Quando neanche il velo riesce a coprire la povertà delle idee
Se c’è una cosa certa a questo mondo è che “Porto il velo, adoro i Queen“, opera prima di Sumaya Abdel Qader non vale i 14 € che si spendono per acquistarlo.
Quanto alla scrittura, è riconoscibile anche a tastoni quell’editing industriale da manuale preconfezionato capace di rendere passabili gli scrittori mediocri e irrimediabilmente insipidi quelli dotati di qualche talento.
Insomma, 174 pagine (scritte a caratteri grandi e con ampi pascoli bianchi di decantazione) che, anche se può sembrare piuttosto difficile da credersi, c’è probabilmente voluto meno tempo per scriverle di quanto se ne impieghi per leggerle.
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F.C.




25 Novembre 2008 alle 16:55
Il rispetto per gli altri, si cui si discute spesso con don Maurice, comprende il rispetto verso gli altri popoli, verso religioni, culture e tradizioni differenti dalle proprie.
Esistono, al tempo stesso, diritti e valori universali (di libertà, uguaglianza, ecc.) appartenenti a tutti gli uomini, al conseguimento dei quali tutti hanno il dovere di contribuire, modificando o rivoluzionando aspetti negativi di qualsiasi civiltà.
26 Novembre 2008 alle 08:43
Un commento lapidario il tuo, ma del quale mi fido ciecamente. Quindi, questo libro non entrerà a far parte della mia biblioteca. Non lo avrei comperato comunque: il titolo è ridicolo, la foto di copertina altrettanto. Uno dei tanti prodotti editoriali scadenti che ci sono in circolazione e che conferma quello che vado pensando da tempo: i libri “buoni” si devono andare appositamente a cercare, magari nell’ultimo e più impolverato scaffale della libreria più difficile da raggiungere.
26 Novembre 2008 alle 21:52
Un apprezzamento a FC per la schiettezza che contraddistingue la sua rece: da troppo tempo siamo stati abituati a una critica all’acqua di rose, a un buonismo che livella il dritto e lo storto, ma questo per me non va mica tanto bene. Ovviamente prima di esprimere il mio giudizio vorrei saperne di più, ma arrivati a questo punto chi me lo fa fare a comprare un libro stroncato così di netto? Magari se lo compra qualcuna delle mie amiche me lo faccio prestare e poi ne parliamo.

Ciao da Sam!
17 Gennaio 2009 alle 17:37
Nessuna critica, ‘azizati. Volevamo solo segnalarti la pubblicazione della tua intervista sul nuovo numero di Trickster, intitolato “Generazioni alla seconda”. Ci farebbe naturalmente molto piacere se tu volessi farci tuo ospiti nel tuo blog: http://www.trickster.lettere.unipd.it/doku.php?id=start
23 Aprile 2009 alle 10:49
Non ho letto il libro di Sumaya Abdel Qader e credo che non lo farò mai per un semplice motivo.
La signora Abdel Qader è fondamentalmente una persona molto furba e il libro è una tremenda genialata commerciale. Sumaya Abdel Qader ha capito che il cavallo su cui saltare e da cui trarre di che vivere è proprio sfruttare la sua diversità, il suo essere italiana ma profondamente devota all’Islam, una musulmana italiana con tanto di velo e canzoni dei Queen nel lettore Mp3. Quanto poi sia realmente una devota musulmana che porta il velo per convinzione religiosa questo è tutto da verificare. Ognuno è libero di fare ciò che vuole ma oggi purtroppo questo benedetto pezzo di stoffa vale oro e viene sfruttato dalle signorine in cerca di notorietà tanto quanto le ragazze occidentali sono disposte a spogliarsi pur di apparire in televisione. Mi spiego: se non hai il velo sei una qualunque, magari (se hai tratti somatici tipicamente mediterranei) passi per un’italiana qualunque, ma se ti metti il velo conducendo comunque uno stile di vita occidentale (contraddizione enorme, tra l’altro), esci dalla massa e ti guadagni il tuo posto al sole e il tuo momento di notorietà. Il fatto che altre ragazze, specialmente all’interno della redazione di yalla Italia (dove collabora la signora Abdel Qader) abbiano fatto questa scelta a vent’anni suonati è emblematico. Ancora più emblematico è il fatto che dopo essersi messe il velo siano passate da illustri sconosciute a esperte di integrazione, Islam e multiculturalismo, invitate a parlare a conferenze e programmi televisivi di punta, tra cui Annozero..(sollevando per altro polveroni mediatici in parte involontari e dovuti alla loro inesperienza e ignoranza in materia..) Ad ogni modo, la signora Abdel Qader, per poter chiedere la cittadinanza e diventare italiana potrebbe semplicemente fare come fanno tutti gli altri: METTERSI A LAVORARE SERIAMENTE. Per avere la cittadinanza italiana servono 10 anni di residenza continuativa in Italia e un certo reddito (calcolato sul nucleo famigliare, non individuale). Quindi la signora Abdel Qader può tranquillamente smettere di andare in Università e mettersi a lavorare facendo ciò per cui ha studiato e per ciò che (si presume) sia competente a fare: LA BIOLOGA.
Qualcuno glielo vuole dire? almeno la smetterà di rilasciare interviste in cui dice a sproposito che “è costretta” a rimanere iscritta in università altrimenti non le rinnovano il permesso di soggiorno (ah, qualcuno le dica anche che esiste il permesso di soggiorno per motivi di lavoro..) O FORSE LA SUA è UNA SITUAZIONE DI COMODO????!!!
20 Agosto 2009 alle 22:31
Ho letto il libro è stupendo è lo consiglio a tutte le persone che hanno il minimo di intelligenza. Pur tropo non è il caso vostro mi riferisco a tutti voi che avete lasciato i commenti pieni di invidia i gelosia.
21 Agosto 2009 alle 09:43
Carissima Emily,
per prima cosa grazie del tuo post. Come vedi uno degli obbiettivi che ci poniamo in questo blog è esattamente quello di lasciare spazio e libertà di parola a tutti.
Premesso questo, però, consentimi di dirti che, se è vero che è una cosa fantastica poter esprimere apertamente le proprie idee, non è altrettanto bello disprezzare chi non la pensa come te. Dunque esprimi pure ad alta voce il tuo apprezzamento per il libro di Sumaya (che tra l’altro è persona colta, intelligente corretta e simpaticissima), ma non aggredire così chi ha opinioni diverse dalla tua, ok?
Un caro saluto e… continua a seguirci, magari mandandoci TUE recensioni di ciò che leggi: le leggerò con interesse e le farò pubblicare volentieri.
A presto!
Patrizio