Un’avventura insolita… ai sapori d’Irlanda

È da qualche giorno possibile acquistare on-line il nuovo romanzo di Patrizio Pacioni Malinconico Leprechaun  edito da Sampognaro & Pupi.

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Patrizio Pacioni, “padre” della identità

letteraria di Leonardo Cardona, scrive

a bordo del treno tra Dublino e Galway

Qui di seguito la recensione in anteprima che ne ha fatto Simona De Bartolo, titolare su www.patriziopacioni.it della prestigiosa rubrica di critica letteraria ”Lo Scaffale“:

L’inizio è l’Irlanda vista dal finestrino di un’auto, o nel corso di una tranquilla passeggiata in bicicletta: le cappe di nebbia, i “preziosi tappeti di verde brillante” dei prati, i dolci declivi, i piccoli cimiteri, consumati ma non umiliati dal trascorrere dei secoli. E poi Dublino, col suo parco e il suo centro cosmopolita e pittoresco.  Scorci singolari, per non dire unici, che, nel romanzo di Patrizio Pacioni (corredato dalle suggestive tavole del disegnatore siculo-veneto Fabio Fobia) da semplici sfondi e necessarie ambientazioni si trasformano quasi in autentici protagonisti della vicenda d’amore e morte dei giovani innamorati Alice e Patrick. 

Una vicenda fatta di sogno, passione travolgente, ma anche di vizi e di degrado, di crisi di astinenza devastanti che portano all’annullamento di sé, gradino per gradino, sempre più giù. E quando la volontà di redimersi prima che sia troppo tardi, istinto di sopravvivenza di un sentimento forte prima ancora che delle due vite che in esso si intrecciano, sembra condurre entrambi ragazzi verso l’uscita di un tunnel buio e spaventoso, come spesso accade è il destino a porsi di traverso in modo cinico e beffardo. 

Dapprima è l’agente Gargiulo, pittoresco ma mai banale stereotipo del poliziotto mediterraneo, che da fedele collaboratore (e abile “spalla”) del commissario, si incarica di innescare nel lettore la curiosità di conoscere cosa abbia portato Cardona nelle gelide brume d’Irlanda.

Poi, passo dopo passo, è lo stesso “Leone di Monteselva” a reclamare per sé il proscenio: osservatore sempre attento alla vita e a ciò che gli si muove attorno, in un clima di suspense che cresce quasi a insaputa del lettore, intuisce la morte anche nel più idilliaco degli scenari e (dal sagace e infaticabile segugio che si rivela anche “fuori servizio”), ne persegue chi ne sembra responsabile. 

Ed ecco che, come se non aspettasse altro, il commissario sfodera le sue ben note capacità di esplorazione, analisi e deduzione, cioè quelle facoltà mentali che “costituiscono una delle più vive fonti di piacere”, i cui “risultati, ricavati genialmente dallo spirito e dall’essenza del metodo, hanno, in realtà, tutto l’aspetto dell’intuizione” (da “I delitti della Rue Morgue” di E. A. Poe), rivelando al tempo stesso un’inaspettata -e per questo ancora più ruffiana- umanità pensosa, sensibile e, per certi aspetti, romantica.

Realismo delle vicende umane e sociali e folklore modernamente rivisitato si fondono con la solidità dell’intreccio narrativo e una sotterranea ma persistente tensione, determinando via via l’abbandono dell’iniziale ironia e della ritmicità del linguaggio per far posto ai toni più austeri del romanzo.

 Un percorso narrativo la cui efficace sintesi fornisce a Marina Torossi Tevini lo spunto per un “Elogio del romanzo breve” che, partendo da lontano, argomenta con competenza sulla relazione che intercorre tra la lunghezza di un’opera letteraria e la sua validità artistica, approdando a un giudizio di non comparabilità, ragionevole ma non scontato, tra “miniatura” e “affresco”. E il Leprechaun del titolo?Una presenza magica e inquietante.

Oppure, semplicemente il catalizzatore delle forze spesso contrapposte che si intersecano e si combattono all’interno di ciascun essere umano.

  I folletti? Forse esistono…” scrive Maria Giovanna Luini nella sua concisa ed essenziale prefazione.

Buoni, vendicativi, difficili da trattare, dispettosi, rappresentano le nostre paure, il senso medievale del peccato, dell’offesa e della inevitabile vendetta di “chi sta sopra di noi”, ma anche l’assurdità di certe avversità, di certi accadimenti, dispetti, scherzi malvagi del destino, che colpiscono i buoni e non trovano una possibile spiegazione logica, né consentono una fideistica e rassegnata accettazione.

 La capacità e la volontà di opporsi con l’intelligenza e con la filosofia di un “contro-scherzo” al dispetto del Leprechaun, ma anche la capacità di un pizzico d’ottimismo creano, in qualche caso, un sottile ma reale spiraglio per una sempre possibile, pur se difficile, rivincita.  

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4 Commenti a “Un’avventura insolita… ai sapori d’Irlanda”

  1. Andrea Franco scrive:

    Be’, credo che raramente mi è capitato di leggere una recensione così dettagliata e sentita. Patrizio ne sarà orgoglioso (e ne approfitto per salutarlo), soprattutto perché dare continuità a un personaggio può sembrare semplice, ma la cosa nasconde mille insidie. Sembra che invece qui tutto sia riuscito alla grande. Grande come il “Leone” Cardona e il suo assistente Gargiulo! A presto. Andrea

  2. Devil Buio scrive:

    Sono un ex turista che studiando con impegno è diventato viaggiatore. Ghiotto mi è quindi il richiamo dell’Irlanda, pezzo d’Europa gettato come un sasso di là dalla Bretagna in tanto uguale e in tanto diverso da noi. Mi fu raccontata da un gruppo di giovani che giovani non sono più, che ne girò il perimetro delle coste in auto, visitando birrerie e dormendo nei veri bed and breakfast. Un buon posto dove far crescere un figlio o, come in questo caso, un romanzo.

  3. admin scrive:

    Per Andrea Franco - risponde Patrizio Pacioni

    Caro Andrea,
    in effetti Simona De Bartolo è molto brava; al punto che, dopo essere
    subentrata a Narciso Martinelli nella conduzione della rubrica di
    recensioni letterarie “Lo Scaffale”, è diventata una delle “punte di
    diamante” di www.patriziopacioni.it.
    Per quanto riguarda invece il “Leone” e le sue avventure, in effetti il
    crescente interesse riscontrato da parte dei lettori mi conforta a procedere senza esitazioni sulla strada imboccata: in autunno uscirà un nuovo consistente (e avvincente - mi auguro) romanzo, un altro è in via di “preparazione”, senza contare la serie degli “Interrogatori impossibili” ai grandi della letteratura che sto scrivendo insieme a Lorella De Bon…
    Ma, a proposito: perché, non appena trovi un minuto, non prendi anche tu la cittadinanza di Monteselva attraverso uno di quei personaggi che (lo so!) sai costruire così bene?

  4. admin scrive:

    Per Devil Buio - risponde il commissario Leonardo Cardona

    Da semplice “turista” a “viaggiatore” è una bella evoluzione, Devil: complimenti. Mi piace molto la tua definizioone dell’Irlanda, come un “sasso scagliato di là dalla Bretagna”, qualcosa che aiuta intuitivamente a meglio comprendere l’alchimia di un paese così nordico e (in un certo senso) così “mediterraneo”.
    L’avventura che ho vissuto tra Dublino e Glandalaugh, della quale si tratta in “Malinconico leprechaun” costituisce nella mia pur movimentata esistenza, una tappa molto importante, un viaggio davvero inconsueto che mi ha consentito di esplorare, prima di ogni altra cosa, me stesso. Credo che, ammesso che ti interessi davvero conoscermi un po’ più da vicino, leggerlo potrà aiutarti a farlo più di ogni altra mia chiacchiera.
    Grazie per l’intervento e in alto i boccali per un brindisi… a base di Guiness, c’è da dirlo?

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