittadino commissario Leonardo Cardona che accompagnerà, portata dopo portata, le squisite pietanze cucinate da Lillas.

Chi ha avvelenato Valentino Rodolfo, proprietario del ristorante “Il Quadrangolo”? Quattro donne avevano interesse alla sua scomparsa, ma una soltanto ha ucciso…

Prenotazioni esaurite, prossime repliche a gennaio, in Brescia città. L’evento, cui ho avuto modo di assistere in anteprima, è al contempo intrigante nella componente investigativa ed esilarante per la briosità dei personaggi e delle battute.

Speriamo che al più presto riesca a metterlo in tabellone anche qualche ristoratore della nostra Monteselva…

 (estratto dalla Gazzetta Piacentina - pagine locali di Monteselva - articolo di Cristina Canali)

Presentazione dell’ultimo romanzo di M. Giovanna Luini

Dicembre 5th, 2007

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Sabato 7 dicembre alle ore 18, la Sala di Lettura “B” della Biblioteca Municipale di Monteselva (Piazza Trebbia, 1) ospiterà la presentazione del romanzo di Maria Giovanna Luini “Una storia ai delfini”. Condurrà l’evento, intervistando l’autrice, Mariella Fiori, poetessa e Presidentessa dell’Associazione Culturale “La Fabbrica delle Storie”

Da Diana De Rossi, vostra inviata speciale

Dicembre 3rd, 2007

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Carissime amiche, carissimi amici, nonostante i miei impegni con T.R.F. , per cui lavoro come giornalista e conduttrice del telegiornale, ho accettato la proposta che mi è stata fatta di condurre Gossip! una rubrica di attualità, costume, moda  che prenderà forma e contenuto anche attraverso le vostre segnalazioni, i vostri suggerimenti e (perché no?) la vostra attiva collaborazione nella stesura degli articoli.

Quindi, se avete idee da proporre scrivetemi senza esitazioni su questo blog oppure al mio indirizzo personale di posta elettronica dianaderossi@hotmail.it.

Vi risponderò personalmente…

Nuova sede di “Historica” a Monteselva!

Dicembre 2nd, 2007

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Ci giunge notizia che in Piazza Trebbia, di fronte alla biblioteca (vds. mappa della città) sarà inaugurata domani, lunedì 3 dicembre 2007, alle ore 11,30, una sede operativa dell’e-magazine Historica . 

Il periodico verrà distribuito gratuitamente a tutti gli abbonati con cadenza bimestrale (l’abbonamento è gratuito, basta richiederlo a info@historicaweb.com )

Tutti coloro che vorranno fare parte della redazione di Monteselva dovranno:

A) Inviare all’ Anagrafe della città (dove già sono presenti diverse “schede” di altri personaggi, liberamente consultabili) la propria biografia scritta sotto forma di racconto, per acquisire la cittadinanza necessaria per esercitare ogni tipo di attività nei confini comunali.

B) Inviare all’indirizzo di posta elettronica della rivista (sopra indicato) una copia della medesima biografia, specificando chiaramente la volontà di entrare a fare parte del progetto “Historica a Monteselva”.

Quale ne sarà l’obbiettivo?  Promuovere Historica in questa città, naturalmente, e, con cadenza aperiodica, redigere un foglio informativo.  

E … 

e poi la Direzione dell’ e-magazine garantisce che se c’è qualcosa che sicuramente non mancherà con Historica, saranno le sorprese. 

Che ne dite, allora? Partecipate?

da Diana De Rossi  (cronista di T.R.F. - Tele Radio Farnese)

Avviso ai naviganti e istruzioni per l’uso

Dicembre 1st, 2007

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Buongiorno e buon weekend a voi, cari amici. Sempre che siate ancora a piede libero, s’intende.

Ciò che vi consiglio è di leggere e assimilare bene i profili dei personaggi che, grazie a voi,  stanno popolando sempre di più la nostra cupa quanto amata (?) Monteselva. In tal modo avrete argomenti di conversazione per mettervi in contatto l’uno con l’altro (per esempio, che ne so, Gino Palatini potrebbe avere bisogno di un vestito su misura da Amanda Morlupo, ovvero potrebbe avvenire che Gaspare Lo Re desideri farsi organizzare una bella seduta spiritica da Silvana Carussi, cose del genere insomma)  oppure per mettere in rete qualcuno delle centinaia di pettegolezzi che girano qui in città, proprio attraverso queste pagine.

 Inoltre tra non molto (quando? chissà, per il momento accontentatevi di sapere soltanto che si tratta di qualcosa che avverrà) ci sarà l’apertura di un’altra sezione di questo blog (solo per residenti, ovviamente), che si chiamerà “La Biblioteca”. Sì, proprio quella in cui si riunirono quegli stravaganti scrittori della “Fabbrica delle Storie”, quando venne ucciso…

Oh, insomma, se volete sapere tutta la storia, vedete di leggere il romanzo “Essemmesse” nel quale viene raccontata per filo e per segno, con le suggestive -e un po’ retrò- illustrazioni di Fabio Follia per giunta.

Dov’ero rimasto?

Ah, sì: nella nuova sezione “Biblioteca” verranno pubblicate le storie che scriverete VOI su Monteselva, badando bene di mettervi in comunicazione con gli altri personaggi che inserirete nella vicenda (se già registrati all’Anagrafe) in modo di non influenzarne indebitamente l’esistenza. Tra l’altro è per questo che gli “impiegati comunali” adibiti alla registrazione delle domande di cittadinanza si sono permessi di togliere da quanto già ricevuto (e da quanto riceveranno) collegamenti troppo vincolanti coi personaggi principali già utilizzati dal Creatore della città, mi capite?

Capisco che la faccenda non è così semplice come voglio vendervela io, ma se ci sono dubbi e/o perplessità, scrivetemi qui al commissariato (no lettere anonime!) così la facciamo fuori subito.

Saluti da Leonardo Cardona

Amanda Morlupo (di Lorella De Bon)

Dicembre 1st, 2007

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Finalmente è arrivato il momento delle presentazioni, l’occasione per uscire dall’anonimato di un paese dove, apparentemente, non  succede mai niente. Nella vita di tutti i giorni la mia persona  sembra esistere solo per i clienti, che si affidano alle mie abili  mani per migliorare il loro aspetto e apparire migliori di quanto  non siano in realtà.

Mi chiamo Amanda Morlupo, zitella che seppure di poco ha già girato  la boa dei quaranta, e sono una sarta. Davanti alla vetrina del mio  negozio, che si affaccia su Piazza del Duomo, sfila tutto il paese. 

Soprattutto la domenica mattina, prima e dopo la messa. Soprattutto  la “Monteselva bene”, che il Bene non sa proprio cosa sia. In un  luogo che si nutre di pettegolezzi, il mio negozio raccoglie le  notizie in tempo reale, tanto che il direttore della Gazzetta  Piacentina tenta spesso di estorcermi qualche indiscrezione,  completa di nomi e cognomi. Ma io sono una persona riservata, direi  quasi una tomba: chi viene da me, per farsi confezionare un vestito,  sa che può confidarsi senza timore che i suoi segreti diventino di  dominio pubblico.

Il mestiere di sarta l’ho imparato da mamma (pace all’anima sua e  anche a quella di papà che se ne andò subito dopo di lei), che a sua  volta l’ha ereditato dalla sua, di madre. Lo stesso percorso  attraverso il quale mi è stata trasmessa l’altra mia attività, quella di maga. Sì, perché oltre a confezionare abiti su misura io  leggo le carte e i fondi del caffé ai miei clienti più affezionati.  Sempre a pagamento, s’intende, altrimenti come farei ad arrivare alla fine del mese?

La mia vita sentimentale è un disastro: pensate che una volta mi  sono innamorata persino di un prete. Andavo a messa tutte le domeniche nella speranza di incrociare lo sguardo di Don Gaspare. Alla fine è successo, e allora sono andata avanti, fino a quando lui si finalmente tolto la tonaca, facendo esultare mio cuore e il mio corpo, e riempiendomi di speranza.

Peccato che sotto non portasse niente.

Niente di buono per me, s’intende.

Il fatto è che il mio aspetto è talmente anonimo che, anche quando mi presentavo in canonica con le scuse più improbabili e le delizie  culinarie più raffinate (ebbene sì, sono anche una brava cuoca!)  nessuno si accorgeva mai delle mie visite. Adesso il prete è  diventato un buttafuori e in discoteca ci sono donne bellissime e molto più sexy di me.

Quindi…

Quindi meglio che le cose siano andate così. Meglio, molto meglio lasciarlo perdere, quel tipo.

Tra l’altro una volta giravano brutte voci sul suo conto per via di certe “attenzioni” che avrebbe riservato ai bambini. E non è che con gli anni la situazione sia migliorata: pare che frequenti  alcuni brutti ceffi e che, forse, sia immischiato anche con la droga.

Ritornando al mio lavoro, l’ “Antica Sartoria Morlupo” è famosa anche perché, tra i clienti che vengono a vestirsi da me, c’è anche uno dei più noti concittadini: il commissario Leonardo Cardona.

Un  bell’uomo, dal fisico prestante e dalle maniere gentili.

Tra noi due esiste solo un legame professionale, purtroppo, ma credo che, se capitasse l’occasione giusta, per un uomo come lui potrei anche perdere la testa.

Capitano Raimondo Ranieri (di Claudio Moica)

Dicembre 1st, 2007

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Presto servizio dall’età di vent’anni.

Ho fatto la scuola ufficiali a Iglesias, vicino a Cagliari, poi ho cominciato a viaggiare per l’Italia, dal centro al sud, dal sud a nordest, da nordest ancora al centro, qui a Monteselva.

Diventare carabiniere, più che un’opportunità per un giovane di belle speranze che faticava a trovare lavoro, fu la necessità avvertita da un ragazzo che nell’Arma, da sempre, aveva individuato una vera e propria missione.

Il padre di mio padre aveva collezionato annate su annate della Domenica del Corriere, con le copertine disegnate da Walter Molino, in cui comparivano spesso carabinieri che acciuffavano lestofanti, che aiutavano popolazioni in difficoltà…

… che a volte cadevano sotto il fuoco di qualche manigoldo, per la verità.

Un’eventualità che non mi ha mai spaventato neanche un po’, anzi, è stata una vera e propria scuola per me. Anche per questo ho potuto ottenere promozioni su promozioni, fino ad arrivare al grado di Capitano.

La tenacia nelle indagini, una costante curiosità degli uomini e del mondo e un desiderio costante di giustizia, sono gli elementi che si sono miscelati nel propellente necessario e sufficiente per tagliare traguardi che non avrei mai pensato di raggiungere.

Ma non mi sono montato la testa per la carriera. Mai. Anzi, se ho accettato il trasferimento a Monteselva, è stato proprio per restare a contatto con la gente, condividendone i problemi d’ogni giorno, sentendomi parte integrante della comunità che mi circonda. Insomma, la voglia di ricominciare sempre, in ambienti diversi, perché è mia profonda convinzione che il coraggio di mettermi continuamente in gioco rappresenti il sale e il condimento della mia vita. Per evitare a ogni costo la routine, anche a scapito della mia vita privata, quindi della mia famiglia.

Già, la mia famiglia. L’ho sempre vista come il mio rifugio personale, un ambiente protetto dove mi è possibile lasciare decantare le tensioni e i problemi derivanti dall’attività investigativa.

Lucia, mia moglie, la conobbi in un contesto totalmente estraneo al lavoro. Ho sempre avuto l’abitudine di fare un po’ di jogging, per tenermi in forma, e fu proprio in una delle mie sortite mattutine che la incontrai. Era seduta su una panchina del parco, con un libro tra le mani. Fui immediatamente rapito dalla semplicità del suo viso, da quell’espressione assorta in una lettura che sembrava proiettarla in un mondo diverso da quello reale.

Senza esitazioni fermai la corsa e, con la scusa di informarmi su quale romanzo potesse interessarla a tal punto, riuscii a ottenere la sua attenzione. E la possibilità di rivederla.

Da lì al matrimonio il passo fu molto breve: poco più di un anno.

Poi due figli gemelli, che vengono su come spighe di grano.

Una famiglia sana, unita, che ho cercato di difendere evitando per quanto possibile di parlare in casa del mio lavoro.

Un accorgimento che purtroppo però non è servito a salvare l’incolumità di Lucia, poverina, che adesso, a soli trentacinque anni, è ridotta sulla sedia a rotelle.

Investita sulle strisce, in un tratto di strada rettilineo e sempre trafficato, da un’automobile che non ha neanche frenato, né sterzato per cercare di evitarla, e che dopo l’urto si è dato alla fuga.

Anzi…

… anzi, qualcuno di coloro che hanno assistito all’incidente ha riferito che sembrava quasi che quel pirata bastardo avesse centrato volontariamente mia moglie. E che la targa fosse coperta da un brandello di quella plastica nera che si usa per i sacchi della spazzatura.

In più, in quel periodo ero impegnato nelle indagini per sradicare un’organizzazione malavitosa particolarmente aggressiva, che si occupava di prostituzione e spaccio di droga.

Beh, insomma, mi sembra che quattro più quattro faccia quasi sempre otto, no?

Comunque, nonostante il nostro amore sia rimasto intatto, la vita è cambiata, per forza di cose: un dolore immenso e tante preoccupazioni in più. È stato anche per questo che ho deciso di rimanere per sempre qui a Monteselva, accontentandomi di dirigere il Comando Compagnia di una piccola cittadina di provincia.

Ma il gusto di investigare e di passare nottate sui casi più intricati (che da queste parti non mancano mai, purtroppo) fa ormai parte del mio DNA, quindi non potrà mai abbandonarmi.

Fine 1^ parte… 

Silvana Carussi - alias “Medium Silva” (di Stefania Marello)

Dicembre 1st, 2007

medium-silva.JPG  Mi chiamo Silvana Carussi e sono conosciuta dai  Monteselvini come “Medium Silva”.

Vivo  a Monteselva dalla nascita, cioè da oltre quarant’anni, e sono nubile.

Timida e impacciata fin da bambina, ho sempre condotto vita schiva e solitaria, aiutando mia madre (Lorena Lenza vedova Carussi) nel suo mestiere di magliaia.

Mi piaceva tanto quel lavoro, adoravo i colori dei fili di lana e il rumore che faceva la macchina in funzione.

Ma mia madre morta qualche anno fa, dopo una penosa agonia, e io sono rimasta sola al mondo.

Sempre più schiva e trasandata, uscivo di casa raramente, prevalentemente la mattina presto, quando in giro per Monteselva non c’è quasi nessuno.

Poco alla volta persi anche tutte le clienti di mia madre, quelle che venivano a farsi confezionare le maglie. Mi chiedevo perché, visto che ero brava, precisa e puntuale nel mio lavoro. Ma poi Gilda (Ermenegilda Bertolini, la panettiera tanto amica di mia madre), mi riferì che le signore spesso spettegolavano di me nel suo negozio. Dicevano che la mia casa non era pulita e che anch’io, quando mi avvicinavo per prendere le misure, non emanavo proprio un buon odore.

Ma, tra tutte le cose che riferivano di me, la più sbalorditiva era questa: a casa mia talvolta si sentivano strani rumori.

Rumori sinistri.

Insomma, per farla breve mi fu attribuito un potere che io stessa non sapevo di avere: diventai “Silvana, quella che parla coi morti”, una specie di medium e un’indovina.

E in un certo senso c’era del vero, in queste voci.

Da quando era morta mia madre avevo la sensazione di essere in contatto con lei, di sentire la sua presenza. Le parlavo in continuazione.

E lei… mi rispondeva.

Fu così che, un anno dopo la sua morte, venduta la macchina per maglieria, mi dedicai al mestiere di medium, mestiere che mi era stato già riconosciuto dalla piccola comunità di Monteselva e senza spendere neppure un euro in pubblicità.

Oggi, chiunque in paese abbia desiderio o necessità di comunicare con un defunto, chiunque abbia problemi d’amore o semplicemente speri di conoscere in anticipo l’esito di una giocata oppure di un affare, si rivolge a me.

Io ricevo, su appuntamento telefonico, nel salottino di casa, che adesso bado a tenere lindo e profumato. Sul campanello accanto al citofono ho scritto ‘MEDIUM SILVANA’ , ma la targhetta è stretta e il finale non si legge bene.

Così per tutti adesso sono medium Silva, che mi sembra anche un nome adatto a suscitare oscure premonizioni e fantasiose stregonerie.

In almeno due occasioni, medium Silva, ha aiutato addirittura la polizia a scovare indizi per indagini che si erano rivelate difficili. Non so spiegare come, ma ho una specie di sesto senso e…

…e mia madre mi aiuta.

Che altro dire di me, dunque, se non qualcosa del mio aspetto? Per essere una zitella che ha superato i quaranta, non sono per niente brutta, anzi. Sono piuttosto alta, magra, ho un viso regolare, due penetranti occhi azzurri identici a quelli di mia madre, che tutti definivano bellissimi. I capelli castano chiaro sono lunghi, ma li porto quasi sempre legati.

Eppure la mia bellezza non si nota, infagottata nei soliti, logori abiti scuri, senza alcuna forma e colore. Ma io mi sento più comoda e, sì lo ammetto, più sicura di non farmi notare. Non mi trucco, non mi vesto alla moda, non porto scarpe con i tacchi né accessori eleganti. Cammino un po’ curva in avanti, sempre rasente ai muri, guardando fisso davanti a me e sperando di non incontrare nessuno che mi saluti o, peggio, mi rivolga la parola.

Qualche volta mi succede di pensare all’amore, addirittura di innamorarmi, (bè, sono pur sempre una donna, no?), ma le mie storie, almeno fino a oggi, sono state solo platoniche e note a me sola.

E non credo che, su questo versante, possano esserci cambiamenti significativi, almeno nel breve.

Gino Palatini (di Carlo Menzinger)

Dicembre 1st, 2007

    Sono un ragazzo di ventidue anni, uno come tanti, anche se, quando ne avevo solo dodici anni, finii sulla bocca di tutti per quella storia del prete pedofilo.

A quei tempi, infatti, facevo parte del gruppo di ragazzini che frequentava la parrocchia di S. Giovanni, e il primo a iniziarmi a certe “pratiche” fu don Gaspare, non so se mi spiego.

La cosa più curiosa è che le schifose attenzioni che mi rivolse quel vecchiaccio si rivelarono una specie di bomba a tempo: quando le subii ero troppo piccolo per capire quale effetto devastante avrebbero finito per provocare al mio sviluppo e al prosieguo della mia esistenza.

Oh, intendiamoci: non è che poi io sia impazzito, o diventato un delinquente. La mia fedina penale è pulita, a parte quella ragazzata delle pietre tirate giù dal cavalcavia sulle auto in corsa. Intanto nessuno si fece male, per fortuna loro e mia. Giusto un paio di parabrezza in frantumi. E poi si tratta di una cosa di tanto tempo fa.

Però i carabinieri ci individuarono a tempo di record, e ci misero in gabbia, e la gente ne approfittò per cominciare a mormorare:

“L’avevo detto, io, che quel ragazzo sarebbe finito male!”

E via, a ritirare fuori dalla soffitta la vecchia storia del prete.

Cominciai presto a correre dietro alle ragazzine. Molto presto, in effetti. Saltavo come un grillo in calore dall’una all’altra e le madri mi consideravano quasi un pericolo pubblico.

Poi però, quando conobbi Laura e mi misi con lei, decisi che era probabilmente arrivato il momento di darmi una calmata. Ha solo diciotto anni, lei, è bella come il sole… e mi ha rubato il cuore.

La sua famiglia mi detesta, ovviamente. Quindi, anche se Laura dice che ormai è maggiorenne, e che i suoi genitori non possono impedirle di vivere come le pare la sua vita, in realtà siamo costretti a vederci quasi di nascosto.

È chiaro che, oltre alle mille cazzate che pure ammetto di avere combinato, sulla mia reputazione pesa come un macigno quella vecchia storia. Mi capita spesso, ancora oggi, di sentirmi addosso gli occhi della gente: sguardi di disprezzo, di condanna, come se io fossi il colpevole, anziché la vittima. E allora mi sento sporco, malato, strano, sia nel corpo che nell’anima. Adesso che ci penso, probabilmente è stato proprio questo mio sentirmi diverso, a condizionare la mia esistenza, prima dell’incontro con Laura: siccome mi ci sentivo, finivo anche per comportarmi da tale. Così si spiegano anche quella mia attrazione compulsava per le ragazzine, belle e brutte, magre e grasse e il mio comportamento a scuola, da vero deficiente.

Alla fine però il mio diploma in ragioneria sono riuscito a ottenerlo lo stesso, anche se ho dovuto ripetere sia il secondo che il terzo anno.

Ora faccio finta di studiare Economia all’Università, ma non ho ancora finito gli esami del primo anno. Probabilmente è colpa anche della mia pigrizia, che mi fa rifiutare di fare il pendolare per seguire regolarmente le lezioni.

E poi il mio tempo preferisco spenderlo per suonare con la mia band.

Laura è la nostra solista, mentre io mi occupo delle tastiere.

Ma c’è una cosa che non dimentico mai, nemmeno mentre suono, neanche mentre faccio l’amore con Laura: Gaspare Lo Re mi ha rovinato la vita e prima o poi pagherà per questo.