Privi di privacy, ovvero conigli coi denti e redditi alla gogna

visco-140x180.jpg  Vincenzo Visco  (dalla Rete)

Giorni orsono l’amica Mariella Gori, della redazione di www.patriziopacioni.it , mi raccontava che (per un puro errore di digitazione di un gruppo di indirizzi “copiati” dal data base del sito, del tipo vattelapesca@vattelappesca.com; invece di vattelapesca@vattelappesca.it; Mario.Rosi@vattelappesca.it; invece di Mario.Rossi@vattelappesca.it; ) una manciata di newsletters del mese erano giunte a nominativi “non conosciuti”, dunque non iscritti alla mailing list. 

Bene, di questi signori, mi diceva ancora sbigottita Mariella, ben tre avevano risposto con palese irritazione & indignazione, chiedendo come mai il loro indirizzo di posta elettronica fosse stato raggiunto abusivamente e chiedendone l’immediata cancellazione da ogni archivio, pena un minaccioso “ricorso al garante”. 

Eppure: 

1)           è universalmente noto che www.patriziopacioni.it non ha nessuna finalità commerciale, e che gli argomenti trattati all’interno del sito si limitano alla letteratura, alla cultura in genere, all’informazione e (obbrobrio!) alla solidarietà;

2)           in quella che io chiamo “casella di posta elettronica” di ciascuno di noi piovono ogni santo giorno decine e decine di e-mail spazzatura, dalla diffusione e spaccio di materiale pedo-pornografico, ai tentativi di truffa mediante appropriazione indebita di password relative a carte di credito e conti correnti, delle pubblicità più disparate, che spaziano dai viaggi esotici last minute alla vendita al dettaglio di Viagra/cialis e altre innominabili porcherie. Senza che parta mai nessuna denuncia, si capisce;

3)           che proprio nei giorni scorsi un personaggio di prestigio, e parliamo precisamente di un certo signor vice-ministro Vincenzo Visco, ha avuto la bella idea (e l’arroganza di metterla in atto) di fare immettere in Rete, con tanto di nomi e cognomi, i redditi di tutti i cittadini italiani. Anzi, più precisamente di quelli che pagano regolarmente le tasse.

Per una volta d’accordo con l’attapirato Beppe Grillo (compreso suo malgrado nel numero, con l’emersione di cifre mica da ridere), che peraltro non considero -lo confesso- come un mio maitre à penser, mi sembra anche a me come una tale scriteriata azione abbia costituito una vera e propria manna per la criminalità, organizzata o meno che sia.

Insomma un po’ come gridare:  “Signori ladri, ricattatori, sequestratori, ecco dove andare a colpire! Lasciate perdere i poveracci e dedicatevi a questi ricconi!”

Un’associazione di consumatori, “cavalcando” con perfetta scelta di tempo la notizia, a quanto pare ha già raccolto un centinaio di denunce, ma siamo comunque ancora lontani da quella protesta generalizzata che sarebbe lecito aspettarsi di fronte a una così grave e palese violazione della privacy (nonché del più comune buon senso).  

Insomma, come troppo spesso accade, in questo nostro Bel Paese ancora più che altrove, la morale è sempre quella: in giro c’è un gran numero di conigli astiosi, sempre pronti a digrignare i loro dentoni contro i più deboli, ma mai disponibili ad alzare la voce quando il torto (vero o presunto che sia) viene da un potente.  

Diana De Rossi per T.R.F.



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