Domenicale del 17 febbraio 2008
“In quel tempo, Gesù prese con sé Pietro,Giacomo e Giovanni suo fratello e li condusse in disparte, su un alto monte. E fu trasfigurato davanti a loro: il suo volto brillò come il sole e le sue vesti divennero candide come la luce. Ed ecco apparvero loro Mosè ed Elia, che conversavano con Lui. Prendendo la parola, Pietro disse a Gesù:
“Signore, è bello per noi essere qui! Se vuoi, farò qui tre capanne, una per te, una per Mosè e una per Elia”
(Dal Vangelo secondo Matteo 17, 1-4)
La trasfigurazione
Raffaello Sanzio
Olio su tavola
I tentativo di ridurre il soprannaturale al sensibile da sempre costituisce uno dei grandi vizi dell’uomo.
Le tre tende che Pietro vorrebbe piantare in cima al monte non rappresentano altro che la manifestazione di questa debolezza che sarà poi portata alle estreme conseguenze da Tommaso che, per accettare il mistero grandioso della Resurrezione, avrà bisogno di infilare le dita nelle piaghe di Gesù.
La voce del Signore (”Questi è il figlio mio, l’amato: in lui ho posto il mio compiacimento“) riporta immediatamente all’essenziale: i discepoli si prostrano, faccia a terra, di fronte al mistero e, chiudendo gli occhi al sensibile, accettano il trascendente.
“Alzatevi e non temete.” li rassicurò Gesù. E probabilmente sorrise, compiacendosi di loro, perché avevano imboccato l’unica strada percorribile di fronte al manifestarsi di Dio: l’umiltà della fede.
Maurice Taviani - Parroco di S. Maria alla Fonte




27 Febbraio 2008 alle 14:13
Buongiorno, don Maurice.
Da parte mia ritengo che una buona dose di umiltà debba essere presente sia nella fede che nella scienza.
In “L’eterna notte dei Bosconero” Flavio Santi scrive: “Poveri umani, eccovi al limite della vostra intelligenza, dove voi cominciate a vaneggiare. Volete volare e poi soffrire di vertigini…”.
27 Febbraio 2008 alle 16:29
Brava, Simon.
E’ esattamente ciò che manca agli apostoli nel momento della trasfigurazione: spinti dall’amore, ma accecati dalla presunzione, pretenderebbero di chiudere nelle tende un Dio e due Spiriti Eccelsi.
E’ ciò cui si riferisce anche S. Agostino, quando racconta dell’Angelo incontrato sulla spiaggia che cerca di riversare l’immenso mare in una buchetta scavata nella sabbia. E quando il Santo ne domanda ragione, facendo notare l’assurdità di tale comportamento, l’Angelo gli risponde (più o meno): “E tu come pretendi di riversare nei tuoi libri la sapienza del Signore?”
M.T.