Razzismo estetico e discriminazioni da look

nephenta.jpg    La serata è fredda, com’è giusto che sia nel novembre milanese, alla faccia del riscaldamento globale.   Fuori del Nepentha, storico ritrovo del centro della “Capitale Morale d’Italia” ragazzi e ragazze che vogliono passare una serata spensierata all’interno del locale.

Bere un drink,  ascoltare musica, magari muoversi un po’ ballando.

Il buttafuori (adesso magari si chiamano in un altro modo, ma la sostanza è quella) elegante come un gorilla vestito a festa, si avvicina a due giovani donne, due amiche; una di loro è croata, l’altra invece italiana.

“Mi dispiace, ma tu non puoi entrare.” dice a una di loro.

Cosa avete capito? No, non è la straniera, è l’altra, l’italiana.

“Scusa, ma sei troppo grassa.” aggiunge, allargando le braccia e facendo il faccione dispiaciuto.

“So che è una grandissima puttanata, ma le disposizioni che mi hanno dato sono queste, e non posso fare altrimenti: ci tengo al mio posto di lavoro.”

“Quali sarebbero queste disposizioni?” chiede la ragazza croata, perché la sua amica è troppo abbattuta e umiliata per ribattere qualcosa.

“Che nel locale devono entrare solo le ragazze giuste, quelle carine che valorizzano il locale.”

Le due se ne vanno, l’italiana sovrappeso e la straniera carina.    Offese entrambe nella propria femminilità da un razzismo becero, che ha imparato a cambiare aspetto e colore come una salamandra.   A volte è il colore della pelle, a volte la religione, a volte soltanto una faccia non troppo carina e un corpo senza (o con troppe) curve giuste.

Che pena, che vergogna, che schifo, signori del Nephenta.   E di tutti i club e le discoteche che sono soliti comportarsi come voi.

F.C. 



1 Commento a “Razzismo estetico e discriminazioni da look”

  1. Lorella scrive:

    Il razzismo è figlio legittimo dell’ignoranza e della paura. Credo sia impossibile estirparlo dalla nostra società globale, per cui dobbiamo abituarci a reagire nella maniera giusta a certi atteggiamenti beceri, che offendono “la persona” nel più profondo dell’anima. E l’atteggiamento giusto, a mio parere, è quello di ISOLARE i cosidetti razzisti: insomma, rendergli “pan per focaccia”, come si usa dire. Forse, nella solitudine più assoluta, avranno modo di riflettere sulle loro azioni… forse. Riguardo al locale milanese citato nell’articolo, ha per caso posizionato una bilancia all’ingresso o la valutazione del peso viene fatta a occhio? Una battutaccia, lo so, tanto per allentare la tensione. Ciao.

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