Carissimi amici di Monteselva, residenti e forestieri, quello che segue vuole essere un ulteriore contributo alla sceta che sarete chiamati a operare dopodomani e domenica nel segreto della cabina elettorale: abbiamo infatti raccolto le più interessanti e significative domande (complete di relative risposte) che -approfittando dell’iniziativa congiunta della rivista Historica e di Tele Radio Farnese “Linea diretta col candidato”- voi stessi avere posto ai leaders dei più importanti gruppi scesi in lizza per il rinnovo della Giunta e la nomina del nuovo Sindaco.
Buona lettura!
Cristina Canali per Historica
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per il C.P.D. (Cattolici Popolari Democratici) risponde la professoressa Serena Sastri
Liliana Pomodoro (20 Marzo 2008 alle 13:55) per la Professoressa Serena Sastri:
Gentilissima Serena,
scusami se i punti e le virgole mi vengono giù a caso come i semi che sparge un contadino sul campo arato anzi visto che mi sbaglio sempre facciamo che metto solo un punto quando ho finito una frase così nn ne parliamo più. Con queste elezioni politiche amministrative rionali e di condominio non ci si capisce più un’acca l’unica cosa che mi è chiara è che Gian Bernardo Macelli si è rotto le scatole (così almeno dimostra che ce l’ha) di stare al gioco del commendatore con tutti quei soldi e di Cagnoni che invece fa il ragazzino ma sono quarant’anni che gioca a fare tribuna politica e ci ha già pure la pensione. Quindi il mio voto sulla scheda del CPD fate conto che c’è già segnata anche perché per votare basta mettere la croce ed è capace pure un’ignorante come me. Quello che però proprio non capisco è come mai che uno che dice di difendere la famiglia si è già divorziato tre volte e a quanto dicono ci ha pure due amanti una femmina e uno maschio.
Potrebbe chiarire questo ultimo dubbio? Dica al signor Macelli che se mi dà una risposta convincente lo invito a casa mia a mangiare il risotto col radicchio e colla cipolla che come lo faccio io non gli viene buono nemmeno allo scièf dell’otèl President.
Da Serena Sastri all’elettrice Liliana Pomodoro
Cara Liliana,
per prima cosa La ringrazio a nome del partito del suo voto che -insieme a tanti altri!- contribuirà a farci raggiungere e superare lo sbarramento previsto per l’accesso dei nostri candidati all’assemblea comunale. Faccio miei naturalmente, tutti i suoi apprezzamenti relativi al nostro leader di partito. Per quanto riguarda le vicende personali del dottor Macelli, tengo a precisare che NON si è DIVORZIATO tre volte, ma che i suoi DUE precedenti matrimoni sono stati annullati dalla Sacra Rota per vizio di consenso. Circa il TERZO e ATTUALE matrimonio del nostro segretario nazionale (con la figlia del massimo esponente italiano della metallurgia, Irene Ferri, tra l’altro) si tratta di un legame assolutamentele solido e immune da tensioni. Le voci relative a presunte relazioni extraconiugali sono del tutto strumentali quanto infondate.
Il sottolineare con malcelata ironia che i malevoli “rumors” fatti circolare dagli avversari politici del mio collega di partito si riferiscono anche a esponenti dello stesso sesso è una chiara dimostrazione di quanto ancora sia radicato in certi ambienti una preconcetta condanna della omosessualità.
Se la mia risposta è di sua soddisfazione, la prego di fornirmi il suo indirizzo di casa, così, in caso di impedimento di Macelli, il suo risotto al radicchio e cipolle verrò volentieri a gustarlo io.
Serena Sastri - candidato Sindaco alle elezioni comunali di Monteselva
per la Difesa del Territorio risponde il sindaco Alessio Tirabassi
Calogero (7 Marzo 2008 alle 17:09) per il Sindaco Tirabassi (Lista “Difesa del Territorio”)
Illustrissimo Signor Primo Cittadino di Monteselva, mi chiamo Calogero Calà, per gli amici (e soprattutto per i nemici) ‘o Piscispada, di mestiere buttafuori. Quando l’altra sera, prima di andare al lavoro, l’ho vista in tv su TRF (al microfono di quel grandissimo pezzo di fi… gliola della Diana De Rossi) che partiva col solito sproloquio sulla necessità di disciplinare l’arrivo e il soggiorno nella nostra città degli extracomunitari, le confesso d’essere rimasto piuttosto basito. Poi però mi sono ripetuto nella memoria ogni parola che ha detto, e in effetti per tutta la trasmissione lei ha parlato di “extracomunitarI” e non di “extracomunitariE”! Tutto a posto, allora: altrimenti non mi sarei spiegato tutte quelle volte che l’ho vista entrare allo “Sharazar” il night dove lavoro, e come mai -tra tutte le entreneuses che ci sono- lei chieda sempre di Mamba e Silvia, le due panterone nigeriane con un metro e mezzo di coscia e non so quanti chili di tette.
Bravo sindaco, no al razzismo e pari opportunità tutto in una volta! Sa che le dico? Quasi quasi la voto anch’io…
Bacio le mani a Vossia
Amelia Bianchini (10 Marzo 2008 alle 08:57) per il Sindaco: Egregio Tirabassi, dice bene il nome scelto (Difesa del Territorio)ma se ciò che afferma il signor Calà (e perché poi non dovrebbe essere vero? altre chiacch…ehm voci già giunsero alle mie ancor funzionanti orecchie) Ella, egregio, difende a macchia di leopardo e Monteselva non la vogliamo mica trasformare in savana, nevvero?Perdoni l’ovvietà del linguaggio, ma la maestra Parodi, quella di Quarto, era di salute cagionevole: spesso e volentieri (per noi alunni) usufruiva dei permessi malattia.Amelia dal Sindaco Tirabassi a don Calogero (nonché a donna Amelia)Esimio Signor Calogero,
l’espediente di ricorrere ad attacchi personali quando non dispone di valide argomentazioni, nella prassi della politica è antico quanto il mondo. Insomma, talmente “vecchio” da risultare banale, scontato, logoro e sgradevolmente stantio, tanto per intenderci.
È altrettanto vero però che ogni uomo pubblico che si rispetti, nel momento in cui sceglie di farsi eleggere e di rappresentare i suoi elettori, accetta al tempo di andare ad abitare in una casa dalle pareti di vetro, all’interno della quale nulla più può nascondere, neanche ciò che più attiene alla propria vita privata e ai più elementari diritti di riservatezza e privacy.
Dunque non ho difficoltà alcuna a rispondere alle osservazioni da lei avanzate, che mi permetto di definire malevole ai confini con la brutalità, ma anche facilmente smontabili.Per prima cosa ricordo a lei e a chi leggerà questo nostro scambio di idee che tutti i Monteselvini che abbiano un minimo di buonafede (nel cui novero mi permetta di nutrire seri dubbi se considerarla o meno, sia nel senso di appartenenza etnica che di buonafede) sanno molto bene che la mia frequentazione dello “Sharazar” è motivata soprattutto se non esclusivamente dalla fraterna amicizia che mi lega a Carlo Tondini, capace imprenditore e autorevole rappresentatnte della mia stessa lista: fu lui, all’inizio degli anni duemila, a rilevare il locale, trasformando quella che fino ad allora non era stata che una sordida bettola, in uno dei ritrovi più eleganti ed esclusivi della nostra città.
Quanto poi alla cordiale e del tutto disinteressata amicizia che col tempo si è stabilita tra me e le signorine da lei citate (degnissime persone, tra l’altro laureate una in Lingue all’università di Bologna e l’altra in Economia e Commercio in quella di Lagos) altro non è che la più lampante dimostrazione di quanto possano essere pretestuosi e destituiti di ogni fondamento gli attacchi rivolti contro la mia persona e contro il mio schieramento politico in cui si farnetica di un presunto atteggiamento razzista. Perché vede, caro il mio Pesce Spada, gli extracomunitari che la Difesa del Territorio non vuole a Monteselva sono quelli che fanno irruzione negli appartamenti e nelle ville per rapinarci e stuprare le nostre donne, sono quelli che spacciano droga fuori e dentro le scuole frequentate dai nostri figli, sono quelli che -quando gli scappa- invece di cercare un gabinetto pubblico (e Dio solo sa, grazie alla mia amministrazione, quanti ce ne sono sia in centro che in periferia), si abbassano i pantaloni e orinano in mezzo alla strada, contro un angolo, un bidone di spazzatura o contro le nostre macchine, magari sotto gli occhi delle nostre madri e dei nostri figli.
Ma certo non vogliamo rimandare a soffrire la fame a casa loro brave ragazze istruite ed educate che, in regola col libretto di lavoro (e con quello sanitario) svolgono con capacità e passione attività oneste come quella di p.r., pagando regolarmente le tasse sui proventi del proprio lavoro. Tra l’altro analogo discorso vale per la signora (o signorina?) Bianchini: sia ben chiaro che contro la Savana il Partito della Difesa del Territorio non ha proprio nulla: lo dimostra il fatto che l’anno scorso io, il Grigna e e il Bianchino, miei compagni di partito, abbiamo trascorso un mese intero tra i negher a sparare sulle antilopi e anche su qualche grande felino in via d’estinzione, così conserviamo il testone impagliato nel salotto e ne rimarrà in giro qualche copia anche quando non ci saranno più.Comunque, riservandomi di querelarla presso le competenti autorità di polizia per diffamazione nel caso dovesse ancora esprimersi in questi oltraggiosi termini nei miei confronti, la ringrazio intanto per essere intervenuto e le porgo i miei più distinti saluti.Alessio Tirabassi, Sindaco di Monteselva
per Europa Insieme risponde l’imprenditore Silvio Piersanti
Rosalba (6 Marzo 2008 alle 14:13): per il leader di Europa Insieme - onorevole Silvio Piersanti
Caro Commendatore,
sono tra le sue affezionate seguaci fin da quando, in anni ormai lontani, lei decise di lasciare la sua comoda scrivania negli uffici dell’azienda di famiglia per dedicarsi anima e corpo alla politica, prima per andarsi a sedere sui ben più scomodi scranni del Parlamento, e adesso candidandosi alla poltrona di sindaco per cercare di risollevare dalla polvere questa nostra amata città.
O meglio, una sua fan sfegatata lo sono stata fino a qualche sera fa, quando mio nipote Luigi, che non è proprio una cima di cultura né un campione d’intelligenza, mi ha fatto notare che uno dei punti salienti del suo programma è la sicurezza di Monteselva. Fin qui tutto bene, e chi potrebbe potrebbe non essere d’accordo?
Il fatto però è che, nei suoi comizi e anche quando è andato in televisione a farsi intervistare dalla De Rossi -mi ha riferito sempre il Luigino- lei ha dichiarato e rbadito più volte una frase, precisamente questa:
“Per avere strade più sicure bisogna che ci siano strade più illuminate!”
E lo sa che mi ha detto pure quel mezzo deficiente (che poi evidentemente così deficiente non è)?
“Non è che questo c’entra qualcosa col fatto che l’azienda del Cummenda sia la “Lum & Lamp SpA”, leader in Italia e in Europa dell’illuminazione stradale?”
Insomma, ha finito per cacciarmi nell’orecchio una pulce grande quanto un moscone, e sono tre notti che non ci dormo.
Quindi la stessa domanda io la ribalto su di lei, e la prego di rispondermi al più presto, va bene?Rosalba Tramonti – pensionata dal Commendator Piersanti alla signora (o signorina) TramontiGentilissima Rosalba,ricordo a lei e a tutti i concittadini che la “Lum & Lamp” offre lavoro a ben 852 abitanti di Monteselva, e sostentamento a altrettante famiglie.
Aggiungo che i delitti contro la persona e la proprietà, dopo l’installazione dei nuovi e moderni sistemi di illuminazione stradale, hanno registrato una drastica diminuzione (circa il 28% di quanto consuntivato nell’analogo periodo dell’anno precedente.
Sottolineo che, onde non prestare il fianco ad attacchi strumentali, fin dalla mia prima nomina in Parlamento decisi di optare, per ciò che concerne la mia attività di imprenditore a quell’istituto denominato Blind Trust.A questo proposito, qualora la parola le risultasse sconosciuta, le basti conoscere la definizione che ne fornisce Wikipedia:Un blind trust è una forma di trust costituita allo scopo di separare completamente un soggetto dal proprio patrimonio, al fine di evitare alcune forme di conflitto di interessi.
Tecnicamente si tratta di un affidamento fiduciario (trust) nel quale il titolare (settlor) conferisce il proprio patrimonio a un consiglio direttivo (trustee) che lo amministra per suo conto, scegliendo nella più completa libertà le forme di investimento più opportune, senza obbligo di rendiconto (anzi, con espresso divieto), e ciò fino alla scadenza di un termine o al verificarsi di una condizione (ad esempio, la cessazione da una carica).
Tipicamente, il blind trust viene costituito da soggetti che accedono a cariche pubbliche di altissima rilevanza, al fine di assicurare che le decisioni da essi prese nell’interesse pubblico Sperando di avere soddisfatto le sue curiosità, contribuendo nel contempo ad arricchire il suo bagaglio culturale, ricordandole che troverà il simbolo di Europa Insieme in alto a sinistra, al primo posto della scheda elettorale, le porgo i miei più cordiali e distinti saluti.
Silvio Piersanti
PSMi consenta di concordare con lei circa la non brillantissima intelligenza di suo nipote: gradisca in proposito sinceri auguri, se non per una completa guarigione, almeno per un miglioramento che lo aiuti a uscire dalla “zona retrocessione” dei quozienti d’intelligenza.
per il Partito del Rigore risponde il magistrato Domenico Di Rocco
Zefferino Zanzelli (10 Aprile 2008 alle 20:49) per il Giudice Domenico Di Rocco :
Egregio Dottor Di Rocco,
se tardo ‘osì tanto a scriverle è solo perché, prima ancora di prendere ‘arta e penna, ho dovuto decidere se rivolgermi a Lei in veste di ex-magistrato, di attuale parlamentare o di futuro sinda’o di Monteselva.
Siccome il passato è sepolto nello stesso momento che diventa tale e del futuro non v’è certezza, ho optato –‘ome spesso succede- per l’opzione di mezzo.
Dunque, stimato Onorevole (che è forse un po’ più di “Dottore” –visto che in Italia un caffé e una laurea non si negano mai a nessuno), quello che non capisco punto è perché ha chiamato il suo movimento ‘on quel nome strano, “Partito del Rigore”.
Perché per prima cosa il “rigore” a me che di mestiere faccio il beccamorto, fa tanto ricordare quella durezza che prende il corpo di un cristiano quando s’è persa l’anima e si è bell’e pronti p’esse ‘acciati sottoterra.
Per seconda ‘osa invece mi fa venire in mente tutte le domeniche che mi sono mangiato i’ ffegato e tutta la ‘oratella perché ai “gobbi”, quelli con la maglia bianca e nera che ricorda tanto la casacca dei ‘arcerati, in libertà però, qualche cornuto vestito di nero trovava il modo di regalargli la partita, dando o negando appunto un rigore, dipende da in quale area si stava giocando. Io che sono nato a Fiesole e ciò pure il sangue viola.
Insomma, dipendesse da me di voti lei e la sua lista non ne prendereste neanche uno, va bene?
Ma siccome sono un uomo ragionevole, se ci fosse un’altra spiegazione di quel bischero di nome, lei me la faccia sapere ‘he ci penso su.
Zefferino Zanzelli - becchino in pensione
Da DDRocco a Zanzelli:
La prima considerazione che mi viene in mente è che io e lei, mio caro sig. Zefferino, facciamo un mestiere che è sostanzialmente agli antipodi: Lei interra cadaveri, e io, con le mie indagini prima e con la mia attività di denuncia sociale e politica adesso,certi cadaveri invece cerco di portarli alla luce. Che ci azzecca? Chiederà lei. Ci azzecca e come, invece. Perché vede, la sua concezione del rigore diverge assolutamente dalla mia. Assolutamente sì o assolutamente no? Assolutamente sì. Per prima cosa lei ricorderà (e se non lo ricorda glielo ricordo io) che quando condussi l’inchiesta “Piedi Puliti”, di sani, di gobbi, di dritti e di storti ne misi in gabbia senza preferenze e/o eccezioni. Per seconda cosa le consiglio di andare a consultare un bel vocabolario (sempre che ne possieda uno), dove troverà che uno dei significati di rigore coincide con rettitudine, intransigenza morale e cose del genere, ed è proprio questo il senso del nome con cui abbiamo battezzato un partito che non si piegherà mai al compromesso e all’inciucio.Insomma, lei continui pure a esercitare il suo mestiere di beccamorto e cassamortaio in piena tranquillità, ma accetti questo consiglio: non ceda mai alla tentazione di incassare qualche mazzetta dai parenti di qualche defunto che vogliono sistemare il caro estinto in un fornetto più comodo o più in alto degli altri, perché in quel momento stesso alle sue orecchie arriverà un bel concerto per fruscio di avvisi di garanzia e tintinnio di manette.Mi sono spiegato o no?
Giudice Domenico De Rocco
per La Magnolia risponde il sindacalista Vittorio Cagnoni
Amleto (3 Marzo 2008 alle 13:22) per il leader della Magnolia
Dubbi… che si addicono al mio nome. Ieri ho avuto modo di ascoltare alla radio le dichiarazioni di Veltroni nel corso dei suoi comizi (credo) in Toscana.
“Basta con gli studenti che non possono disporre di laboratori, che sono trattati come impiegati che prendono servizio alle 8 e 30 e staccano all’ora di pranzo semplicemente perché la scuola non è in grado di offrire attività post ed extrascolastiche!”
“Basta con gli stipendi bassi! Basta con chi frena l’energia solare!”
Tutto giusto, mi sento di sottoscrivere in pieno.
Ma, a proposito di dubbi… non era anche lui col Governo che ha retto il paese per questi ultimi anni?
E se tutti questi “basta” li avesse detti un tantinello prima?
dal Vittorio Cagnoni al signor Amleto
Gentilissimo Elettore,se mi concede una battuta, il nick-name che si è scelto (perché penso che sia di questo che si tratti) mi ricorda un signore vestito di nero che se ne andava in giro con un teschio in mano. Come Lei può certamente immaginare si tratta di un colore e di un simbolo che noi della Magnolia lasciamo volentieri ad altri, in particolare ai nostri competitori della destra che saprebbero meglio di noi che uso farne.
Scherzi e licenze a parte, vengo subito alla Sua domanda, che, intanto, La ringrazio molto di avermi fatto.
Premetto però che, visto che quelle che si terranno nel corso dell’anno a Monteselva sono consultazioni elettorali destinate al rinnovo delle cariche amministrative locali e non elezioni politiche, quindi preferirei che le questioni alle quali rispondere (almeno in un’occasione come questa!) fossero più attinenti alle concrete problematiche della città e dei cittadini.
Venendo al merito, reagisco al suo stupore col mio stupore. E mi domando:
Possibile che una persona colta e arguta quale Lei dimostra di essere non si renda conto che nell’armadio di ogni politico che si rispetti devono essere presenti sempre due giacche, quella del “governo” e quella “dell’opposizione”, la cui scelta dipende solo dalle circostanze?
E soprattutto, possibile che non sappia che non è affatto pacifico che “far parte di un Governo” coincida in tutto e per tutto con “governare” effettivamente?
Arrivato a questo punto lascio a lei le riflessioni del caso.
E mi raccomando: se dovesse sorgerle qualche altro “amletico” dubbio, mi scriva ancora senza esitazione alcuna.
Vittorio Cagnoni