Una luce nella notte
Gennaio 20th, 2008Era parecchio tempo che la polizia ferroviaria di servizio alla stazione di Piacenza mi segnalava il quotidiano andirivieni di un certo Azouz Abdul, ventisei anni, cittadino italiano in quanto marito di tale Alice Persiani, che di anni nel settembre 2004, al momento delle nozze, ne aveva settantaquattro.
Un conteggio che per la sposina si è poi fermato nel giugno 2005, purtroppo: la causa del sopravvenuto decesso un cancro alle ovaie che le era stato diagnosticato qualche mese prima del matrimonio.
Davvero un bizzarro regalo di nozze, a pensarci bene.
Comunque, dopo essersi sciroppato anche lui una settimana di seconda classe tra la stazione di Piacenza e Milano Centrale con partenza col primo treno del mattino e rientro con l’ultimo della notte, il buon Gargiulo mi si è presentato in ufficio dicendo che si era rotto le palle di fare il pendolare, anche perché…
-Commissà, non ci vuole il mago che legge le carte per capire il mestiere che fa quel beduino.-
-E cioè?-
-Spiegati meglio.-
-La mattina, appena arrivato a Milano, s’accatta ‘nu cafè a uno dei bar che ci stanno lì…-
-Sintesi, Gaetano, sintesi.-
-E mi faccia finire, dottò.-
-Vai avanti, allora, svelto.-
-Un altro fetente comm’a lui si prende ‘o cafè allo stesso bar. E già che c’è gli consegna due bei sacchetti di neve: uno da smerciare nei giardinetti della piazza, l’altro da riportarsi dietro in treno la sera, per il mercato di Piacenza e dintorni, Monteselva compresa.-
Non avevo ancora finito di parlare che già stavo componendo il numero del mio amico Michele Lusardi, della questura di Milano. Gli ho spiegato la situazione e, in un amen, abbiamo organizzato una bella pesca a strascico.
Così, quarantotto ore più tardi, a fare compagnia al caro Azouz su quella specie di carrozzone che le Ferrovie dello Stato si ostinano a chiamare “treno” eravamo in due: io e Gaetano Gargiulo. E gli abbiamo fatto compagnia tutto il giorno, sorvegliandolo discretamente, mentre i colleghi di Milano fotografavano tutti i balordi che prendevano contatto con lui, per fare un fascio da cui divideranno poi i tossici e i sotto-spacciatori.
Quando ha finito la prima valigetta di campionario gli uomini di Lusardi lo hanno preso e impacchettato come si deve, già pronto per San Vittore, mentre i miei chiudevano la rete giù a casa..
Io e Gaetano abbiamo deciso che prima di tornarcene a casa sarebbe stato simpatico bere un caffé, ma in un bar fuori della Centrale, per evitare di assistere a qualche altra porcheria. L’amico Michele, naturalmente, s’è offerto di accompagnarci e di pagarcelo lui.
È stato mentre tornavamo dentro per imbarcarci sul treno di ritorno, che abbiamo visto quell’autoambulanza ferma proprio fuori della stazione.
-Niente di tutto questo.- gli ha subito risposto Lusardi.
-È la postazione di quei matti dei Medici Volontari Italiani.- ha aggiunto subito dopo.
-Medici… cosa? E che ci fanno lì, se non c’è nessuno da soccorrere?- ha insistito Gargiulo, che è più curioso di una scimmia.
-Stanno lì per essere un punto di riferimento per tutti coloro che non hanno altra possibilità di essere assistiti.- ha cominciato a spiegargli il collega come se stesse snocciolando giù una lezione di scuola.
-Immigrati clandestini, vagabondi, alcolizzati, prostitute, drogati. Visitano chi ne ha bisogno e glielo chiede. Poi, se riescono a fare qualcosa con le medicine che si portano dietro, bene, altrimenti li indirizzano in qualche struttura attrezzata.-
-E quanto si prendono per fare ’sto mestiere?- ha domandato ancora Gaetano.
-Un cazzo di niente. Sono tutti volontari. E l’associazione non si limita a questo: lavorano anche all’estero, dedicandosi all’assistenza delle popolazioni dei paesi poveri: sono in Rwuanda, Tanzania, Costa d’Avorio, Madagascar. Per non parlare di quanto s’adoperano per i bambini abbandonati romeni e per i piccoli ammalati di fibrosi cistica in Russia… Pensa che il loro motto è “I diritti dei più deboli sono diritti forti“.- ha concluso, mentre il buon Gaetano lo fissava con gli occhi talmente spalancati che sembravano quelli di un gufo.
-E, lavorando in un simile ambiente…- s’è informato ancora il mio “braccio destro”, accennando al piazzale della stazione che intanto si andava popolando di una fauna francamente piuttosto insolita e inquietante.
-Per quanto possa sembravi strano…- ha prontamente dichiarato Lusardi.
-Non hanno subito mai un’aggressione. Come quell’antica storia di quel tizio che toglieva la spina dalla zampa del leone, ricordate?-
Io ricordavo, ma Gargiulo no.
Può darsi che siano dei pazzi, ma non sono certo incoscienti.
E allora, si può sapere cosa aspettate a dare loro una mano?
____________________________________________________
Medici Volontari Italiani, oltre a professionisti della salute e della gestione logistica dei progetti di cooperazione, cerca anche cittadini attivi che, pur senza avere professionalità specifiche, abbiano la voglia di impegnarsi direttamente nello sviluppo dell’associazione organizzando banchetti informativi, raccolte fondi, eventi, ecc.
Sappiate inoltre che:
- con un semplice Passaparola si riesce a ottenere risultati col minimo sforzo: parlate di loro a familiari, amici e colleghi; invitateli a visitare il sito e a conoscere le iniziative dell’associazione.
- è possibile aiutarli economicamente, oltre che con donazioni, lasciti e quant’altro, destinando a loro il 5 per mille dell’ IRPEF. Ai sensi della Legge Finanziaria 23/12/2005 N° 266 - Art. 1 - Comma 337 è possibile, VOLONTARIAMENTE E SENZA ALCUN AGGRAVIO, indicare nella Dichiarazione dei Redditi (Mod. Unico 2006 o Mod. 730) il Codice Fiscale delle ONLUS a cui devolvere il 5°/°° dell’IRPEF. Il Codice Fiscale di MVI da indicare è: 97232580155
Insomma:
![]()
Medici Volontari Italiani Onlus
Via Bambaia 10, 20131 Milano
Tel. (02) 289 70 226

Posted in 

