Domenicale del 24 febbraio 2008
“C’ era là il pozzo di Giacobbe. Gesù, affaticato com’ era dal viaggio, si era seduto sul pozzo; era circa l’ ora sesta. Viene una donna della Samaria ad attingere acqua. Le dice Gesù: «Dammi da bere». I discepoli infatti se n’ erano andati in città a comperare da mangiare. Gli dice la donna samaritana: «Come mai tu che sei giudeo chiedi da bere a me che sono una donna samaritana?». I Giudei infatti non hanno rapporti con i Samaritani. Le rispose Gesù: «Se tu conoscessi il dono di Dio e chi è colui che ti dice: “Dammi da bere”, tu gli avresti chiesto ed egli ti avrebbe dato acqua viva». Gli dice la donna: «Signore, non hai neppure un secchio e il pozzo è profondo. Da dove prendi dunque l’ acqua viva? Forse tu sei più grande del nostro padre Giacobbe, che ci diede il pozzo e ne bevve lui e i suoi figli e il suo bestiame?». Le rispose Gesù: «Colui che beve di questa acqua, avrà ancora sete. Colui invece che beve dell’ acqua che gli darò io, non avrà mai più sete; ma l’ acqua che gli darò diverrà in lui una sorgente di acqua che zampilla verso la vita eterna.»
(Dal Vangelo secondo Giovanni 4, 7-14)
La diffidenza verso l’esterno («Come mai tu che sei giudeo chiedi da bere a me che sono una donna samaritana?») è alla base non solo della ritrosia del “dare”, ma anche a quella del “chiedere”.
Un’inibizione che, se non si riesce a vincere, rischia di compromettere non solo i rapporti con il nostro prossimo (quante volte chi ci sta accanto non aspetta altro che di conoscere ed esaudire i nostri bisogni?) ma anche quelli con Dio.
Egli, infatti, che a differenza dei nostri familiari e dei nostri amici e conoscenze, conosce benissimo le nostre necessità, ci richiede almeno lo sforzo di confidargliele, e di confidare nella sua capacità di aiutarci.
«Se tu conoscessi il dono di Dio e chi è colui che ti dice: “Dammi da bere”, tu gli avresti chiesto ed egli ti avrebbe dato acqua viva.» è infatti la risposta di Gesù.
Ma la donna è ancora scettica, ha bisogno di ulteriori rassicurazioni:
«Signore, non hai neppure un secchio e il pozzo è profondo. Da dove prendi dunque
l’ acqua viva?»
Confermando un’incapacità non soltanto sua, ma dell’intera umanità, di abbandonarsi alla fiducia e all’amore che non chiede contropartite.
«Colui che beve di questa acqua, avrà ancora sete. Colui invece che beve dell’ acqua che gli darò io, non avrà mai più sete; ma l’ acqua che gli darò diverrà in lui una sorgente di acqua che zampilla verso la vita eterna.»
aggiunge il Figlio dell’Uomo, e a questo punto, finalmente, la Samaritana trova la forza necessaria a vincere le proprie remore e, una volta ottenuto quanto domandato, a trasformarsi nella testimone della grandezza Divina.
Dunque, impariamo a essere più umili. Impariamo a credere. Impariamo a chiedere.
Maurice Taviani - Parroco di S. Maria alla Fonte




26 Febbraio 2008 alle 14:55
Carissimo don Maurice,
è, ancora una volta, evidente l’aspetto rivoluzionario del cristianesimo e il ribaltamento degli usuali modi di pensare.
Se il cuore sa che chi dà è colui che, effettivamente, riceve di più e che il buon cristiano deve considerare tutti suoi fratelli, lontano da pregiudizi di qualsiasi genere, la società di oggi, con i pericoli, le difficoltà e le paure, allontana, purtroppo, dal mettere in pratica l’insegnamento di Cristo.