
Mettiamo il caso che in un appartamento qualsiasi di un qualsiasi condominio in un quartiere qualsiasi di una qualsiasi città si intasi il tubo di scarico di un water.
Mettiamo che l’esperto artigiano incaricato da sempre della manutenzione dell’impianto idraulico dello stabile abbia già segnalato più volte che all’interno x della scala y le condizioni delle tubature e dei giunti relativi proprio a quello scarico, chissà perché, si è deteriorata più che altrove, e che sarebbe opportuno, per non dire urgente, eseguire complessi lavori di manutenzione.
Mettiamo che né l’amministratore del condominio, né il proprietario dell’appartamento gli abbiano mai prestato ascolto: il primo preferendo impiegare le modeste disponibilità del condominio per riverniciare un cornicione scolorito dal tempo e dalle intemperie, il secondo optando per investire la sommetta che tiene sul conto in banca in un bel viaggio a Parigi o nell’acquisto di un nuovo tv color.
Mettiamo che il giorno tale del mese talaltro, all’improvviso la tazza del water si intasi, rendendo così praticamente impossibile il deflusso nelle fogne di ciò che, per destinazione d’uso, di solito colà si deve riversare, materiale ignobile di cui per decenza non facciamo qui né il nome né il cognome.
Mettiamo che il saggio idraulico di cui sopra, richiamato d’urgenza, dopo un rapido quanto approfondito sopralluogo, sentenzi irrevocabilmente che il danno ormai si è talmente esteso e aggravato che gli viene ormai impossibile solo pensare a una riparazione, e che per sistemare il problema bisognerà rifare praticamente daccapo l’impianto, con spesa non indifferente e -ahimé- diversi giorni necessari all’intervento.
Mettiamo che, dopo avere stoicamente resistito al crescente schifo e all’ormai insopportabile puzzo, il già nominato proprietario dell’appartamento inquinato e i di lui famigliari si rechino in processione, invocando soccorso, dal predetto amministratore. Il quale, intenerito per la loro sorte, e atterrito per le possibili conseguenze dell’incidente, convoca l’assemblea e, a maggioranza non qualificata, ottenga l’approvazione di una mozione di questo tipo:
Attraverso l’utilizzo di secchi e secchielli i liquami non adeguatamente smaltiti dalla famiglia “A” vengano assegnati pro-quota un po’ alla famiglia “C”, un po’ alla famiglia “F” e un po’ alla famiglia “Z”. Inoltre i componenti della disastrata famiglia “A” potranno, sino a quando l’emergenza non sarà superata, accedere ai locali di dette altre famiglie per il disbrigo dei quotidiani bisognini. La scelta, presa a maggioranza non qualificata, affonda le radici nella circostanza che i proprietari degli appartamenti gravati di servitù obbligatoria, sono gli unici che, rinunciando magari a una vacanza o au televisore al plasma, e sacrificando qualche metro quadro al salone e qualcun altro a una camera da letto, si sono dotati di doppio servizio.
Bene, se ipotizziamo tutto ciò, sarebbe poi così esecrabile la reazione risentita del ragionier Carlo Cecchetto (della famiglia “C”) del geometra Francesco Forte (famiglia “F”) e Zefferino Zoirzi (famiglia “Z”) e dei loro numerosi conviventi?
Sarebbe così bizzarro che questi signori si incazzino almeno un po’, rifiutandosi di aprire la porta a chicchessia, almeno finché disporranno di adeguate scorte alimentari?
Vi fa venire in mente qualcosa, questa storiella?
No?
Ma non lo vedete mail il tg della sera?
Vabbè, allora vi aiuto io: provate a mettere la parola “discariche” al posto di “water” e la parola “mondezza” al posto di “bisognini” , magari anche “regioni” al posto di “appartamenti” e/o “famiglie“, e poi…
… e poi meditate, gente, meditate!
Cristina Canali per Historica
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on Martedì, Gennaio 15th, 2008 at 19:42 While Dave was in Gossip, cultura e spettacoli.
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16 Gennaio 2008 alle 19:20
Se qualche vicino col water intoppato prova a venire a fare i suoi bisogni a casa mia, lo prendo a mazzate! A lui e all’amministratore di condominio!
20 Gennaio 2008 alle 11:37
ritratto quasi perfetto, c’è un piccolo particolare però, il water e i bisogni non sono materia di affari per la malavita……
20 Gennaio 2008 alle 15:12
Caro Stefano, la tua osservazione è perfettamente pertinente. È chiaro però che l’apologo (come del resto la parabola, ma usando questo termine farei una vera e propria “invasione di campo” nei confronti di don Maurice), dovendo lasciare spazio alla fantasia di coloro ai quali è indirizzato, non può essere esageratamente dettagliato. Venendo a ciò che scrivi, però, ritengo che la citata figura dell’ “Amministratore” -che decide gli appalti per i lavori condominiali, che indirizza l’assemblea verso ciò che è prioritario e ciò che lo è meno e che (soprattutto!) può mettere le mani nella “pasta” del sistema incassi-pagamenti-appalti dei lavori, potrebbe rappresentare il più visibile (e logico) tramite tra gli “affari” e la “malavita”…
Non sei d’accordo?
Un caro saluto da Cristina