Gravina di Puglia - come volevasi dimostrare
Marzo 1st, 2008Ci sono volute più di 48 ore, ma alla fine (sembra) il buon senso ha fatto capolino. Sì, una timida apparizione, perché se mi azzardassi ad affermare che invece abbia trionfato, avanzerei un’ipotesi ancora troppo ottimistica.
Sull’edizione di giovedì 28 febbraio in bella vista sulla prima pagina del Corriere della Sera un meditato e ben scritto articolo di Piero Ostellino ha ripreso e (brillantemente) sviluppato le argomentazioni che il commissario Leonardo Cardona aveva esposto nel suo “diario” nell’immediatezza del ritrovamento dei due fratellini Pappalardi.
Inoltre ieri sera, per la prima volta, dopo un goffo tentativo di tenere in qualche modo viva la pista del “padre-mostro”, ipotizzando che i due bambini fossero sì caduti nel pozzo, ma solo perché stavano sfuggendo all’inseguimento del genitore, per la prima volta quotidiani e tv hanno riferiti di un orientamento manifestato dagli “inquirenti” ad avvalorare l’ipotesi di un semplice (forse troppo banale) incidente.
Ho provato sollievo, sì, ma anche tanta tristezza.
Da un lato il nascondersi fino all’ultimo dietro un riparo sottile quanto può esserlo un capello per cercare di mascherare l’insufficienza delle ricerche effettuate quando la pista era ancora calda, dall’altro la pretestuosa e canina ricerca di un colpevole prima ancora di accertare come si fossero effettivamente svolti i fatti.
E non mi sembra per niente corretto neppure questo accanirsi, ora che l’osso del delitto si sta riducendo in polvere, attaccarsi con insana ferocia sull’altro, quello non meno maleolente della descrizione iper-realistica e cruda oltre l’accettabile delle indicibili sofferenza (probabilmente) patite nelle ultime ore da Francesco e Salvatore. Condotta che, nel mio personalissimo vocabolario è descrivibile con un solo termine: sciacallaggio allo stato puro.
Insomma, sciacallaggio e sciocchezzaio insieme, sì: siamo messi proprio bene.
Diana De Rossi per T.R.F.

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