Essemmesse secondo Lorella

Giugno 6th, 2008

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   Quando Lorella De Bon ricevette da Patrizio Pacioni la proposta di collaborare alla scrittura di alcuni episodi della serie “Scrittori alla sbarra” mi chiese di incontrarmi per una breve intervista.“Voglio conoscere meglio” -mi disse- “l’investigatore cui si è ispirato lo scrittore per raccontare tante appassionanti avventure.” Così ci trovammo al Bar-Pasticceria Cyrano, in pieno centro di Monteselva, quando il breve pomeriggio invernale s’era già trasformato in sera da un bel pezzo. In tempo comunque per ordinare un the rigorosamente british schiarito da una nuvoletta di latte, così come piace sia a me che a lei, e accompagnato da un conveniente stock di quei biscottini che così squisiti sa prepararli solo Rosa, la mamma dei due proprietari.

Veramente lei, golosa com’è di gelato, avrebbe optato volentieri per una coppa king-size di stracciatella, ma per quello saremmo dovuti andare dall’ “Houdini dell’Ice Cream”, in fondo a Via Cavour, nei pressi delle scuole, tanto per intenderci,  un posto più adatto alle chiacchiere e ai flirt dei  ragazzini,più che a un incontro di lavoro come il nostro.

Ricordo che la scrittrice si presentò all’appuntamento tutta in tiro, che se per caso in quello stesso momento fosse entrata al Cyrano mia moglie (o ancora peggio Diana) sorprendendomi seduto con lei, sai che muso mi avrebbero tirato giù per chissà quanto tempo, per non parlare dell’interrogatorio cui sarei stato inevitabilmente sottoposto: altro che quelli che riservo ai miei “clienti” giù nella camera di sicurezza della Questura di Piacenza!

  lorella-de-bon-rid.jpg    Portava i capelli cortissimi, lucidi e vezzosamente irti di gelatina, tacchi alti, vestitino nero aderente dalla vita in su, scollato sia davanti che di dietro del tipo e della serie “a me gli occhi please”. 

Ma vedo che mi sto perdendo soltanto nei trailers di un film che invece, come trama effettiva, si risolse in un seria e approfondita conversazione attraverso la quale, con opportune domande, credo che la Lorella riuscì a farsi un’idea più o meno sensata e circostanziata della mia personalità e della mia way of life. Oh, per quanto può essere possibile conoscere a fondo un tipo complesso come me, s’intende.

Comunque, ciò che vi propongo qui di seguito, insieme evidentemente all’attenta e molto acuta lettura che LDB deve aver fatto di “Essemmesse” (il primo romanzo dedicato alle mie indagini, esaurito in libreria - per acquistarne una copia scrivete a info@patriziopacioni.it) è evidentemente il risultato più significativo di quel nostro incontro.

Leonardo Cardona 

P.S.La recensione è stata pubblicata qualche tempo fa sul sito “L(’)abile traccia”  (http://www.labileabile-traccia.com;) che vi invito a visitare non appena ne troverete l’occasione. 

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Incontrare di persona il commissario Cardona non è difficile come sembra. Basta recarsi alla Questura di Piacenza. Per chi non potesse viaggiare, c’è il blog «www.patriziopacioni.com/cardona», cui collegarsi seduti belli comodi in poltrona. Ancor meglio è acquistare e assaporare Essemmesse, la prima indagine del “Leone”, com’è soprannominato Leonardo Cardona per via della sua insaziabile fame di Giustizia. Quarantenne dal fisico atletico, con un’incipiente calvizie e una spiccata propensione al sovrappeso, questo “sbirro” non mancherà di suscitare le simpatie dei lettori. Dotato di una profonda umanità e apparentemente infallibile, anch’egli -come tutti noi- nasconde qualche scheletro nell’armadio: un’amante, una non trascurabile ambizione, l’ossessione di sapere e controllare tutto ciò che succede al mondo! Ma “una volta che a questo poliziotto brutale, antipatico e cinico oltre ogni decenza, sarà concesso di entrare in salotto, lo vedrete sedersi sul bracciolo della vostra poltrona preferita”. Parola di Patrizio Pacioni, scrittore prolifico e di sicuro talento, già autore di alcuni romanzi che spaziano dal genere giallo-noir a quello drammatico e intimista. Nella sua prima indagine, il “Leone” è impegnato a risolvere l’omicidio di uno storico e giornalista della «Gazzetta piacentina», avvenuto nella Biblioteca comunale di Monteselva (cittadina tra Parma e Piacenza, nel Paese delle fantasie). L’atmosfera che Patrizio ricrea è tipica dei romanzi gialli ottocenteschi, nonostante il tempo dell’azione e il linguaggio siano quelli odierni. Sembra quasi di vedere il fantasma di Agatha Christie aggirarsi nelle stanze dell’edificio pubblico, osservando i presenti con un sorriso di malcelata soddisfazione. Un’ambientazione volutamente rétro, come precisa l’autore nelle “avvertenze” prima dell’uso, disseminata di indizi che strizzano l’occhio al lettore-investigatore. 

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http://www.labileabile-traccia.com/rivista_000094.htm