
Mi capita talvolta di affacciarmi alla finestra per osservare ciò che accade all’intorno: tutto mi appare logico e riesco senza difficoltà a dare una risposta a tutto ciò che vedo, a ogni evento al quale mi capita di assistere. Talvolta, però, mi viene da chiedermi:
“Ma, se invece che guardare e valutare da semplice osservatore fossi io stesso attore della situazione, vedrei con la stessa lucidità?”
Quando mi arruolai nell’Arma dei Carabinieri la società era poggiata su ideali ben precisi: il rispetto, l’onestà, l’educazione etc. etc. Per un Carabiniere che si trovasse di fronte a un delitto, c’erano due strade ben distinte da percorrere: la ricerca di testimoni o l’indagine retrospettiva sulla vita dell’ucciso. Non c’era la possibilità di controllare il satellite oppure di analizzare il tracciato delle chiamate sui tabulati telefonici dei cellulari (che, tra l’altro, all’epoca ancora non era stato inventato), né, tanto meno, la scienza offriva i mezzi per controllare il DNA sulle tracce di sangue o su altri reperti organici rinvenuti sulla scena del delitto.
Allora era la capacità deduttiva dell’investigatore, il suo fiuto, la sua costanza che portavano, talvolta, a risolvere il caso ed arrestare il colpevole.
Ma la frequenza positiva di molte di quelle indagini era dovuta anche ad altri fattori esterni:
1) la presenza di una società attenta agli avvenimenti locali e non come oggi persa nel ritrovare se stessa;
2) non esistevano orari né diritti sindacali per gli appartenenti alla Benemerita e tutto ciò che facevano i militi (costretti tra l’altro a trascurare i propri affetti familiari) non era altro che l’adempimento di un dovere superiore nei confronti dello Stato. La ricompensa per tutta questa dedizione: una retribuzione da miseria, e non è che, quanto a questo, se mi è permesso un commento personale, le cose siano cambiate di molto ai giorni nostri;
3) una Giustizia che funzionava speditamente: gli investigatori, appoggiandosi al vecchio codice penale, potevano effettuare le proprie indagini senza la necessità di richiedere continue autorizzazioni al magistrato. Ciò accelerava le procedure, eliminando filtri e limitando al minimo la fuoriuscita di informazioni riservate;
4) l’opinione pubblica e i mass media non interferivano se non ad indagini concluse;
5) anche se il Paese era meno ricco di allora, lo Stato stanziava risorse più congrue di quelle destinate ora alle forze dell’ordine: la crescente povertà dei finanziamenti ha inevitabilmente causato un notevole decremento del controllo del territorio: oggi come oggi nel complesso mancano a livello nazionale 11.000 unità. Ciò vuole dire che, se consideriamo per esempio che il riferimento poliziotto/abitante è di 1/1000, una città come Roma risulterebbe totalmente priva di forze dell’ordine);
6) non era così rigida quella tutela della privacy che ha portato di fatto alla quasi completa distruzione di tutti quegli accertamenti ad personam che si svolgevano nei confronti dei cittadini e che rimanevano a futura memoria, risultando, in caso di delitto, utilissimi allo svolgimento delle indagini.
Ma tra differenze procedurali e altro, tra allora e oggi, potrei citarne a decine, forse a centinaia.
Nella società contemporanea tutto viaggia a velocità estrema e chi decide di commettere un delitto, grazie alle conoscenze diffuse e alle sempre più sofisticate tecnologie ha molte possibilità di avere la meglio su i pochi mezzi investigativi che sono a disposizione delle forze dell’ordine. Risultato: una strisciante frustrazione tra gli inquirenti, accentuata (soprattutto nei casi più clamorosi) da un incessante bombardamento mediatico.
Concludendo.
Il fatto è che purtroppo, cara la mia signora o signorina De Rossi, guardare dal di fuori (dalla finestra, appunto) pur potendo risultare comodo e rassicurante, comporta il limite di avere una visione talvolta distorta della realtà.
Insomma, vivere di ricordi non accettando il bene e il male che arreca con sé il progresso, non può portare giovamento a nessuno: ciò che invece può effettivamente risultare utile, alla fine dei conti, è proporre idee e soluzioni, studiando utili innovazioni.
Infatti, mentre criticare restando affacciati alla finestra risulta sempre piuttosto facile, fare, mettendo in discussione se stessi, molto più difficile.
W i Ris, W l’Arma dei Carabinieri, W l’Italia!
Capitano Raimondo Ranieri