Divina stupidità

Gennaio 16th, 2009

diono.jpg  diosi.jpg

Da qualche settimana a questa parte in alcuni importanti Paesi europei, come Spagna, Inghilterra (e anche l’Italia, se l’Azienda dei Trasporti di Genova non avesse detto no) sulle fiancate dei bus del trasporto pubblico hanno fatto la loro comparsa gigantesche bande pubblicitarie che veicolano (in questo caso sembra proprio la parola giusta) slogan di questo genere:

“La cattiva notizia è che Dio non esiste,

quella buona è che non ne avete bisogno”

oppure:

“Godetevi pure la vita, tanto Dio non c’è”  

Fantastico.

Parafrasando la prima delle due frasi di propaganda atea, anch’io mi sento di darvi due novelle, una buona e una cattiva.

Quella buona è che, nonostante la persistente e sempre più incarognita crisi economica che tormenta il mondo, c’è ancora qualcuno che dispone di risorse e tempo sufficienti a portare avanti una campagna pubblicitaria tanto impegnativa quanto dispendiosa. 

La cattiva è che, a quanto sembra, davvero la stupidità umana non accetta proporzioni né pause. Presa di posizione decisa, la mia, me ne rendo conto, della quale mi assumo peraltro ogni responsabilità, principalmente per queste considerazioni: 

A)    Dal punto di vista laico, cioè dal mio, tanto per essere chiaro, l’unica posizione coerente di fronte al problema (problema per chi?) dell’esistenza o meno di un’Entità Superiore, è un cauto rifugio nell’agnosticismo, non certo in un’aprioristica negazione priva (al pari dell’accettazione) di supporti scientifici. Infatti, così come la Scienza non dispone di mezzi idonei  a dimostrare la presenza di Dio nel sensibile, così se ne trova totalmente sprovvista per arrivare alla conclusione opposta.

B)     Anche al meno attento degli osservatori, credo, non può sfuggire come, dietro la formulazione apparentemente ironica degli slogan in questione, che sono e rimangono concetti “forti”, si nasconda (neanche troppo bene) un chiaro intento di portare sul piano della competizione massmediatica, se non della rissa vera e propria, un argomento che, fede o non-fede, attiene con ogni evidenza alla sfera delle più intime convinzioni personali;

C)    Sono proprio atteggiamenti del genere, preteschi in senso deteriore come e più di quelli della parte più retriva del clero (quella favorevole alla intangibilità della messa in latino e alle sottane per i sacerdoti, per intenderci) che rischiano di mettere tutti sullo stesso piano, facendo di credenti e non credenti due fazioni contrapposte, sempre pronte a pestarsi vicendevolmente i piedi. 

E io, se mi è permesso, non voglio scendere in campo in questo squallido derby tra integralisti, da una parte quelli della Fede (che infatti hanno cominciato a fare viaggiare sui bus messaggi di segno opposto a quelli della “provocazione”) , dall’altra quelli dell’Immanente a tutti i costi. 

No, a questo proprio non ci sto. 

Valerio Vairo per la Gazzetta Piacentina

(ATTENZIONE: le immagini inserite a corredo di questo articolo sono tratte dalla Rete)