Tiberio Basile (di Giancarlo Montalbini)

Marzo 14th, 2008

chiesa-di-maurice-2.jpg     Caro don Maurice, noi non ci conosciamo, o meglio, tu probabilmente non ti ricordi di me, ma io sì.

Ho conosciuto tua mamma Emma e il tuo papà adottivo Carlo quando erano al Lac du Dramont, ed è un po’ come se ti avessi visto nascere.  

Tranquillo, non ho niente a che vedere con le sette sataniche, sono stato solo un testimone invisibile di quelle vicende drammatiche, e invisibile sono voluto rimanere per tutta la mia vita e per tante persone che mi sono passate accanto senza rendersi conto della mia presenza: tutto sommato essere così anonimo e incolore non mi pesa e anzi, in tante occasioni è comodo e ha i suoi vantaggi.  

Ma torniamo a noi.

Dopo che Carlo è scappato con te in fasce vi ho persi di vista.  Mi sono perso anch’io per mille strade che non portavano da nessuna parte. Ho imparato a vivere alla giornata, di espedienti, senza una casa e senza un lavoro stabile, senza sicurezze né certezze, non so ancora bene se alla ricerca di qualcosa o di me stesso.  

E comunque, ancora oggi, che sono arrivato all’alba dei sessant’anni, non mi sono ancora ritrovato.

Da buon viandante ho però anche imparato che l’andare è più importante dell’arrivare, le tappe intermedie essenziali più del traguardo, che quando ci arriveremo non avremo certo tempo e modo di godercelo. 

Monteselva potrebbe essere la prossima tappa?  

Lo spero, anche perché ho bisogno di riprendere fiato e riposarmi un po’.  Scoprire che sei parroco a S. Maria della Fonte è stata una sorpresa e forse anche un segno, o almeno voglio crederlo.  

Senti, non è che hai bisogno di un sagrestano?  

Credenziali da offrirti non ne ho e nemmeno referenze di qualche notabile. Da tempo le mie frequentazioni sono vagabondi e persone che vivono sulla strada, ma ti assicuro che molti di loro sono più rispettabili e affidabili dei benpensanti con i loro conti in banca.

Quello che mi sento di prometterti è che la chiesa sarà sempre in ordine e che per le piccole riparazioni in canonica non cui saranno più problemi, visto che so fare un po’ di tutto.  Per i servizi liturgici sono rimasto alla messa in latino, ma ai tempi facevo il chierichetto e me la cavavo bene, e poi magari chissà, prima o poi un papa deciderà di fare marcia indietro e tornare alle antiche tradizioni.  

Non so come sei messo con la perpetua, ma sappi che, all’occorrenza, so cavarmela anche in cucina e nelle faccende domestiche, abituato come sono a sbrigarmela da solo.   

Certo non sono uno stinco di santo, ma in compenso sono discreto, poco invadente e, soprattutto, non tradisco mai gli amici e la parola data.  Ti chiedo solo una stanzetta nel sottotetto, un letto, e una buona parola con il sindaco di Monteselva per la residenza.

Posso contarci? Magari uno di questi giorni vengo a fare una chiacchierata.

A presto!

 Nota degli impiegati del catasto: questo era soltanto un “commento” alla presentazione di Maurice Taviani. Ma ci ha colpito talmente tanto che abbiamo deciso di “promuoverlo” (col consenso del sindaco Tirabassi)  a nuovo cittadino di Monteselva. Quanto all’assunzione da parte del parroco di S. Maria alla Fonte… staremo a vedere come si evolverà la situazione.

Elezioni amministrative di Monteselva

Marzo 9th, 2008

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Approfittate anche voi del servizio di “linea diretta col candidato” organizzato in stretta collaborazione tra la il nostro quotidiano, la rivista Historica e Tele Radio Farnese. Ciò che dovrete fare sarà semplicemente entrare nel blog e rivolgere le domande che riterrete più opportune per sciogliere eventuali dubbi o, semplicemente, per esporre a coloro che tra pochi mesi siederanno sugli scranni di Palazzo Pederzoli eventuali lamentele sui disservizi dell’amministrazione comunale o per proporre nuove e più efficaci idee. Potrete così anche prendere visione dei quesiti esposti dai cittadini-elettori che vi hanno preceduti e le risposte dei candidati sino a questo momento interpellati. 

Cristina Canali per la Gazzetta Piacentina

 

Domenicale del 9 marzo 2008

Marzo 9th, 2008

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 « Gesù non era entrato nel villaggio, ma si trovava ancora là dove Marta gli era andata incontro. Allora i Giudei che erano in casa con lei a consolarla, quando videro Maria alzarsi in fretta e uscire, la seguirono pensando:

-Va al sepolcro per piangere là.-

Maria, dunque, quando giunse dov’era Gesù, vistolo si gettò ai suoi piedi dicendo:

-Signore, se tu fossi stato qui, mio fratello non sarebbe morto!-

Gesù allora quando la vide piangere e piangere anche i Giudei che erano venuti con lei, si commosse profondamente, si turbò e disse:

-Dove l’avete posto?-  

Gli dissero:

-Signore, vieni a vedere!-

Gesù scoppiò in pianto. Dissero allora i Giudei:

-Vedi come lo amava!-

Ma alcuni di loro dissero:

-Costui che ha aperto gli occhi al cieco non poteva anche fare in modo che questi non morisse?- » 

Dal Vangelo secondo Giovanni 11,31-38

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La resurrezione di Lazzaro          

Michelangelo Merisi da Caravaggio,

 1609  olio su tela, 380 × 275 cm         

  

                          

In poche righe molti e importanti spunti di riflessione.L’umanità di Gesù, che si commuove per la morte dell’amico.La sapienza di Gesù che, agli apostoli spaventati dall’idea di tornare a Gerusalemme, risponde:La potenza divina di Gesù, che sconfigge anche la morte.La malizia di chi, come i Giudei citati in questo episodio del Vangelo, non vuole credere neanche ai propri occhi, e dai miracoli dei quali è già stata testimone trae soltanto un’occasione di distruttivo scetticismo. E la fede senza se e senza ma di Maria: “Se tu fossi stato qui, mio fratello non sarebbe morto!” quante cose ci dovrebbe insegnare.Ma per fortuna Gesù non è con noi solo quando siamo noi che ce ne allontaniamo.  Maurice Taviani, parroco di S. Maria alla Fonte

Maurice Taviani - Parroco di S. Maria alla Fonte

Domenicale del 2 marzo 2008

Marzo 2nd, 2008

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 Condussero dai farisei quello che era stato cieco: era un sabato, il giorno in cui Gesù aveva fatto del fango e gli aveva aperto gli occhi. Anche i farisei dunque gli chiesero di nuovo come aveva acquistato la vista. Ed egli disse loro: «Mi ha messo del fango sugli occhi, mi sono lavato e ci vedo». Allora alcuni dei farisei dicevano: «Quest’uomo non viene da Dio, perché non osserva il sabato». Altri invece dicevano: «Come può un peccatore compiere segni di questo genere?». E c’era dissenso tra loro. Allora dissero di nuovo al cieco: «Tu, che cosa dici di lui, dal momento che ti ha aperto gli occhi?». Egli rispose: «È un profeta!».

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Anche la lettura di questa settimana, oltra a proporre altri interessanti spunti di riflessione, si incentra sul rapporto di fiducia che deve instaurarsi tra uomo e Dio.

Di fronte alla malattia congenita del cieco il discepoli interrogano Gesù per sapere se si tratti di una “punizione” per un peccato commesso dallo stesso malato o, magari dai suoi genitori. “Né per l’uno né per l’altro motivo.” risponde il Figlio dell’Uomo. “Ma perché in lui siano manifestate le opere di Dio.”

A significare che, nei momenti difficili, lo sforzo che occorre fare è quello di resistere alla atavica tentazione di considerare la malattia come espressione della punizione divina per i nostri comportamenti errati. Individuando nella sofferenza, invece, un’occasione di esaltazione della propria forza morale, di riequilibrio di una scala autentica di valori.

Poi è la volta dei farisei, che pur di rifiutare l’evidenza dell’intervento soprannaturale, si aggrappano alle loro grette sicurezze:

“Quest’uomo non viene da Dio, perché non osserva il sabato” oppure:

“Come può un peccatore compiere segni di questo genere?”

Ma non basta. Nel tentativo di dimostrare che quella guarigione miracolosa altro non è che una truffa, al più lo scaltro trucco di un abile illusionista, mettono in piedi una vera e propria indagine, con tanto di interrogatori ai presenti al fatto, ai genitori del cieco, al cieco stesso.

Indagine inutile, frustrante, perché deviata e deviante.

Allora la vera domanda da porsi (che Gesù stesso ci porge) è: chi è davvero cieco?

E l’unica risposta di un credente: “Colui che si rifiuta di aprire gli occhi e il cuore davanti alla grandezza del Signore.”

Maurice Taviani - Parroco di S. Maria alla Fonte

Gravina di Puglia - come volevasi dimostrare

Marzo 1st, 2008

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Ci sono volute più di 48 ore, ma alla fine (sembra) il buon senso ha fatto capolino. Sì, una timida apparizione, perché se mi azzardassi ad affermare che invece abbia trionfato, avanzerei un’ipotesi ancora troppo ottimistica.

Sull’edizione di giovedì 28 febbraio in bella vista sulla prima pagina del Corriere della Sera un meditato e ben scritto articolo di Piero Ostellino ha ripreso e (brillantemente) sviluppato le argomentazioni che il commissario Leonardo Cardona aveva esposto nel suo “diario” nell’immediatezza del ritrovamento dei due fratellini Pappalardi.

Inoltre ieri sera, per la prima volta, dopo un goffo tentativo di tenere in qualche modo viva la pista del “padre-mostro”, ipotizzando che i due bambini fossero sì caduti nel pozzo, ma solo perché stavano sfuggendo all’inseguimento del genitore, per la prima volta quotidiani e tv hanno riferiti di un orientamento manifestato dagli “inquirenti” ad avvalorare l’ipotesi di un semplice (forse troppo banale) incidente.

Ho provato sollievo, sì, ma anche tanta tristezza.

Da un lato il nascondersi fino all’ultimo dietro un riparo sottile quanto può esserlo un capello per cercare di mascherare l’insufficienza delle ricerche effettuate quando la pista era ancora calda, dall’altro la pretestuosa e canina ricerca di un colpevole prima ancora di accertare come si fossero effettivamente svolti i fatti.

E non mi sembra per niente corretto neppure questo accanirsi, ora che l’osso del delitto si sta riducendo in polvere, attaccarsi con insana ferocia sull’altro, quello non meno maleolente della descrizione iper-realistica e cruda oltre l’accettabile delle indicibili sofferenza (probabilmente) patite nelle ultime ore da Francesco e Salvatore. Condotta che, nel mio personalissimo vocabolario è descrivibile con un solo termine: sciacallaggio allo stato puro.

Insomma, sciacallaggio e sciocchezzaio insieme, sì: siamo messi proprio bene.

Diana De Rossi per T.R.F.