I poeti e le poesie del Salotto

Aprile 6th, 2008

salotto0308-per-blog.jpg Patrizio Pacioni impegnato nella presentazione della semifinale milanese dell’Oscar della Poesia, organizzato dal Salotto Letterario

Sulla scia della riuscitissime semifinali di Milano, Palermo e Sassari della manifestazione “Oscar della Poesia”, il cui vincitore verrà proclamato nel corso della serata finale che si terrà a Torino (sede del’Associazione - via Sansovino 243/55), sono arrivate alla Filiale di Monteselva del Salotto Letterario moltissime poesie, tra cui abbiamo scelto quelle che troverete in calce.

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Vi ricordiamo che il Salotto Letterario di Sandrina Pirs è un’associazione culturale con sede centrale a Torino. Organizza eventi e spettacoli nel campo della letteratura e dell’arte. 

sandrina1.gif Sandrina Piras, creatrice e “anima” del Salotto Letterario

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GIORNI (di Sandrina Piras)

Sento il tuo sguardo
sulla pelle
il profumo è dei giorni
che vanno via
mentre un sole ignaro
riempie la stanza
di luce
che fa quasi male.
Tu non andare
resta qui
desidero ancora
il tuo sguardo
sulla pelle
i tuoi occhi
d’amore.

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D’ALTRONDE, OGGI PIOVE (di Lorella)

D’altronde, oggi piove
e non resta che scrivere
sui vetri - sul fiato di ieri
che ancora resiste - oppure
indossare un maglione
e inventarsi un abbraccio.
Ho una ferita nel cuore,
oggi, e l’acqua entra in ogni
cavità: d’altronde, piove
e io sono terra, che ingoia
il cielo per farne memoria
quando il sole arriverà.

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IL MIO ETERNO AMORE (di Paolo)

Tu,
tenero agnello e Lupa,
sei l’unico autentico pasto
e la mia eterna fame.

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HABITAT URBANO  (di Stefania)

Enormi solidi colorati
posati su un prato stento
a mostrare l’uscita di senno
di un architetto scontento.
Eppure in tali luoghi quando
la sera mi avvicino, stanco,
a cercarvi il meritato silenzio
e il sacro rifugio del sonno
provo il sollievo antico
immutato nel tempo
di chi a casa fa ritorno.

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DISTESE DI NEVE (di Ubaldo de Robertis)

Distese di neve
effimere cortecce ghirlande sottese
allo scialle del cielo
chiarori intermittenti, bagliori
e spirali di vento che spingono la ragione
oltre l’oscurità di là dell’istante

a poca distanza /da me/
la vita opaca
disincanto cosciente
morire
ad ogni ciglio di strada

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SU TELA E CARNE (di Paolo)

Se potessi scegliere un colore per te
sceglierei il nero di un gatto che corre di notte.
Se dovessi scegliere un suono
sceglierei il silenzio della neve che cade.
Se dovessi scegliere un nome
unirei quelli di una folla immensa
sulla piazza di una domenica di maggio.
Perché sei bella e sfuggente
come un’ombra in un giorno di pioggia,
allegra come il sorriso di un bimbo,
perché sei unica e irripetibile
come una statua di cristallo di una civiltà sepolta,
perché come il mare sei salata e immensa
e come il mare
puoi regalare la vita,
oppure farmi morire.

Domenicale del 6 aprile 2008

Aprile 6th, 2008

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 ” Ed ecco in quello stesso giorno due di loro erano in cammino per un villaggio distante circa sette miglia da Gerusalemme, di nome Emmaus, e conversavano di tutto quello che era accaduto. Mentre discorrevano e discutevano insieme, Gesù in persona si accostò e camminava con loro. Ma i loro occhi erano incapaci di riconoscerlo.

(dal Vangelo di S. Luca - 24,13-16)

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              Caravaggio (1601): Gesù a Emmaus con 2 discepoli

C’è sempre un compagno di viaggio nella vita di ciascuno di noi, anche per i più solitari. Nel percorso della nostra vita, intendo, ben più lungo e tortuoso degli undici chilometri che separano Emmaus da Gerusalemme.A volte siamo noi a sceglierlo, altre volte no.Sto parlando di persone (amici, parenti) oppure di circostanze che, nel bene e nel male, condizionano la nostra esistenza: malattie, avvenimenti importanti che coinvolgono il nostro lavoro, i nostri affetti…Di alcuni di questi “compagni di viaggio” possiamo fidarci di altri assolutamente no.

Ai due discepoli ancora rattristati per gli avvenimenti che si sono appena svolti in città, capita il più desiderabile e affidabile dei compagni di viaggio, Gesù stesso. Pur senza manifestarsi palesemente, il Figlio di Dio infonde nei due serenità e pace; stigmatizza la loro scarsità di fede, sì, ma non li condanna per questo. Anzi, tende loro una mano, per aiutarli a intraprendere il ben più difficoltoso cammino che li aspetterà da ora in avanti.

Impariamo a riconoscere Cristo, tutte le volte che ci si manifesta e ci chiede di percorerre un tratto di strada insieme a Lui. Impariamo ad avere fiducia. Accettiamo la Sua compagnia e, quando ci accorgiamo che sta per ritirarsi, diciamogli anche noi, come gli chiesero i 2 di Emmaus: “Resta con noi, perché si fa sera e il giorno è ormai al tramonto.”

 Maurice Taviani parroco di S. Maria alla Fonte