Francesco e Salvatore (dalla Rete)
Sono stati ritrovati purtroppo cadaveri i due piccoli e sventurati fratelli Pappalardi.
Grazie a una coincidenza che potrebbe risultare di scarsa credibilità anche in un romanzo, i vigili chiamati per soccorrere un ragazzo di dodici anni caduto incidentalmente all’interno di un pozzo hanno notato la presenza dei poveri resti di Francesco e Salvatore, la cui scomparsa aveva emozionato mezza Italia e sulla cui sorte erano state avanzate le ipotesi più disparate.
Come spesso accade in occasioni del genere, quando cioè si verifica uno sviluppo così clamoroso in una vicenda che, abilmente veicolata dai media, per mesi e mesi ha catturato l’interesse del pubblico, sembra che chiunque si senta in diritto di dire la sua.
Così uno dei vigili che ha partecipato al recupero dei corpicini, affascinato evidentemente dall’occhio della telecamera come dal canto di una sirena, non ha avuto remore nel dichiarare che senza alcun dubbio non si è trattato di un incidente.
Ad avvallarne autorevolmente la perlomeno incauta presa di posizione, la perentoria esternazione di un autorevole esponente della legge, il il questore di Bari, Enzo Speranza che (a quanto riferito dalle cronache), appena giunto sul posto avrebbe testualmente affermato:
“Mi sento di escludere categoricamente la caduta accidentale dentro il pozzo dei due bambini.”
Tranquilli, non voglio aggiungermi poure io a questo sciocchezzaio. Anche perché sarei probabilmente di troppo. A disagio in mezzo a gente in cui non mi riconosco né, probabilmente, mi riconoscerò mai.
Quindi, come ogni uomo di buon senso dovrebbe fare, aspetterò che e degli amici carabinieri, con il contributo dei rilievi dei laboratori d’analisi, delineino una motivata ipotesi su ciò che è accaduto vicino e dentro quel maledetto pozzo. Ma siccome il mio cervello ha la pessima abitudine di lavorare sempre e comunque, non posso trattenermi dal porre alcune domande, alle quali daranno presto o tardi una risposta motivata e articolata dei miei colleghi competenti per territorio, grazie a coscienziose e approfondite indagini e ai rilievi degli uomini della scientifica:
1) A richiamare l’attenzione su quel maledetto pozzo è stata la caduta di un ragazzo di dodici anni, abbiamo detto. Probabilmente nel corso di un gioco, solitario o meno che fosse. Quanti altri ragazzi erano e magari sono tuttora soliti giocare da quelle parti? Perché non è possibile che anche Francesco e Salvatore conoscessero quella specie di “parco giochi proibito” e se ne servissero per i propri innocenti e imprudenti intrattenimenti fino al malaugurato incidente?
2) Perché il padre dei due ragazzi avrebbe voluto infierire a tal punto sui propri figli? Se, come da qualche parte paventato, uno degli scopi del suo presunto delitto fosse stato quello di “punire” in qualche modo la moglie, colpendola negli affetti più cari, ciò non spiegherebbe tuttavia la ferocia a dir poco bestiale con la quale avrebbe scientemente riservato alle proprie creature una fine lunga e di immane sofferenza.
3) E anche ammesso quanto sopra, per quale motivo avrebbe rischiato, con tanta campagna intorno, con tanti sistemi a disposizione per fare scomparire quei poveri resti, di andarli a collocare in una zona tutto sommato abbastanza centrale e frequentata della città?
4) Lasciandoli vivi, per giunta? Con la possibilità che qualche passante ne udisse le ultime disperate invocazioni e gli ultimi strazianti lamenti e li soccorresse in tempo per salvare loro la vita facendone degli spietati testimoni a carico del padre stesso?
Domande che aspettano risposte, insieme a chissà quante altre.Risposte che invito tutti ad attendere con fiducia nel lavoro degli inquirenti, serenità e doverosa umiltà, rispettando chi, da questa tristissima storia, ne uscirà comunque col cuore spezzato.
Leonardo Cardona
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on Martedì, Febbraio 26th, 2008 at 22:25 While Dave was in Dal diario del Leone.
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27 Febbraio 2008 alle 13:11
Io mi sono fatta un’idea, in proposito. Magari rienterà anche questa nello “sciocchezzaio” ma voglio esporla ugualmente! Secondo me le indagini come questa dovrebbero essere affidate proprio agli autori di gialli come l’autore di questo blog. Infatti temo che gli esperti vadano in tilt appena si presenta loro qualcosa che è anomalo ed esce dalle loro nozioni “scolastiche”.
Chi meglio può individuare un assassino? Senza dubbio qualcuno in grado di pensare come lui.
Quindi gli indizzi sono più rintracciabili dall’immaginazione di un giallista piuttosto che da qualcuno che si è fermato alla “scuola di addestramento”
27 Febbraio 2008 alle 19:12
Un momento, Stefano: forse è meglio mettere le cose bene in chiaro, visto che me ne offri l’occasione.
Guarda che Patrizio Pacioni non riuscirebbe neppure a capire chi ha ammazzato Abele, se dipendesse dalle sue capacità di investigazione. Come detective è molto vicino allo zero assoluto, te lo garantisco io.
Se la cava con la penna, questo sì, ma l’unica cosa buona che ha fatto per contribuire alla lotta contro il crimine è stata di creare me, e almeno questo gli va riconosciuto.
Ma da quando ci sono io, puoi capirlo da solo, sono io che ripulisco dai delinquenti Piacenza e dintorni, Monteselva compresa.
Grazie comnque per l’attenzione, e a presto!
L.C.
27 Febbraio 2008 alle 19:20
Come mai un vasto edificio antico in rovina, pieno di pericoli e possibili nascondigli (cunicoli, cisterne, ecc.), accessibile ai ragazzi, non è stato ispezionato da cima a fondo?
27 Febbraio 2008 alle 19:33
Ottima osservazione, Simon.
Sai che me lo sto chiedendo anch’io da ieri?
Tra l’altro, sentire uno degli inquirenti mettersi in coda allo “sciocchezzaio” affermando (più o meno) che “nel pozzo si era guardato dall’altro, per quello che si poteva vedere…” mi fa pensare a una guardaia che viene chiamato per controllare se ci sono i ladri in un appartamento e che, aperta la porta e verificato che nell’ingresso non c’è nessuno, la richiuda e se ne torni bel bello in caserma.
Insomma, se si trattava di una giustificazione, come si dice a Roma: “La pezza si è rivelata peggiore della toppa”.
Leonardo
5 Marzo 2008 alle 11:08
Questa storia orribile mi sta ancora angosciando (il ricordo di Vermicino è riaffiorato dai miei incubi peggiori) e mi chiedo che società sia la nostra, se non riesce a proteggere i bambini.
Ho un’unica ossessiva domanda, da ignorante dei luoghi e dei fatti: ma perchè si lascia un pozzo del genere aperto, nel centro del paese, accessibile ai giochi dei bambini? Ciccio e Tore potrebbero anche essere stati buttati, ma il bambino ritrovato vivo c’era entrato da solo!
Cari amici, ho scherzato inventando il personaggio di mediumSilva, ma ora mi sembra davvero di sentire le urla disperate di un bambino ferito e terrorizzato…