M.me Betancourt, ovvero tipi diversi di colpi di testa
Lo scorso 2 luglio un blitz ha strappato la signora Ingrid Betancourt dalla dura prigionia che per oltre sei anni le era stata imposta dalle Farc colombiane.
Ieri, nella ricorrenza gloriosa del 14 luglio, il Presidente della Repubblica di Francia, monsieur Sarkozy in Bruni le ha conferito l’ambito riconoscimento della Legion d’Onore.
Benissimo, mi sembra incontestabile che in questo mondo dal difficile (se non difficilissimo) presente e dall’incerto (se non incertissimo) futuro, ci sia una grande necessità di venire a conoscenza anche di qualche storia a lieto fine e di questo tipo di “belle” notizie.
Peccato però che il mio istinto di giornalista mi spinga (anzi mi costringa) a “frugare” un po’ più a fondo nella cronaca.
Così, andando a rileggere tra le primissime dichiarazioni rilasciate a Paris Match dalla leggiadra Ingrid all’indomani della liberazione, ne ho trovata una che mi ha molto interessato: sembra che a un certo punto la ex-ostaggia della giungla abbia affermato di aver trovato “assolutamente delizioso” il colpo d’ariete affibbiato dal testone di Zidane contro il petto dell’azzurro Materassi nel corso della partita che a Berlino assegnò alla nostra Nazionale il campionato mondiale di calcio.
Io personalmente (pur non essendo una grandissima esperta di football), ripensando a quella magica sera, ricordo con maggior piacere e ammirazione un’altra “testata”, quella con la quale lo stesso Materazzi mandò il pallone in goal, ottenendo il pareggio dopo un rigore (peraltro di dubbia legittimità) messo precedentemente a segno dai nostri eterni avversari transalpini.
Quanto a Ingrid, a lei va tutta la mia comprensione: l’esperienza di una prigionia così lunga e dura, di infiniti giorni trascorsi in catene e nell’impossibilità di comunicare liberamente, deve essere stata effettivamente penosa, direi quasi insopportabile per chiuque…
Ritengo inoltre assai probabile che, nel corso del drammatico sequestro, oppure nelle fasi concitate della liberazione, la poverina abbia subito qualche ruvida botta al capo.
Donc excusez-moi, madame Betancourt: consideri queste mie righe solo un tentativo come un altro di comprendere e giustificare quelle che, me lo auguro caldamente, altro non sono che parole in libertà.
(attenzione: le immagini a corredo di questo servizio sono tratte dalla Rete)
Diana De Rossi




17 Luglio 2008 alle 12:58
Povera Ingrid… nel buio della foresta e delle speranze, forse è regredita al periodo dell’infanzia, immaginado un “eroe senza paura e senza macchia” che potesse liberarla come una principessa prigioniera del drago. Evidentemente il gesto da “macho” del rude Zinedine ha colpito nel segno, imprimendosi nel suo immaginario…