Tiberio Basile (di Giancarlo Montalbini)

chiesa-di-maurice-2.jpg     Caro don Maurice, noi non ci conosciamo, o meglio, tu probabilmente non ti ricordi di me, ma io sì.

Ho conosciuto tua mamma Emma e il tuo papà adottivo Carlo quando erano al Lac du Dramont, ed è un po’ come se ti avessi visto nascere.  

Tranquillo, non ho niente a che vedere con le sette sataniche, sono stato solo un testimone invisibile di quelle vicende drammatiche, e invisibile sono voluto rimanere per tutta la mia vita e per tante persone che mi sono passate accanto senza rendersi conto della mia presenza: tutto sommato essere così anonimo e incolore non mi pesa e anzi, in tante occasioni è comodo e ha i suoi vantaggi.  

Ma torniamo a noi.

Dopo che Carlo è scappato con te in fasce vi ho persi di vista.  Mi sono perso anch’io per mille strade che non portavano da nessuna parte. Ho imparato a vivere alla giornata, di espedienti, senza una casa e senza un lavoro stabile, senza sicurezze né certezze, non so ancora bene se alla ricerca di qualcosa o di me stesso.  

E comunque, ancora oggi, che sono arrivato all’alba dei sessant’anni, non mi sono ancora ritrovato.

Da buon viandante ho però anche imparato che l’andare è più importante dell’arrivare, le tappe intermedie essenziali più del traguardo, che quando ci arriveremo non avremo certo tempo e modo di godercelo. 

Monteselva potrebbe essere la prossima tappa?  

Lo spero, anche perché ho bisogno di riprendere fiato e riposarmi un po’.  Scoprire che sei parroco a S. Maria della Fonte è stata una sorpresa e forse anche un segno, o almeno voglio crederlo.  

Senti, non è che hai bisogno di un sagrestano?  

Credenziali da offrirti non ne ho e nemmeno referenze di qualche notabile. Da tempo le mie frequentazioni sono vagabondi e persone che vivono sulla strada, ma ti assicuro che molti di loro sono più rispettabili e affidabili dei benpensanti con i loro conti in banca.

Quello che mi sento di prometterti è che la chiesa sarà sempre in ordine e che per le piccole riparazioni in canonica non cui saranno più problemi, visto che so fare un po’ di tutto.  Per i servizi liturgici sono rimasto alla messa in latino, ma ai tempi facevo il chierichetto e me la cavavo bene, e poi magari chissà, prima o poi un papa deciderà di fare marcia indietro e tornare alle antiche tradizioni.  

Non so come sei messo con la perpetua, ma sappi che, all’occorrenza, so cavarmela anche in cucina e nelle faccende domestiche, abituato come sono a sbrigarmela da solo.   

Certo non sono uno stinco di santo, ma in compenso sono discreto, poco invadente e, soprattutto, non tradisco mai gli amici e la parola data.  Ti chiedo solo una stanzetta nel sottotetto, un letto, e una buona parola con il sindaco di Monteselva per la residenza.

Posso contarci? Magari uno di questi giorni vengo a fare una chiacchierata.

A presto!

 Nota degli impiegati del catasto: questo era soltanto un “commento” alla presentazione di Maurice Taviani. Ma ci ha colpito talmente tanto che abbiamo deciso di “promuoverlo” (col consenso del sindaco Tirabassi)  a nuovo cittadino di Monteselva. Quanto all’assunzione da parte del parroco di S. Maria alla Fonte… staremo a vedere come si evolverà la situazione.



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