Domenicale del 16 marzo 2008
«
«Osanna!
Benedetto colui che viene nel nome del Signore,
il re d’Israele! ».
Gesù, trovato un asinello, vi montò sopra, come sta scritto:
“Non temere, figlia di Sion!
Ecco, il tuo re viene,
seduto sopra un puledro d’asina”.
Sul momento i suoi discepoli non compresero queste cose; ma quando Gesù fu glorificato, si ricordarono che questo era stato scritto di lui e questo gli avevano fatto. »
Dal vangelo secondo Giovanni 12,12-16
In questo giorno speciale per tutti i cristiani, più che sul “Passio” vero e proprio, vorrei richiamare la vostra attenzione sull’ingresso trionfale a Gerusalemme, cui si richiama la definizione di questa domenica (appunto “Domenica delle Palme” e la tradizionale benedizione e distribuzione dei ramoscelli di ulivo).
Il pensiero sotterraneo che ci coglie mentre leggiamo la cronaca quasi “giornalistica” dell’accoglienza che la popolazione della città tributa all’arrivo di Gesù è che con ogni probabilità, mescolati a quella moltitudine osannante, ci siano anche coloro che, poco tempo dopo, chiederanno la crocefissione del Messia.
Una prima riflessione è di come e quanto siano caduche le passioni umane: chi oggi è esaltato domani può cadere nella polvere, può essere odiato al punto di desiderarne e chiederne la morte. Inutile affannarsi per conseguire un consenso che, già domani, potrebbe trasformarsi in riprovazione; molto meglio adoperarsi per migliorarsi dentro, per essere di aiuto e di conforto al nostro prossimo, senza aspettarsi nulla in cambio.
La seconda riflessione riguarda invece il perché si ricordi e si celebri un avvenimento del genere, vista la sorte che, di lì a poco, sarà riservata al figlio di Dio: gli abitanti di Gerusalemme fanno festa perché pensano che sia arrivato un “liberatore”, non aspettano il “Messia”.
E allora?
Allora la risposta è che il Cristo, attraverso questo episodio, ci vuole insegnare come il dolore, il tradimento e la persecuzione che gli saranno riservati costituiscano solo le necessarie tappe di un cammino in fondo al quale non c’è realmente il Golgota, ma la pietra scalzata del sepolcro. La rinascita a nuova vita non solo per Lui, ma anche per l’uomo. Dunque si faccia festa anche e soprattutto per il martirio che verrà.
Dunque sì, in alto le palme, in alto i cori di Osanna e in alto i cuori! Perché Gesù morirà e risorgerà non solo per chi lo ama ma anche per chi lo rinnega.
Profondo, imperscrutabile e incomparabile mistero d’amore.
Maurice Taviani - Parroco di S. Maria alla Fonte




16 Marzo 2008 alle 17:41
Carissimo don Maurice,
di solito un liberatore è immaginato in armi e a cavallo; in più gli ebrei credevano che il Messia li avrebbe liberati dal giogo dei romani.
Gesù, liberatore, ma dal giogo del peccato, entra in Gerusalemme senz’armi e in groppa ad un asinello, creatura umile.
Dante, prima di accingersi a salire il Purgatorio, viene cinto di un giunco, simbolo d’umiltà.
Quanto la nostra civiltà è predisposta all’umiltà, per conseguire una redenzione morale?
16 Marzo 2008 alle 18:02
Carissima Simon,
per proseguire nel cammino verso la “liberazione”, quella vera, intendo quella che ci porterà a bere l’acqua che non ci farà mai più venire sete (come abbiamo visto nel Vangelo di qualche settimana fa, ricordi?) l’umiltà non è una scelta, ma una necessità.
Capirlo è la difficoltà più dura, accettarlo il passo immediatamente seguente, poi tutto il resto verrà da sé.
M.T.