Anche se ha sostituito la pistola con la penna, Battisti rimane un assassino
Gennaio 29th, 2009
Protetto e consigliato in Francia dall’elite radical-chic (entusiasta sostenitrice della discutibile “teoria Mitterand”) e da un’intelighentia letteraria di stolida supponenza, il signor Cesare Battisti, noto scrittore di genere “noir” e famigerato criminale/pluriomicida, attualmente si appresta a trascorrere (una volta espletate le ultime formalità burocratiche) piacevoli giorni sulle dorata spiagge brasiliane, sotto l’ala anica del Presidente brasiliano Lula e del suo governo. A conferma dell’incredibile e indecente rete di protezione che il signor Battisti è riuscito a raccattare e mettere insieme, è notizia di oggi che (stando alle sue stesse dichiarazioni) siano stati proprio i servizi segreti di oltralpe a consigliargli di emigrare in America Latina.
Infatti, almeno fino a questo momento, si sono rivelati tutti vani i tentativi delle Autorità del nostro Paese di reclamare il rimpatrio del sanguinario assassino: poco importa ai governanti carioca che mogli, figli e amici di quattro vittime cadute nel proprio sangue sotto la ferocia dei suoi colpi, reclamino a gran voce giustizia, dopo la condanna passata in giudicato del riconosciuto carnefice.
Insomma una autentica vergogna. Un abominio che ferisce in profondità il senso di giustizia nostro e della Nazione intera.
Ma per fortuna c’è anche un altro Cesare Battisti, di cui vi posso e vi voglio parlare.
Uno che, al contrario di questo raffinato delinquente, immolò se stesso per il bene supremo dell’Italia.
Il Cesare Battisti che ci piace ricordare non nasce a Sermoneta nel 1954, ma a Trento nel 1875. Laureatosi in Geografia a Firenze, milita nel Partito Socialista e diffonde le proprie idee di libertà e di unione nazionale sulle colonne de Il Popolo. Nel 1911 viene designato come rappresentante del Trentino nel Parlamento di Vienna. Nel 1914 è eletto deputato nella Dieta regionale di Innsbruck. Allo scoppio della I Guerra Mondiale valica il confine con l’Italia per sostenere l’intervento contro l’Austria. In divisa militare italiana viene catturato dagli austriaci sul Monte Corno, processato per direttissima e impiccato per alto tradimento.
Confronto persino crudele, tra una nullità e un gigante.
Valerio Vairo per la Gazzetta Piacentina

Posted in 

