Domenico Pregadio (di Simone Fanni)
Tranquilli, mi trovo qui a Monteselva solo di passaggio.
Dove abitavo prima stavo parecchio sulle palle alla portinaia, al suo gatto e anche a quasi tutti gli altri inquilini.
A certi perché sono uno storpio, un nano a rotelle, sono un nano sulla sedia a rotelle. Giuro che ci sono un mucchio di persone alle quali gli storpi stanno sulle palle solo perché sono storpi. Una volta mi sono sentito dire che era ora di smetterla di dare la pensione agli storpi. La mia pensione è misera, non ci pago neppure l’affitto. Se non fosse per il mio lavoro, non mi sarebbe rimasto altro che la canna del gas.
Invece ad altri sto sulle palle proprio per il mio lavoro. Sono un regista di film porno, il mio è un pubblico di nicchia, insomma qualche aficionado ai reality fetish movies c’è sempre in giro e così posso chiudere il mese all’incirca dieci volte su dodici.
Spiego di cosa si tratta. Gli attori sono dilettanti, gli uomini spesso hanno la pancia grossa e le donne hanno la cellulite e questo per esigenze di budget, sono quelli che mi costano meno. Tutti, sia i maschietti che le femminucce, hanno la fissa per certi giochetti durante i quali si fa colare della cera calda nei paraggi dei seni di lei, oppure si piazzano in veloce sequenza tre o quattro mollette per stendere la biancheria nel coso di lui e magari dopo si prende un frustino da fantino e avanti a colpire le natiche di un’altra lei, eccetera, eccetera.
Nei miei film ci sono tre regole da rispettare:
Regola numero 1: gli attori sono maggiorenni.
Regola numero 2: gli attori sono consenzienti.
Regola numero 3: gli attori non vedono il becco di un quattrino prima dalla fine delle riprese.
Pregadio è uno di quei cognomi che le suore appioppano ai trovatelli, si tratta proprio del mio caso. Insomma non ce l’ho una famiglia. Meglio così, la famiglia è il posto più pericoloso che ci sia, le statistiche dicono che in famiglia si consumano la metà dei reati di questo paese. Visto che la famiglia non me l’hanno concessa, me ne sono fatta una. Naturalmente è una famiglia sicura. La mia famiglia è Il Chimico, è uno cresciuto con me dalle suore. Non escludo di invitarlo ora che mi sono trasferito qui.
Oddio, trasferito… andiamoci piano col trasferito, come mi sembra di avere già detto sono qui solo di passaggio.
Sono venuto a cercare gli attori per girare uno snuff. Lo snuff si vende sempre bene. Per chi non sapesse cosa sia uno snuff, adesso lo spiego.
Uno snuff è un film porno durante il quale qualcuno muore. Se muore per finta non occorrono tanti soldi, solo un po’ di più di quelli che servono per fare un mio film tradizionale perché dentro si devono infilare un po’ di effetti speciali. Ma quando qualcuno muore davvero è necessario sganciarne un mucchio per poterlo girare. Li intasca il pappone che ha vinto l’appalto per il reperimento della puttana straniera più giovane, carina e clandestina, ovvero una sfigata appena arrivata nel nostro paese che qualora dovesse sparire dalla circolazione, le uniche persone ad accorgersi della sua mancanza sarebbero solo quelle che sanno tenere il becco sigillato. La vittima dello snuff non è mai informata di quanto debba accaderle, salvo i casi in cui dichiari espressamente la volontà di decedere, ma io di questi casi non ho memoria. Quindi, le si danno un bel po’ di banconote il giorno prima del film dicendole che l’altra metà la potrà avere solo se sarà capace di far divertire adeguatamente il pubblico. Finalmente arriva il grande momento. La puttana entra in scena, eventualmente si accoppia con uno o due attori ma quasi sempre nel giro di pochi minuti è già legata e assolutamente vulnerabile. Non è detto che la vittima prenda atto della compromettente situazione nella quale è stata cacciata, anzi è un’eventualità molto rara. Spesso crede che la canna gelida della P38 che le sta accarezzando la nuca sia quella di una pistola giocattolo, o magari di una pistola scarica. E subito dopo, bang, la bella è spedita al Creatore senza neppure accorgersi.
Per me, in questi casi (ahimé i più frequenti) si tratta di uno spreco di vite. Se snuff deve essere, che snuff sia, ma che sia uno snuff con una vittima consapevole. Solo in questo modo negli occhi della persona che sta per morire potrà vibrare la luce del terrore, che è quella cosa che induce la vera eccitazione.
Per esempio, riprendiamo il caso della canna della P38. Metti di avere sequestrato il gatto della portinaia. Se prima di sparare alla puttana, con la stessa pistola fai fuori quel maledetto animale, lei realizza che non si tratta di un’arma giocattolo e non può fare a meno di accendere negli occhi la luce del terrore.




18 Febbraio 2008 alle 09:23
L’Amelia Bianchini (ovverossia me medesima) aveva sentito parlare di snuff solo quando il suo povero marito (nonostante anche da vivo fosse sempre stato senza il becco d’un quattrino) s’era comprato un cane da tartufi. Tutto il salotto m’aveva snuffato, lo sapete quanto L’Amelia tenesse al suo salotto? Ve lo dico dopo, faccio come Gerry al Milionario.
Comunque sta roba dello snuff a Monteselva, in piena campagna elettorale, e anche in piena campagna ebbasta, ché lì le voci girano più che in centro cittadino, farà furore e scalpore.
E Cardona, Cardona che fa? Che ne pensa?
18 Febbraio 2008 alle 18:20
Signora Bianchini, anche se dell’arrivo in zona del Pregadio ero già stato informato da un rapporto riservato pervenutomi per via interna, la ringrazio per la segnalazione e mi complimento col suo senso civico. Come lei ben saprà la realizzazione di film a contenuto erotico non è vietato dalla legge. Ben altra cosa però sarebbe filmare uno “snuff movie”: quindi terremo gli occhi e le orecchie bene aperti, stia tranquilla, tenendoci pronti a intervenire, alla bisogna, con la massima celerità e col massimo rigore.
Commissario Leonardo Cardona
19 Febbraio 2008 alle 08:54
Vede Commissario caro, noi donzellette (parlo a nome della categoria) che non veniamo dalla campagna ma siamo venute ad abitarci, permetteremo no che a Monteselva si snuffi qualsiasi cosa, foss’anche una boccetta di Chanel n°5.
Conti sulla nostra collaborazione: a noi il Mossad ci fa un baffo (l’altro ce lo fa l’estetista, nevvero).
Buona giornata Commissario
19 Febbraio 2008 alle 21:49
Commissario, sono uno pulito io: glielo dica alla vedova Bianchini. Glielo direi io, di persona, ma sa, non è facile muoversi per i saliscendi di Monteselva quando al posto delle gambe ti ritrovi due ruote. A proposito, ma dei problemi dei disabili se ne parla, almeno in campagna elettorale?
Quanto ai miei film, l’ho già detto che io sono qui di passaggio. Quindi se i sessanta chili della vedova fossero interessati a sostenere un provino, sono pregati di farmelo sapere quanto prima.
D.P.
20 Febbraio 2008 alle 10:18
E dice “Tranquilli”: lo sai che fine ha fatto Tranquillo?
I sessanta chili della vedova sono interessati nonché destinati ad altro, però essendo in fascia d’ascolto protetta mi devo trattenere dall’esplicare mi devo…
Si porti rispetto ai sessanta chili della vedova, tutti peraltro molto ben ditribuiti e affatto in odore di snuffata. T’è capì Pregadio? (n.d.A. il marito di una mia cugina di terzo grado fa lo stagnino a Usmate)