F.S. sta mica per “Fatiscenti e Scassate”?

Novembre 8th, 2008

ferrovie-2.jpg     Il giorno 7 novembre 2008 la “Freccia della Versiglia” entra alla stazione di Brescia alle 8,05, dunque quasi in perfetto orario.

Bene! Che fortuna!Un manipolo di viaggiatori (me compresa) con in mano il biglietto di prima classe risalgono l’intero convoglio alla ricerca dei vagoni riservati, guarda un po’!, proprio a chi ha acquistato i tagliandi più costosi. Niente da fare, non se ne parla nemmeno: non ce n’è neanche mezzo.

Vado alla ricerca del capotreno per chiedere spiegazioni, ma appena mi vede quello si nasconde nella “cabina di pilotaggio” (non credo che si chiami così, ma sto parlando della locomotiva, suvvia!) e non ne esce più nonostante il mio discreto ma insistente bussare alla porta di vetro opaco che divide “gli addettia ai lavori” dai comuni viaggiatori.

Pazienza, mi hanno fregato, non sarà né la prima né l’ultima volta, meglio mettersi l’anima in pace.

Dovrei scendere a Manerbio, ma entrambe le porte del vagone sul quale viaggio sono inservibili, e quando cambio vagone il treno è già ripartito.A questo punto non mi resta che fare scalo alla stazione di Verolanuova, la successiva, in attesa che transiti un altro convoglio (direzione Brescia stavolta) che mi riporti alla fermata giusta.

Oddio, mi sembra di stare partecipando a una partita di Gioco dell’Oca, quando arrivi a una casella dove c’è scritto FAI UN PASSO INDIETRO.

abcd0003.JPG   Dire che la stazione di Verolanuova sia malridotta vuol dire essere particolarmente generosi: se fosse una casa privata dubito che anche il più accomodante dei geometri comunali potrebbe rilasciare un certificato di abitabilità, tanto per intenderci.  

Per ingannare l’attesa mi prendo una pausa al bar che c’è nel piazzale antistante (che funge anche da biglietteria per la stazione-fantasma) e questa è l’ unica nota positiva della maledetta mattinata regalatami dalle FF.SS.: cappuccio gustoso, brioche fragrante, barista educato e gentile.

Ecco che arriva finalmente, sferragliando penosamente, il convoglio da Cremona. Devo imbrare il biglietto all’apposita macchinetta, ma…ALT!

A questo punto mi si consenta una piccola digressione. Per quei mostri di cultura, sì, i puristi accademici della Crusca che dirigono le ferrovie, quest’azione non si chiama “timbrare”, bensì “obliterare”, vi rendete conto?

E, ultimamente, viaggiando a bordo di diversi Eurostar, ho avuto la sventura di ascoltare quest’annuncio: “I signori viaggiatori sono pregati di tenere con sé il biglietto per favorire il servizio di controlleria“.

CONTROLLERIA!!! Ma vi rendete conto? Roba che a sentirla si rivolterebbe nella tomba Dante, e perfino Moccia, posto che fosse deceduto anch’egli (ma gli auguriamo di campare cent’anni e di continuare per altrettanto tempo a scrivere i suoi romanzetti per adolescenti “fascia Happy Meal”, naturalmente!).

Vabbè, tornando a Verolanuova, sempre che ci si voglia tornare davvero: naturalmente la macchinetta “obliteratrice” era rotta, quindi… non appena arriva il treno tutti di corsa a farsi annullare il biglietto dalla biro del capotreno, che stavolta c’era, riguarda un po’!

Se poi sono riuscita ad arrivarci, a Manerbio?

Sì, tranquilli, stavolta sì, e mi è andata anche bene. Perché? Perché la fila in attesa dell’autografo dell’omino delle ferrovie è stata abbastanza lunga da permettermi di rimare in piedi tutto il viaggio, senza necessità di appoggiare natiche, schiena e capelli su quei sedili luridi che, come ha dimostrò una trasmissione delle Iene di qualche tempo fa, contengono una carica batterica pari a quelle delle tavolette dei water.

Dei treni delle Fatiscenti & Scassate, naturalmente.   

Cristina Canali per la Gazzetta Piacentina