Le notti di Monteselva (1)

Marzo 16th, 2008

  Serie ideata e scritta da Patrizio Pacioni e Lorella De Bon

    irina-apgiacom.jpg    La febbre di Irina

 

Subito dopo il tramonto la colonnina del mercurio era scesa rapidamente, fino ad assestarsi a quattro gradi sottozero. Anche in via dell’Industria e in viale dello Stadio, sudice arterie del vizio, come in tutta Monteselva, il soffice tappeto di neve fresca s’era presto trasformato in una lastra di gelido acciaio che blindava l’asfalto.

(il disegno è di Annapaola Giacomelli)

Se vuoi leggere tutta la storia, clicca qui:

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Domenicale del 16 marzo 2008

Marzo 16th, 2008

croce-10.jpg «  In quel tempo, la gran folla che era venuta per la festa, udito che Gesù veniva a Gerusalemme, prese dei rami di palme e uscì incontro a lui gridando: 
«Osanna!
Benedetto colui che viene nel nome del Signore,
il re d’Israele! ».
Gesù, trovato un asinello, vi montò sopra, come sta scritto: 
“Non temere, figlia di Sion!
Ecco, il tuo re viene,
seduto sopra un puledro d’asina”. 
Sul momento i suoi discepoli non compresero queste cose; ma quando Gesù fu glorificato, si ricordarono che questo era stato scritto di lui e questo gli avevano fatto. 
» 

Dal vangelo secondo Giovanni 12,12-16

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In questo giorno speciale per tutti i cristiani, più che sul “Passio” vero e proprio, vorrei richiamare la vostra attenzione sull’ingresso trionfale a Gerusalemme, cui si richiama la definizione di questa domenica (appunto “Domenica delle Palme” e la tradizionale benedizione e distribuzione dei ramoscelli di ulivo).

Il pensiero sotterraneo che ci coglie mentre leggiamo la cronaca quasi “giornalistica” dell’accoglienza che la popolazione della città tributa all’arrivo di Gesù è che con ogni probabilità, mescolati a quella moltitudine osannante, ci siano anche coloro che, poco tempo dopo, chiederanno la crocefissione del Messia.

Una prima riflessione è di come e quanto siano caduche le passioni umane: chi oggi è esaltato domani può cadere nella polvere, può essere odiato al punto di desiderarne e chiederne la morte. Inutile affannarsi per conseguire un consenso che, già domani, potrebbe trasformarsi in riprovazione; molto meglio adoperarsi per migliorarsi dentro, per essere di aiuto e di conforto al nostro prossimo, senza aspettarsi nulla in cambio.

La seconda riflessione riguarda invece il perché si ricordi e si celebri un avvenimento del genere, vista la sorte che, di lì a poco, sarà riservata al figlio di Dio: gli abitanti di Gerusalemme fanno festa perché pensano che sia arrivato un “liberatore”, non aspettano il “Messia”.

E allora?

Allora la risposta è che il Cristo, attraverso questo episodio, ci vuole insegnare come il dolore, il tradimento e la persecuzione che gli saranno riservati costituiscano solo le necessarie tappe di un cammino in fondo al quale non c’è realmente il Golgota, ma la pietra scalzata del sepolcro. La rinascita a nuova vita non solo per Lui, ma anche per l’uomo. Dunque si faccia festa anche e soprattutto per il martirio che verrà.

Dunque sì, in alto le palme, in alto i cori di Osanna e in alto i cuori! Perché Gesù morirà e risorgerà non solo per chi lo ama ma anche per chi lo rinnega.

Profondo, imperscrutabile e incomparabile mistero d’amore.

Maurice Taviani - Parroco di S. Maria alla Fonte