“In quei giorni Elia, essendo giunto sul Monte di Dio (l’Oreb), entrò in una caverna per passarvi la notte, quand’ecco che gli fu rivolta la parola dal Signore:
“Esci e fermati sul monte alla presenza del Signore.”
Ed ecco che il Signore passò.
Ci fu un vento impetuoso e gagliardo da spaccare i monti e spezzare le rocce, ma il Signore non era in quel vento. Dopo il vento il terremoto, ma il Signore non era nel terremoto. Dopo il terremoto un incendio, ma il Signore non era neppure in quell’incendio.
Poi il sussurro di una brezza leggera: come l’udì, dopo essersi coperto il volto con il mantello, Elia uscì e si fermò davanti all’ingresso della caverna.»
Dal primo Libro dei Re (19,9a.11- 13a)
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Un magnifico passo dell’Antico Testamento. Con parole suggestive ci viene detto che, piuttosto che cercare Dio nei grandi fenomeni della storia e della natura, conviene farlo nelle piccole cose di tutti i giorni.
Nello sguardo in cerca di aiuto di un nostro fratello in difficoltà, nelle quotidiane incombenze, nell”attenzione e nellla disponibilità verso il nostro prossimo.
Apriamo tutti bene le orecchie, perché quel “sussurro di una brezza leggera” può insegnarci tante cose, sicuramente più di quanto possano fare i rombi minacciosi di un temporale o i colpi di cannone di una battaglia.
Don Maurice Taviani - parroco di S. Maria alla Fonte
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on Domenica, Agosto 10th, 2008 at 10:41 While Dave was in Cronache di Monteselva.
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10 Agosto 2008 alle 16:37
Carissimo don Maurice,
sono molto contenta del Suo ritorno.
E’ anche mia convinzione che Dio sia + nelle grandi e nelle piccole, positive, azioni di tutti i giorni; in un nostro sorriso, in un abbraccio, in una stretta di mano a chi ha bisogno, a chi soffre, ecc. ecc.
Ma non dobbiamo dimenticare che “Si può fare di più”. Sempre di più.
13 Agosto 2008 alle 06:37
Sì, è vero. Dio (o chi per lui) risiede nei piccoli gesti. Ma ci sono persone, troppe persone al mondo, che vivono barricati nel loro egoismo, che non si accorgo (o fanno finta di non accorgersi) che a pochi centimetri di distanza qualcuno ha bisogno di aiuto. Possono poche persone buone e altruiste cambiare tutti gli altri??
13 Agosto 2008 alle 10:08
Carissime Simon e Lorella, leggo nelle parole di entrambe riflessi di buona volontà e scorie di pessimismo. In altre parole, a quanto sembra, in voi, pur nella convinzione che la solidarietà col prossimo è cosa buona e giusta (per dirla con le parole di un prete quale io sono), alberga visibilmente il dubbio che nella collettività non esista un sentimento comune orientato in tal senso. Io non amo nascondermi dietro un dito, quindi non vi risponderò certo che così non è: guerre, violenze, arrivismo, sfruttamento diffuso costituiscono EFFETTIVAMENTE un insidioso e tenace intrico di spine che cerca in tutti i modi di soffocare la crescita della rosa del bene. Ciò che posso e devo fare però, è di invitarvi a vedere la questione sotto un altro punto di vista: immaginate (prendo lo spunto dalle gare olimpiche in corso) che l’umanità sia una imbarcazione, un gigantesco “otto con”, in cui la grande maggioreanza dei vogatori sia sorda alle istruzioni del Capo Voga (non a caso con la maiuscola). Qualcuno però sente queste istruzioni, e le fa sue, remando nella direzione giusta e col giusto ritmo. Ovviamente in queste condizioni la barca non progredisce, anzi sembra che vada indietro… e allora? Cosa possono fare quelli che in una parabola potremmo chiamare “i rematori saggi”? Debbono arrendersi? Mettersi a remare insieme alla maggioranza degli altri lasciando che la barca vado verso le rapide rovinose che l’aspettano a valle? Oppure, continuando a sforzare i muscoli così come consiglia loro di fare il Capo Voga, rivolgersi al collega che gli sta vicino, provando a convincerlo, con l’esempio e con le argomentazioni di cui dispone, che c’è un altro modo di comportarsi?
Lascio a voi la risposta.
Maurice Taviani
16 Agosto 2008 alle 08:28
Buongiorno, don Maurice.
Penso che non si possa insegnare l’altruismo, fatto di spontaneità, sincerità, naturale propensione a desiderare il bene degli altri. Fondamentalmente l’altruista è tale fin dalla nascita.
L’educazione ha una sua positiva funzione, ma prima di essa viene il cuore. Fare del bene sì, ma senza pensare di cambiare il mondo, “tanto il mondo non si cambia”, cantano Aleandro Baldi e Francesca Alotta.
17 Agosto 2008 alle 09:10
Carissima Simon,
se i cantanti Alessandro Baldi e Francesca Alotta cantano “tanto il mondo non si cambia”, ci fu qualcuno che, circa 2000 anni fa, non esitò, sebbene fosse il Figlio di Dio a farsi crocifiggere sul Golgota proprio per dimostrare che così non è.
Riuscendoci alla grande, non sei d’accordo?
“Ma noi non siamo Cristo.” mi risponderai tu.
No, non lo siamo, hai ragione, Noi siamo soltanto poveri, deboli e manchevoli esseri umani, ma è solo nella Sua imitazione che possiamo trovare la via da seguire.
Programma troppo ambizioso? No, dal momento che ne comiciò a scrivere il monaco agostiniano Tommaso da Kempis: si tratta di “De imitatione Chrisi”, un testo in latino scritto nel periodo medievale che rappresenta, subito dopo la Bibbia, l’opera più diffusa di tutta la letteratura cristiana occidentale.
M.T.