Un cobra che si morde da solo

Luglio 18th, 2008

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Attenzione, il “Cobra  ” di cui stiamo parlando non ha niente a che vedere con il serpente velenoso.  Per la cronaca si chiama Riccardo Riccò e fa (anzi, probabilmente faceva) di professione il ciclista.

Volete sapere cosa diavolo possono avere in comune un animale infido e dal morso letale e il ciclista Riccò?

Innanzitutto “Cobra” è proprio il soprannome che i tifosi avevano assegnato al loro beniamino: uno scalatore di razza, di quelli di una volta, sempre pronto ad alzarsi sui pedali e a scattare in avanti non appena la strada si impenna, colpendo spietatamente gli avversari.

Poi, appunto e purtropo, il veleno: solo che il serpente ne è dotato dalla natura, e se ne serve per difendere la propria esistenza quando è minacciata o per procurarsi qualche preda.

Il ciclista no: lui il veleno se lo andava a cercare, a quanto sembra, dagli stregoni e dagli spacciatori che ormai da troppo tempo infestano il ciclismo mondiale, e lo utilizzava per sconfiggere avversari dotati di classe e muscoli che altrimenti non sarebbe riuscito a superare.

Anche a costo di avvelenare se stesso.

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La notizia:

Giovedì 17 luglio 2008, in pieno “Tour de France”, il ciclista italiano Riccardo Riccò viene arrestato a Mirepoix dalla polizia francese e condotto nel carcere di Pamiers, accusato di doping (il corridore è risultato positivo all`EPO al termine della 4.a tappa del Tour, la cronometro di Cholet, dopo i controlli dell`AFLD - Agenzia transalpina che e si prefigge lo scopo di conttrastare l’uso di sostanze dopanti).  

 ATTENZIONE – le foto a corredo di questo servizio sono tratte dalla Rete

Diana De Rossi