Borsa: (violenti) sobbalzi e (timidi) rimbalzi
”Si sta come, d’autunno, sugli alberi, le foglie” scrisse Ungaretti nell’ormai remoto 1918.
Non ci sono parole più adatte per descrivere oggi, quasi un secolo dopo, lo stato d’animo di un azionista all’apertura dei listini di borsa, e gli succede ben tre volte al giorno, per di più. La prima è quando ci si sveglia e, facendosi la barba, il giornale-radio racconta le chiusure di Tokio e Singapore; la seconda poche ore più tardi, verso le nove del mattino, apre Piazza Affari; la terza e ultima -almeno fino all’indomani- nel primo pomeriggio, quando si comincia a lavorare a Wall Street.
Angoscia quotidiana senza soluzione di continuità. Puntate sempre più drammatiche di un devastante psicodramma collettivo. Si vive appesi a un filo, anzi a un grafico che, da qualche tempo a questa parte, sembra voler scendere sempre più giù, verso la rovina personale e collettiva, verso il baratro.
Poi, a rendere il tutto ancora più complicato, mettendo a dura prova pazienza e coronarie, ci sono i cosiddetti “rimbalzi”, ovverosia quei rialzi improvvisi quanto effimeri, quegli improvvisi rigurgiti vitali che rianimano titoli azionari morti o quasi morti. Illusioni che durano lo spazio di un respiro (o di un sospiro), una specie di quanto accadeva nel film “Risvegli” con malati destinati dal morbo che li affliggeva a una vita di inedia e di buio mentale che, grazie a una certa medicina, per una volta e per poche ore, tornavano a un’esistenza normale.
A pensarci bene anche etimologicamente “rimbalzo” è una parola pericolosa, perché descrive qualcosa che va in alto sì, ma solo per tornare irrimediabilmente a terra. Con grande dispetto per quei cauti cassettisti che tenevano nel loro portafoglio titoli “tranquilli”, le cui quotazioni subivano spostamenti millimetrici, del tutto frazionali, e che ora passano da meno 11% a un più 7%, con la stessa disinvoltura con la quale una crudele amante, prima ti seduce e poi, inopinatamente, se ne va a letto con un altro.
La Borsa scende sì. E insieme a lei altre borse scendono, a marcare precoce invecchiamento, sotto gli occhi insonni e terrorizzati di milioni di risparmiatori smarriti. Stretti senza possibilità di scampo (mentre il Toro continua a volgere ostinatamente le terga) nella presa inesorabile e mortale dell’Orso infuriato.
F.C. per Historica




20 Ottobre 2008 alle 09:05
La coppia “Gatto - Volpe” ha prolificato e i suoi discendenti si sono diffusi ovunque in modo esponenziale, vendendo illusioni di facili arricchimenti a milioni di risparmiatori.
Non si sarebbero evitati tanti guai usando una buona dose di prudenza e facendo propria l’abitudine ad accontentarsi del “poco, ma sicuro”, abitudine poco di moda nei nostri tempi?
21 Ottobre 2008 alle 14:09
Carissima amica,
la tua analisi non manca “ragionevolezza” ed è evidentemente dettata dal cuore. Purtroppo però non sempre le cose sono così semplicicol chiaro che sta sempre e per forza “di qua” e lo scuro che, consuetuudnine è sempre e per forza dall’altra parte. L’investimento in Borsa non è paragonabile in alcun modo, se bene inteso, a un gioco d’azzardo: quando io compro un pacchetto azionario, minuscolo o grande che sia, divento proprietario di una parte più o meno importante di una società. Un insieme di uomini e mezzi che producono beni e/o servizi. L’iniziativa privata è importante per lo sviluppo della società e il progresso del benessere collettivo, anche se questo non vuol dire che sia bene privare lo Stato (scritto con la maiuscola, vedi?) del necessario e doveroso compito di sorvegliare e indirizzare gli indirizzi generali ddella nazione, tutelando i più deboli.
Bada, ho scritto però “se ben inteso”, e si tratta di un inciso importante: per chi effettivamente si convinca che, per fare fortuna sia sufficiente speculare sull’andamento dei titoli azionari esistono già le corse dei cavalli e dei cani, le scommesse, il lotto, le lotterie…
Per costoro, per i Gatti e le Volpi di ogni latitudine e longitudine, non ho nessuna indulgenza e nessuna pietà: considerino i loro “investimenti” (virgolette non casuali) andati a male come fiches lasciate al banco sul tappeto verde di una roulette. Ed evitino di fare i piagnoni.
In questo non posso che essere perfettamente d’accordo con te.
FC