Cardona e la stampa

Aprile 27th, 2008

brog-160408-ridotto-2.jpg   Sulla stampa bresciana hanno trovato ampia eco i riflessi   della presentazione della nuova avventura del commissario Cardona al festival “A qualcuno piace giallo”, senza ombra di dubbio una delle più importanti rassegne nazionali di settore.

L’articolista si è soffermato con grande puntualità sia sulla scrittura di Patrizio Pacioni che sulla (forte) personalità del commissario Leonardo Cardona.

Molto spazio è stato riservato anche alla nostra città e al nostro blog, e questo, naturalmente, non può che fare piacere a tutti noi: insomma, come dire, sempre più in alto!

Cristina Canali per la Gazzetta Piacentina (cronaca locale di Monteselva)

 

Un’avventura insolita… ai sapori d’Irlanda

Aprile 26th, 2008

È da qualche giorno possibile acquistare on-line il nuovo romanzo di Patrizio Pacioni Malinconico Leprechaun  edito da Sampognaro & Pupi.

pat-irlanda-luglio-07.jpg

Patrizio Pacioni, “padre” della identità

letteraria di Leonardo Cardona, scrive

a bordo del treno tra Dublino e Galway

Qui di seguito la recensione in anteprima che ne ha fatto Simona De Bartolo, titolare su www.patriziopacioni.it della prestigiosa rubrica di critica letteraria ”Lo Scaffale“:

L’inizio è l’Irlanda vista dal finestrino di un’auto, o nel corso di una tranquilla passeggiata in bicicletta: le cappe di nebbia, i “preziosi tappeti di verde brillante” dei prati, i dolci declivi, i piccoli cimiteri, consumati ma non umiliati dal trascorrere dei secoli. E poi Dublino, col suo parco e il suo centro cosmopolita e pittoresco.  Scorci singolari, per non dire unici, che, nel romanzo di Patrizio Pacioni (corredato dalle suggestive tavole del disegnatore siculo-veneto Fabio Fobia) da semplici sfondi e necessarie ambientazioni si trasformano quasi in autentici protagonisti della vicenda d’amore e morte dei giovani innamorati Alice e Patrick. 

Una vicenda fatta di sogno, passione travolgente, ma anche di vizi e di degrado, di crisi di astinenza devastanti che portano all’annullamento di sé, gradino per gradino, sempre più giù. E quando la volontà di redimersi prima che sia troppo tardi, istinto di sopravvivenza di un sentimento forte prima ancora che delle due vite che in esso si intrecciano, sembra condurre entrambi ragazzi verso l’uscita di un tunnel buio e spaventoso, come spesso accade è il destino a porsi di traverso in modo cinico e beffardo. 

Dapprima è l’agente Gargiulo, pittoresco ma mai banale stereotipo del poliziotto mediterraneo, che da fedele collaboratore (e abile “spalla”) del commissario, si incarica di innescare nel lettore la curiosità di conoscere cosa abbia portato Cardona nelle gelide brume d’Irlanda.

Poi, passo dopo passo, è lo stesso “Leone di Monteselva” a reclamare per sé il proscenio: osservatore sempre attento alla vita e a ciò che gli si muove attorno, in un clima di suspense che cresce quasi a insaputa del lettore, intuisce la morte anche nel più idilliaco degli scenari e (dal sagace e infaticabile segugio che si rivela anche “fuori servizio”), ne persegue chi ne sembra responsabile. 

Ed ecco che, come se non aspettasse altro, il commissario sfodera le sue ben note capacità di esplorazione, analisi e deduzione, cioè quelle facoltà mentali che “costituiscono una delle più vive fonti di piacere”, i cui “risultati, ricavati genialmente dallo spirito e dall’essenza del metodo, hanno, in realtà, tutto l’aspetto dell’intuizione” (da “I delitti della Rue Morgue” di E. A. Poe), rivelando al tempo stesso un’inaspettata -e per questo ancora più ruffiana- umanità pensosa, sensibile e, per certi aspetti, romantica.

Realismo delle vicende umane e sociali e folklore modernamente rivisitato si fondono con la solidità dell’intreccio narrativo e una sotterranea ma persistente tensione, determinando via via l’abbandono dell’iniziale ironia e della ritmicità del linguaggio per far posto ai toni più austeri del romanzo.

 Un percorso narrativo la cui efficace sintesi fornisce a Marina Torossi Tevini lo spunto per un “Elogio del romanzo breve” che, partendo da lontano, argomenta con competenza sulla relazione che intercorre tra la lunghezza di un’opera letteraria e la sua validità artistica, approdando a un giudizio di non comparabilità, ragionevole ma non scontato, tra “miniatura” e “affresco”. E il Leprechaun del titolo?Una presenza magica e inquietante.

Oppure, semplicemente il catalizzatore delle forze spesso contrapposte che si intersecano e si combattono all’interno di ciascun essere umano.

  I folletti? Forse esistono…” scrive Maria Giovanna Luini nella sua concisa ed essenziale prefazione.

Buoni, vendicativi, difficili da trattare, dispettosi, rappresentano le nostre paure, il senso medievale del peccato, dell’offesa e della inevitabile vendetta di “chi sta sopra di noi”, ma anche l’assurdità di certe avversità, di certi accadimenti, dispetti, scherzi malvagi del destino, che colpiscono i buoni e non trovano una possibile spiegazione logica, né consentono una fideistica e rassegnata accettazione.

 La capacità e la volontà di opporsi con l’intelligenza e con la filosofia di un “contro-scherzo” al dispetto del Leprechaun, ma anche la capacità di un pizzico d’ottimismo creano, in qualche caso, un sottile ma reale spiraglio per una sempre possibile, pur se difficile, rivincita.  

per acquistarlo, clicca qui:

http://sampognaroepupi.it/moduloacquisti.html

Dispettosissimo Leprechaun

Aprile 22nd, 2008

leprechaun-1jpg.png     Ebbene sì, il dispettoso folletto irlandese a rinunciare ai suoi scherzi ovunque, a chiunque e ogni volta che gli sia data la possibilità di farlo… non ci pensa neppure un attimo.

L’ultimo “colpo” che ha messo a segno, guarda un po’, riguarda proprio il libro scritto da Patrizio Pacioni (con il commissario Cardona come protagonista) che dalla sua specie prende il titolo Malinconico Leprechaun: il talentuoso disegnatore siculo-padovano Fabio Berretti noto con lo pseudonimo di Fabio Fobia, per malevola magia si è trasformato inopinatamente in Fabio Follia(?)

Un eminente uomo politico ha dichiarato proprio nei giorni scorsi : ”A volte nei momenti difficili più che di razionalità c’è bisogno di un pizzico di follia“.

Ora, premesso che questa immaginifica affermazione altro non è che il riciclo di un concetto già coniato qualche secolo orsono dal certamente meno famoso Erasmo da Rotterdam, e augurandoci che la follia di cui si parla sia soltanto appunto un solo “pizzico”, visto che quella che è stata spesa finora nel governo della cosa pubblica ha portato il Paese sull’orlo del baratro…

… tutto ciò premesso gridiamo forte il nostro SCUSA per il comportamento della maliziosa creaturina dei boschi insieme a un altrettanto sincero e sentito GRAZIE PER LE MERAVIGLIOSE TAVOLE CHE CI REGALI a Fabio Berretti Fobia:

E quanto al Leprechaun che si diverte a giocare simili beffe:

Chi non salta un Folletto è! è! 

Chi non salta un Folletto è! è!

Chi non salta un Folletto è! è! 

Diana De Rossi per T.R.F.

Cardona piace in giallo

Aprile 15th, 2008

ULTIMA ORA!

aqpg-bs-08-001-rid.jpg Esordio  d’eccezione per “Malinconico Leprechaun“,  il nuovo romanzo sulle avventure del commissario Cardona (edito da Sampognaro & Pupi)  che Patrizio Pacioni ha ambientato nella magica isola d’Irlanda, presentato ieri in anteprima nazionale nella sontuosa sede dell’ auditorium della Camera di Commercio (pieno centro di Brescia).

Patrizio Pacioni, intervistato con grande brio dal “collega”  Alessandro Zannoni ha intrattenuto il pubblico che gremiva la sala con un’interessante conversazione sul giallo, sulla scrittura, sulle caratteristiche peculiari del “personaggio” Leonardo Cardona e sul “Progetto Monteselva”.

 aqpg-bs-08-007-rid.jpg   aqpg-bs-08-021-rid.jpg

Da segnalare, a conclusione della serata, l’applauditissimo intervento di Gigi Proietti, che ha riscosso consensi e applausi a scena aperta.

    aqpg-bs-08-017-rid.jpg

Alla fine dell’intervento e più tardi, nel corso dell’aperitivo che ha concluso la serata, Patrizio Pacioni ha conversato a lungo con i lettori che hanno esaurito in breve tempo le copie di “Malinconico Leprechaun” ed “Essemmesse” in vendita nel box allestito da ”Il Libraccio” di Brescia  (tra i quali molti giovani e giovanissimi)   firmando decine di dediche e autografi. 

 Per acquistare il libro on-line, cliccate qui: http://sampognaroepupi.it/moduloacquisti.html

E buona lettura!

Diana De Rossi per T.R.F.

Domenicale del 13 aprile 2008

Aprile 13th, 2008

croce-14.jpg

«In verità, in verità vi dico: chi non entra nel recinto delle pecore per la porta, ma vi sale da un’altra parte, è un ladro e un brigante.
Chi invece entra per la porta, è il pastore delle pecore.
Il guardiano gli apre e le pecore ascoltano la sua voce: egli chiama le sue pecore una per una e le conduce fuori.
E quando ha condotto fuori tutte le sue pecore, cammina innanzi a loro, e le pecore lo seguono, perché conoscono la sua voce.
Un estraneo invece non lo seguiranno, ma fuggiranno via da lui, perché non conoscono la voce degli estranei».
 (dal Vangelo di S.Giovanni: 10,1- 5)

__________________________________________________________

pastaqui.jpg

Il Buon Pastore sappiamo bene chi è: è Nostro Signore, che si prende cura delle sue pecore con amore, che è attento alle loro necessità con infinita carità, e non le abbandona mai. Entra dalla porta principale e non si cura di non fare rumore, perché il suo gregge ha fiducia in lui.

Ma nel brano  di oggi si parla anche di un “guardiano”. Chi sono oggi i nostri guardiani?

Chi altri, se non coloro che ricoprono ruoli importanti, esercitando il potere in quell’intervallo che è il cammino mortale dell’uomo?

Oggi e domani, in Italia, si vota per il rinnovo del parlamento.

Per chiunque lo si faccia, per qualsiasi parte politica si decida di schierarsi, preghiamo Dio affinché ci apra gli occhi aiutandoci a distinguere tra i fedeli e affidabili “guardiani” e gli altri, i “ladri”, i “malfattori” che vogliono penetrare nell’ovile al solo scopo di rubare e saccheggiare.

Maurice Taviani - parroco di S. Maria alla Fonte

Elezioni, 90° minuto

Aprile 11th, 2008

Carissimi amici di Monteselva, residenti e  forestieri, quello che segue vuole essere un ulteriore contributo alla sceta che sarete chiamati a operare dopodomani e domenica nel segreto della cabina elettorale: abbiamo infatti raccolto le più interessanti e significative domande (complete di relative risposte) che -approfittando dell’iniziativa congiunta della rivista Historica e di Tele Radio Farnese “Linea diretta col candidato”- voi stessi avere posto ai leaders dei più importanti gruppi scesi in lizza per il rinnovo della Giunta e la nomina del nuovo Sindaco.  

Buona lettura!

Cristina Canali per Historica

——————————————————————————— 

partito-cpd.jpg  per il C.P.D.  (Cattolici Popolari Democratici) risponde la professoressa Serena Sastri 

Liliana Pomodoro (20 Marzo 2008 alle 13:55) per la Professoressa Serena Sastri: 

Gentilissima Serena,
scusami se i punti e le virgole mi vengono giù a caso come i semi che sparge un contadino sul campo arato anzi visto che mi sbaglio sempre facciamo che metto solo un punto quando ho finito una frase così nn ne parliamo più. Con queste elezioni politiche amministrative rionali e di condominio non ci si capisce più un’acca l’unica cosa che mi è chiara è che Gian Bernardo Macelli si è rotto le scatole (così almeno dimostra che ce l’ha) di stare al gioco del commendatore con tutti quei soldi e di Cagnoni che invece fa il ragazzino ma sono quarant’anni che gioca a fare tribuna politica e ci ha già pure la pensione. Quindi il mio voto sulla scheda del CPD fate conto che c’è già segnata anche perché per votare basta mettere la croce ed è capace pure un’ignorante come me. Quello che però proprio non capisco è come mai che uno che dice di difendere la famiglia si è già divorziato tre volte e a quanto dicono ci ha pure due amanti una femmina e uno maschio.
Potrebbe chiarire questo ultimo dubbio? Dica al signor Macelli che se mi dà una risposta convincente lo invito a casa mia a mangiare il risotto col radicchio e colla cipolla che come lo faccio io non gli viene buono nemmeno allo scièf dell’otèl President.

Da Serena Sastri all’elettrice Liliana Pomodoro

Cara Liliana,
per prima cosa La ringrazio a nome del partito del suo voto che -insieme a tanti altri!- contribuirà a farci raggiungere e superare lo sbarramento previsto per l’accesso dei nostri candidati all’assemblea comunale. Faccio miei naturalmente, tutti i suoi apprezzamenti relativi al nostro leader di partito. Per quanto riguarda le vicende personali del dottor Macelli, tengo a precisare che NON si è DIVORZIATO tre volte, ma che i suoi DUE precedenti matrimoni sono stati annullati dalla Sacra Rota per vizio di consenso. Circa il TERZO e ATTUALE matrimonio del nostro segretario nazionale (con la figlia del massimo esponente italiano della metallurgia, Irene Ferri, tra l’altro) si tratta di un legame assolutamentele solido e immune da tensioni. Le voci relative a presunte relazioni extraconiugali sono del tutto strumentali quanto infondate.
Il sottolineare con malcelata ironia che i malevoli “rumors” fatti circolare dagli avversari politici del mio collega di partito si riferiscono anche a esponenti dello stesso sesso è una chiara dimostrazione di quanto ancora sia radicato in certi ambienti una preconcetta condanna della omosessualità.
Se la mia risposta è di sua soddisfazione, la prego di fornirmi il suo indirizzo di casa, così, in caso di impedimento di Macelli, il suo risotto al radicchio e cipolle verrò volentieri a gustarlo io.

Serena Sastri - candidato Sindaco alle elezioni comunali di Monteselva 

partito-del-territorio.jpg   per la Difesa del Territorio risponde il sindaco  Alessio Tirabassi

Calogero (7 Marzo 2008 alle 17:09) per il Sindaco Tirabassi (Lista “Difesa del Territorio”)

Illustrissimo Signor Primo Cittadino di Monteselva, mi chiamo Calogero Calà, per gli amici (e soprattutto per i nemici) ‘o Piscispada, di mestiere buttafuori. Quando l’altra sera, prima di andare al lavoro, l’ho vista in tv su TRF (al microfono di quel grandissimo pezzo di fi… gliola della Diana De Rossi) che partiva col solito sproloquio sulla necessità di disciplinare l’arrivo e il soggiorno nella nostra città degli extracomunitari, le confesso d’essere rimasto piuttosto basito. Poi però mi sono ripetuto nella memoria ogni parola che ha detto, e in effetti per tutta la trasmissione lei ha parlato di “extracomunitarI” e non di “extracomunitariE”! Tutto a posto, allora: altrimenti non mi sarei spiegato tutte quelle volte che l’ho vista entrare allo “Sharazar” il night dove lavoro, e come mai -tra tutte le entreneuses che ci sono- lei chieda sempre di Mamba e Silvia, le due panterone nigeriane con un metro e mezzo di coscia e non so quanti chili di tette.
Bravo sindaco, no al razzismo e pari opportunità tutto in una volta! Sa che le dico? Quasi quasi la voto anch’io…

Bacio le mani a Vossia 

Amelia Bianchini (10 Marzo 2008 alle 08:57) per il Sindaco: Egregio Tirabassi, dice bene il nome scelto (Difesa del Territorio)ma se ciò che afferma il signor Calà (e perché poi non dovrebbe essere vero? altre chiacch…ehm voci già giunsero alle mie ancor funzionanti orecchie) Ella, egregio, difende a macchia di leopardo e Monteselva non la vogliamo mica trasformare in savana, nevvero?Perdoni l’ovvietà del linguaggio, ma la maestra Parodi, quella di Quarto, era di salute cagionevole: spesso e volentieri (per noi alunni) usufruiva dei permessi malattia.Amelia dal Sindaco Tirabassi a don Calogero (nonché a donna Amelia)Esimio Signor Calogero,
l’espediente di ricorrere ad attacchi personali quando non dispone di valide argomentazioni, nella prassi della politica è antico quanto il mondo. Insomma, talmente “vecchio” da risultare banale, scontato, logoro e sgradevolmente stantio, tanto per intenderci.
È altrettanto vero però che ogni uomo pubblico che si rispetti, nel momento in cui sceglie di farsi eleggere e di rappresentare i suoi elettori, accetta al tempo di andare ad abitare in una casa dalle pareti di vetro, all’interno della quale nulla più può nascondere, neanche ciò che più attiene alla propria vita privata e ai più elementari diritti di riservatezza e privacy.
Dunque non ho difficoltà alcuna a rispondere alle osservazioni da lei avanzate, che mi permetto di definire malevole ai confini con la brutalità, ma anche facilmente smontabili.Per prima cosa ricordo a lei e a chi leggerà questo nostro scambio di idee che tutti i Monteselvini che abbiano un minimo di buonafede (nel cui novero mi permetta di nutrire seri dubbi se considerarla o meno, sia nel senso di appartenenza etnica che di buonafede) sanno molto bene che la mia frequentazione dello “Sharazar” è motivata soprattutto se non esclusivamente dalla fraterna amicizia che mi lega a Carlo Tondini, capace imprenditore e autorevole rappresentatnte della mia stessa lista: fu lui, all’inizio degli anni duemila, a rilevare il locale, trasformando quella che fino ad allora non era stata che una sordida bettola, in uno dei ritrovi più eleganti ed esclusivi della nostra città.
Quanto poi alla cordiale e del tutto disinteressata amicizia che col tempo si è stabilita tra me e le signorine da lei citate (degnissime persone, tra l’altro laureate una in Lingue all’università di Bologna e l’altra in Economia e Commercio in quella di Lagos) altro non è che la più lampante dimostrazione di quanto possano essere pretestuosi e destituiti di ogni fondamento gli attacchi rivolti contro la mia persona e contro il mio schieramento politico in cui si farnetica di un presunto atteggiamento razzista. Perché vede, caro il mio Pesce Spada, gli extracomunitari che la Difesa del Territorio non vuole a Monteselva sono quelli che fanno irruzione negli appartamenti e nelle ville per rapinarci e stuprare le nostre donne, sono quelli che spacciano droga fuori e dentro le scuole frequentate dai nostri figli, sono quelli che -quando gli scappa- invece di cercare un gabinetto pubblico (e Dio solo sa, grazie alla mia amministrazione, quanti ce ne sono sia in centro che in periferia), si abbassano i pantaloni e orinano in mezzo alla strada, contro un angolo, un bidone di spazzatura o contro le nostre macchine, magari sotto gli occhi delle nostre madri e dei nostri figli.
Ma certo non vogliamo rimandare a soffrire la fame a casa loro brave ragazze istruite ed educate che, in regola col libretto di lavoro (e con quello sanitario) svolgono con capacità e passione attività oneste come quella di p.r., pagando regolarmente le tasse sui proventi del proprio lavoro. Tra l’altro analogo discorso vale per la signora (o signorina?) Bianchini: sia ben chiaro che contro la Savana il Partito della Difesa del Territorio non ha proprio nulla: lo dimostra il fatto che l’anno scorso io, il Grigna e e il Bianchino, miei compagni di partito, abbiamo trascorso un mese intero tra i negher a sparare sulle antilopi e anche su qualche grande felino in via d’estinzione, così conserviamo il testone impagliato nel salotto e ne rimarrà in giro qualche copia anche quando non ci saranno più.
Comunque, riservandomi di querelarla presso le competenti autorità di polizia per diffamazione nel caso dovesse ancora esprimersi in questi oltraggiosi termini nei miei confronti, la ringrazio intanto per essere intervenuto e le porgo i miei più distinti saluti.
Alessio Tirabassi, Sindaco di Monteselva

partito-europa-insieme.jpg  per Europa Insieme risponde l’imprenditore Silvio Piersanti 

Rosalba  (6 Marzo 2008 alle 14:13): per il leader di Europa Insieme - onorevole Silvio Piersanti

Caro Commendatore,
sono tra le sue affezionate seguaci fin da quando, in anni ormai lontani, lei decise di lasciare la sua comoda scrivania negli uffici dell’azienda di famiglia per dedicarsi anima e corpo alla politica, prima per andarsi a sedere sui ben più scomodi scranni del Parlamento, e adesso candidandosi alla poltrona di sindaco per cercare di risollevare dalla polvere questa nostra amata città.
O meglio, una sua fan sfegatata lo sono stata fino a qualche sera fa, quando mio nipote Luigi, che non è proprio una cima di cultura né un campione d’intelligenza, mi ha fatto notare che uno dei punti salienti del suo programma è la sicurezza di Monteselva. Fin qui tutto bene, e chi potrebbe potrebbe non essere d’accordo?
Il fatto però è che, nei suoi comizi e anche quando è andato in televisione a farsi intervistare dalla De Rossi -mi ha riferito sempre il Luigino- lei ha dichiarato e rbadito più volte una frase, precisamente questa:
“Per avere strade più sicure bisogna che ci siano strade più illuminate!”
E lo sa che mi ha detto pure quel mezzo deficiente (che poi evidentemente così deficiente non è)?
“Non è che questo c’entra qualcosa col fatto che l’azienda del Cummenda sia la “Lum & Lamp SpA”, leader in Italia e in Europa dell’illuminazione stradale?”
Insomma, ha finito per cacciarmi nell’orecchio una pulce grande quanto un moscone, e sono tre notti che non ci dormo.
Quindi la stessa domanda io la ribalto su di lei, e la prego di rispondermi al più presto, va bene?
Rosalba Tramonti – pensionata 
 
dal Commendator Piersanti alla signora (o signorina) TramontiGentilissima Rosalba,ricordo a lei e a tutti i concittadini che la “Lum & Lamp” offre lavoro a ben 852 abitanti di Monteselva, e sostentamento a altrettante famiglie.
Aggiungo che i delitti contro la persona e la proprietà, dopo l’installazione dei nuovi e moderni sistemi di illuminazione stradale, hanno registrato una drastica diminuzione (circa il 28% di quanto consuntivato nell’analogo periodo dell’anno precedente.
Sottolineo che, onde non prestare il fianco ad attacchi strumentali, fin dalla mia prima nomina in Parlamento decisi di optare, per ciò che concerne la mia attività di imprenditore a quell’istituto denominato Blind Trust.A questo proposito, qualora la parola le risultasse sconosciuta, le basti conoscere la definizione che ne fornisce Wikipedia:Un blind trust è una forma di trust costituita allo scopo di separare completamente un soggetto dal proprio patrimonio, al fine di evitare alcune forme di conflitto di interessi.
Tecnicamente si tratta di un affidamento fiduciario (trust) nel quale il titolare (settlor) conferisce il proprio patrimonio a un consiglio direttivo (trustee) che lo amministra per suo conto, scegliendo nella più completa libertà le forme di investimento più opportune, senza obbligo di rendiconto (anzi, con espresso divieto), e ciò fino alla scadenza di un termine o al verificarsi di una condizione (ad esempio, la cessazione da una carica).
Tipicamente, il blind trust viene costituito da soggetti che accedono a cariche pubbliche di altissima rilevanza, al fine di assicurare che le decisioni da essi prese nell’interesse pubblico Sperando di avere soddisfatto le sue curiosità, contribuendo nel contempo ad arricchire il suo bagaglio culturale, ricordandole che troverà il simbolo di Europa Insieme in alto a sinistra, al primo posto della scheda elettorale, le porgo i miei più cordiali e distinti saluti.

Silvio Piersanti

PSMi consenta di concordare con lei circa la non brillantissima intelligenza di suo nipote: gradisca in proposito sinceri auguri, se non per una completa guarigione, almeno per un miglioramento che lo aiuti a uscire dalla “zona retrocessione” dei quozienti d’intelligenza.

partito-del-risparmio.jpg    per il Partito del Rigore risponde il magistrato Domenico Di Rocco

Zefferino Zanzelli (10 Aprile 2008 alle 20:49) per il Giudice Domenico Di Rocco :

Egregio Dottor Di Rocco,
se tardo ‘osì tanto a scriverle è solo perché, prima ancora di prendere ‘arta e penna, ho dovuto decidere se rivolgermi a Lei in veste di ex-magistrato, di attuale parlamentare o di futuro sinda’o di Monteselva.
Siccome il passato è sepolto nello stesso momento che diventa tale e del futuro non v’è certezza, ho optato –‘ome spesso succede-  per l’opzione di mezzo.
Dunque, stimato Onorevole (che è forse un po’ più di “Dottore” –visto che in Italia un caffé e una laurea non si negano mai a nessuno), quello che non capisco punto è perché ha chiamato il suo movimento ‘on quel nome strano, “Partito del Rigore”.
Perché per prima cosa il “rigore” a me che di mestiere faccio il beccamorto, fa tanto ricordare quella durezza che prende il corpo di un cristiano quando s’è persa l’anima e si è bell’e pronti p’esse ‘acciati sottoterra.
Per seconda ‘osa invece mi fa venire in mente tutte le domeniche che mi sono mangiato i’ ffegato e tutta la ‘oratella perché ai “gobbi”, quelli con la maglia bianca e nera che ricorda tanto la casacca dei ‘arcerati, in libertà però, qualche cornuto vestito di nero trovava il modo di regalargli la partita, dando o negando appunto un rigore, dipende da in quale area si stava giocando. Io che sono nato a Fiesole e ciò pure il sangue viola.
Insomma, dipendesse da me di voti lei e la sua lista non ne prendereste neanche uno, va bene?
Ma siccome sono un uomo ragionevole, se ci fosse un’altra spiegazione di quel bischero di nome, lei me la faccia sapere ‘he ci penso su.

Zefferino Zanzelli - becchino in pensione   

Da DDRocco a Zanzelli:

La prima considerazione che mi viene in mente è che io e lei, mio caro sig. Zefferino, facciamo un mestiere che è sostanzialmente agli antipodi: Lei interra cadaveri, e io, con le mie indagini prima e con la mia attività di denuncia sociale e politica adesso,certi cadaveri invece cerco di portarli alla luce. Che ci azzecca? Chiederà lei. Ci azzecca e come, invece. Perché vede, la sua concezione del rigore diverge assolutamente dalla mia. Assolutamente sì o assolutamente no? Assolutamente sì. Per prima cosa lei ricorderà (e se non lo ricorda glielo ricordo io) che quando condussi l’inchiesta “Piedi Puliti”, di sani, di gobbi, di dritti e di storti ne misi in gabbia senza preferenze e/o eccezioni. Per seconda cosa le consiglio di andare a consultare un bel vocabolario (sempre che ne possieda uno), dove troverà che uno dei significati di rigore coincide con rettitudine, intransigenza morale e cose del genere, ed è proprio questo il senso del nome con cui abbiamo battezzato un partito che non si piegherà mai al compromesso e all’inciucio.Insomma, lei continui pure a esercitare il suo  mestiere di beccamorto e cassamortaio in piena tranquillità, ma accetti questo consiglio: non ceda mai alla tentazione di incassare qualche mazzetta dai parenti di qualche defunto che vogliono sistemare il caro estinto in un fornetto più comodo o più in alto degli altri, perché in quel momento stesso alle sue orecchie arriverà un bel concerto per fruscio di avvisi di garanzia e tintinnio di manette.Mi sono spiegato o no?

Giudice Domenico De Rocco

partito-della-magnolia.jpg per La Magnolia risponde il sindacalista Vittorio Cagnoni 

Amleto (3 Marzo 2008 alle 13:22) per il leader della Magnolia

Dubbi… che si addicono al mio nome. Ieri ho avuto modo di ascoltare alla radio le dichiarazioni di Veltroni nel corso dei suoi comizi (credo) in Toscana.
“Basta con gli studenti che non possono disporre di laboratori, che sono trattati come impiegati che prendono servizio alle 8 e 30 e staccano all’ora di pranzo semplicemente perché la scuola non è in grado di offrire attività post ed extrascolastiche!”
“Basta con gli stipendi bassi! Basta con chi frena l’energia solare!”
Tutto giusto, mi sento di sottoscrivere in pieno.
Ma, a proposito di dubbi… non era anche lui col Governo che ha retto il paese per questi ultimi anni?
E se tutti questi “basta” li avesse detti un tantinello prima? 

dal Vittorio Cagnoni al signor Amleto

Gentilissimo Elettore,se mi concede una battuta, il nick-name che si è scelto (perché penso che sia di questo che si tratti) mi ricorda un signore vestito di nero che se ne andava in giro con un teschio in mano. Come Lei può certamente immaginare si tratta di un colore e di un simbolo che noi della Magnolia lasciamo volentieri ad altri, in particolare ai nostri competitori della destra che saprebbero meglio di noi che uso farne.
Scherzi e licenze a parte, vengo subito alla Sua domanda, che, intanto, La ringrazio molto di avermi fatto.
Premetto però che, visto che quelle che si terranno nel corso dell’anno a Monteselva sono consultazioni elettorali destinate al rinnovo delle cariche amministrative locali e non elezioni politiche, quindi preferirei che le questioni alle quali rispondere (almeno in un’occasione come questa!) fossero più attinenti alle concrete problematiche della città e dei cittadini.
Venendo al merito, reagisco al suo stupore col mio stupore. E mi domando:
Possibile che una persona colta e arguta quale Lei dimostra di essere non si renda conto che nell’armadio di ogni politico che si rispetti devono essere presenti sempre due giacche, quella del “governo” e quella “dell’opposizione”, la cui scelta dipende solo dalle circostanze?
E soprattutto, possibile che non sappia che non è affatto pacifico che “far parte di un Governo” coincida in tutto e per tutto con “governare” effettivamente?
Arrivato a questo punto lascio a lei le riflessioni del caso.
E mi raccomando: se dovesse sorgerle qualche altro “amletico” dubbio, mi scriva ancora senza esitazione alcuna.

Vittorio Cagnoni 

Teresa Minghetti (di Lorella De Bon)

Aprile 10th, 2008

teresa.jpg    Sapete, non mi va mica tanto giù questa storia delle presentazioni obbligatorie. Ho il sacrosanto diritto di iscrivermi all’anagrafe di Monteselva senza dover raccontare in giro i fatti miei. Ma a quanto pare questa procedura è obbligatoria per ottenere la cittadinanza, quindi… 

Cedere di fronte alle angherie del prossimo mi ha sempre fatto imbestialire sin da piccola. Figuriamoci adesso che, sulla soglia dei sessant’anni, non sopporto nemmeno il suono delle campane.

Non posso credere di essere arrivata a questo punto.

Io, che ho sempre frequentato assiduamente la chiesa. Io, che ancora oggi non salto mai una funzione domenicale, un funerale, un rosario. I matrimoni no, quelli li evito come il diavolo l’acquasanta. Che io non mi sono mai sposata dopo quel fatto di Erminio di quarant’anni fa. 

A vent’anni non ero da buttare via, anche se in cuor mio pensavo di avere un aspetto così anonimo da non solleticare gli istinti maschili. Invece, Erminio si accorse di me e iniziò a farmi una corte spietata. Me lo trovavo davanti ovunque andassi, anche al camposanto. Il fatto è che avevo altro a cui pensare. Dovevo assistere mamma, inferma a causa di una grave malattia. Ah, quanto penò il mio povero Erminio pur di strapparmi un bacio, quella sera nel fienile. Un bacio soltanto, che però mi fece innamorare di lui.  

Innamorata e abbandonata.

Sì, perché Erminio dopo qualche mese se n’è andato in Francia a lavorare in un’impresa edile importante, che qui era difficile trovare un impiego dignitoso. Dopo qualche lettera e due o tre cartoline, il silenzio. Cinque anni fa, per caso e tramite un’amica comune, ho saputo che è morto, lasciando moglie e due figli in miseria. Il mio primo pensiero, alla notizia, è stato quello di avere evitato una sicura vedovanza. 

Dopo Erminio, però, c’è stato il vuoto assoluto. Non mi sono mai più fidanzata.

Dopo la morte della mia povera mamma, ho votato la mia intera esistenza alla chiesa e a Dio nostro Signore. Lui sì che è un Uomo affidabile, buono e generoso. Lui mi ama incondizionatamente. A lui non interessa il mio aspetto fisico. Perché io non sono una donna appariscente, tutt’altro.  E con gli anni mi sono chiusa in me stessa e il mio corpo si è come ristretto, ridotto all’osso. Sono piccola, anche se ben proporzionata, i capelli grigi, anche se ben curati. Non mi trucco mai. Il mio sguardo triste colpisce  negativamente la gente, che pensa che io sia una persona timida e sottomessa. Niente affatto! Io non devo rendere conto a nessuno, se non al Signore nostro Dio.  

Insomma, amo Dio con tutta me stessa, corpo e anima. Solo a lui confido le mie ansie, le mie paure, i miei sogni. In lui ho riposto la mia vita. A lui parlo giorno e notte, con la voce e col pensiero. E lo vado a trovare ogni giorno al Duomo o a San Rocco, certa di ricevere sempre una parola buona, un’emozione unica e indescrivibile. Lui è pura Luce. Lui è puro Amore. Lui è Vita.  Lui è la mia vita. Nessuno, dico nessuno, deve frapporsi tra me e il Signore.  

Nessuno deve rovinare il nostro rapporto. Nessuno, capito?  Altrimenti …  

Le notti di Monteselva (2)

Aprile 10th, 2008

Serie ideata e scritta da Patrizio Pacioni e Lorella De   Bon

kristo-apgiacom.jpg

L’angelo di Kristo

     Erano ormai cinque notti - non consecutive - che il viso di un bambino faceva capolino alla porta dell’unità mobile di soccorso parcheggiata davanti al vecchio e fatiscente capannone della SIFACE.   

…toccata e fuga, nel gergo musicale   

…disperazione e paura, nel linguaggio di strada 

Un volto dall’ovale perfetto, ma al tempo stesso emaciato e anemico. Il volto di chi soffre il freddo e la fame, e non vede l’ora che arrivi la sera per addormentarsi, perché solo quando arriva il sonno non si avverte più l’aggrovigliarsi delle budella e il raggrinzarsi della pelle. Comunque, un volto dai tratti talmente belli che a vederlo veniva da chiedersi cosa cavolo ci facesse un cherubino in giro per Monteselva, in piena notte e sottozero per giunta.

(il disegno è di Annapaola Giacomelli) 

Per leggere l’intera storia, clicca qui:

mvi-2.doc

Daniele Trabucco e Emyla Kounichuk (di Stefania Marello)

Aprile 10th, 2008

matr-03-bis.jpg 

Monteselva la conosco fin troppo bene, per il semplice fatto che ci sono nato e cresciuto. Da bambino ho giocato fra strade e cortili, androni e portici di questa piccola città, ma ancora oggi non saprei se definirla bella o brutta. 

È la mia e tanto basta. 

In questi luoghi ho frequentato l’istituto tecnico, ho baciato la mia prima ragazza su una panchina ai giardini di via Cadorna, ho litigato coi miei genitori, ho sofferto per rabbia e per amore, ho desiderato una vita migliore. Ho desiderato evadere, spiccare il volo verso chissaddove, alla pari di tanti miei coetanei, del resto. Ma alla fine, come quasi tutti loro, sono rimasto qui, in uno stato perenne di attesa, come se il destino mi riservasse, prima o poi, qualche cosa di grande e di bello. 

Oggi ho 34 anni e lavoro presso l’amministrazione comunale. Sono un bell’uomo, alto, bruno. Un po’ robusto, magari, ma non soprappeso.  

Quando è entrata Emyla nella mia vita ho avuto la certezza che il destino tanto atteso si fosse compiuto.Emyla è una … già, come posso definirla? Una giovane immigrata dall’Ucraina in cerca di lavoro e fortuna? Una donna bellissima?  No, troppo semplice e limitativo.  Emyla è un cataclisma, una forza distruttiva che contiene nello stesso tempo il rimedio, il linimento di ogni ferita. Mi rendo conto che posso sembrare pazzo  a scrivere queste cose, ma è quello che provo. Se mi devo attenere ai fatti dirò che ci siamo fidanzati e dopo pochi mesi ci siamo sposati nella chiesa di san Rocco, dove don Terenzio ha accettato di battezzarla e cresimarla in tutta fretta (ovviamente lei non era di religione cattolica) affinché potessimo sposarci con rito cattolico.  Questo ha calmato in parte l’ostilità dei miei genitori. Perché se ormai da parecchi anni si vedono immigrati a Monteselva, io credo d’essere stato il primo a sposarne una.  

In realtà Emyla non è mai stata veramente mia. E non chiedetemi di essere più chiaro, di spiegarvi meglio questa sensazione, perché non ci riuscirei. Dovete accontentarvi di questo. Quindi dirò solo che qualche volta lei diventa strana… come assente. Magari sta mangiando seduta davanti a me, ma è come se fosse altrove. Allora allungo una mano sul tavolo a toccare la sua: lei mi guarda con quei suoi occhi color del cielo, orlati da lunghe ciglia bionde, ma ci mette un po’ a mettermi a fuoco. Poi mi sorride, di nuovo tenera e complice. Anche dopo il matrimonio, benché io non fossi d’accordo, ha voluto continuare a lavorare come bracciante da Polichetti, che ha una cascina e dei terreni fuori Monteselva. “Sono forte”  ha detto sorridendo con il suo accento slavo  “in Ucraina donne lavorano più tanto di qui…”  Qualche volta è successo che non è ritornata a casa la sera. La prima volta sono impazzito a cercarla, finché l’ho trovata al cascinale dove lavora, nella stalla, con Polichetti e il veterinario ad assistere al parto di una giumenta. Le dissi di avvisarmi con il cellulare in questi casi. Da allora, quando capita, mi manda un breve sms: ‘a casa domani’. Ora lei aspetta un bambino. Sono al settimo cielo per questa inattesa paternità e anche lei sembra felice di diventare mamma.

Dico ‘sembra’ perché la certezza di che cosa pensi Emyla non l’avrò mai.

Don Terenzio Respighi (di Stefania Marello)

Aprile 7th, 2008

don-terenzio.jpg   Sono stato mandato qui a Monteselva  quattro anni fa dalla Curia di Piacenza, dopo che don Franco era morto di cirrosi. Il povero don Franco, oltre ad essere astemio, mangiava pochissimo e sempre scondito, ma naturalmente i fedeli frequentatori della parrocchia ne raccontarono di cotte e di crude sul suo presunto attaccamento alla bottiglia.
Il fegato, purtroppo, può ammalarsi anche per altre cause e loro, le Malelingue di Monteselva Oscura, come le chiamo io, lo sapevano, ma non potevano lasciarsi sfuggire un’occasione così ghiotta per praticare il loro sport preferito: la calunnia sincronizzata.

Ora che ci penso, dopo don Franco e prima di me ci fu don Leo. Si chiamava al secolo Leonardo Lavinci  (con questo nome non doveva essersela passata tanto bene da bambino), ma a San Rocco durò meno di una stagione.

Don Leo era giovanissimo e si dedicava molto, forse troppo, ai ragazzini dell’oratorio, più per affinità  che per vizio, essendo ancora lui stesso un ragazzo, che si divertiva come un matto a dare quattro calci al pallone.

Inutile dirlo, la malelingue animarono le malepenne, che scrissero al vescovo, che richiamò don Leo, che aveva trascurato le funzioni per arbitrare l’amichevole Vis San Rocco- Robur San Gioacchino. Le cose a Monteselva vanno a finire così, come  alla Fiera di Mastro Andrè: in fondo alla catena c’è sempre una vittima sacrificale.

Comunque anche per me all’inizio non fu facile.

Don Piero, il parroco di questa gloriosa e antica chiesa che è il Duomo di Monteselva, era ed è una specie di santo vivente. Persona cristallina, autorevole e irreprensibile sotto ogni punto di vista, tanto che le M. di M.O. (le malelingue di cui dicevo prima) si sono rassegnate; di fronte a un tale personaggio la maldicenza è un po’ come lo sci quando manca la neve: non si può praticare.

Così tutta l’attenzione era rivolta a me, semplice sacerdote e ultimo arrivato, per di più, e io ero perennemente preoccupato di fare o dire qualcosa a cui potessero appigliarsi per ricominciare il gioco al massacro.
Ebbene sì, lo ammetto: a me le donne giovani e belle piacciono ancora. Ho quarantaquattro anni, sono alto, atletico, di bell’aspetto e sotto la tonaca sono un uomo come gli altri.
Perché, a dirsela proprio fuori dai denti, non è mica che, una volta che si prendono i voti, certi istinti spariscano miracolosamente. Anzi, il più delle volte per noi sacerdoti è ancora peggio che per gli altri.  Quando siamo nel confessionale e ascoltiamo le lussuriose storie di certe belle figliole di buona famiglia (e il sottoscritto è più che sicuro  che alcune di loro se le inventano di sana pianta per esibizionismo, sfida alla morale o Dio sa per cos’altro) non è facile restare casti e puri come imporrebbe la regola.
Ma alla lunga ci si fa l’abitudine: prima si ascolta in silenziosi ascolta, poi si dispensano i soliti consigli per evitare le tentazioni, e per concludere qualche Ave, Pater e Gloria di penitenza.
 E via! Avanti un altro. Ma quando ormai mi sembrava di essermi guadagnato la stima e l’approvazione di quasi tutto il paese, un giorno di maggio dell’anno scorso entrò in chiesa una giovane ucraina dagli occhi smarriti: alta, bionda, bellissima.
Venne a confessarsi anche lei, ma quella volta, alla fine, la penitenza la recitammo insieme.