Lo specchio di Cecilia (1)
Un dolce S. Valentino…
dal retrogusto amaro
Ogni anno la stessa storia, ogni anno la stessa scena.
Il 14 febbraio per gli innamorati non è più una giornata da sorriso stampato sulle labbra e fatta di cose semplici: basta col profumo di biscotti a forma di cuore appena sfornati, basta coi mazzi di rose (rigorosamente rosse) colte dal giardino di casa, da consegnare a braccio teso. Persino le cenette romantiche in casa, in modalità “fai da te” sono considerate ormai di una banalità estrema.
Nella nostra metà del mondo (quella fortunata, quella che va a dormire ancora con la pancia piena nonostante la crisi delle Borse, tanto per intenderci) la fanno ormai da padrone ostentazione e lusso esagerato, che subdolamente suggeriscono ai partners del terzo millennio costose e bizzarre tentazioni. Sono le moderne Sirene, che seducono gli innamorati, aspettando in agguato le coppiette da dietro le vetrine delle strade del centro e della periferia, gonfie di cuori di carta e fiori artificiali, oppure cantando ammaliatrici dalla tv, in irresistibili spot pubblicitari firmati da grandi registi. Come neve al sole di Ferragosto si scioglie l’illusione di poter barattare la fedeltà e la devozione eterne dell’amato bene contro una scatola di cioccolatini al latte oppure fondenti.
Il regalo dev’essere bello, importante, ma soprattutto costoso. Chi se lo può permettere regali magari un bel gioiello, perché lo sanno tutti: un diamante è per sempre e da sempre è il migliore amico di ogni donna.
E allora bando all’avarizia, e che inizi la festa!
Milioni di sms benaugurali prendono il volo, i ristoranti, chic o cheap, registrano il tutto esaurito, i migliori cinema proiettano i più celebri films d’amore di tutti i tempi. In questo clima di “tenera follia” non servono gli appelli accorati di quelle poche persone che definiscono San Valentino “un inutile spreco” e che promuovono il risparmio ad ogni costo.
Ssssshhhhh! Non c’è posto per i menagrami, nella Festa dell’Amore!
Quando Cupido scocca le sue frecce nessuno può restare inerme e i cotti d’amore si arrabattano alla ricerca del regalo perfetto dell’ultimo minuto; nella foga e nell’ansia di arrivare in ritardo, c’è chi spende lo sproposito di ben 400 euro tondi tondi per un mazzo di cinquanta rose rosse, tanto per andare sul classico e sul sicuro.
Ma cosa resta quando svanisce la magia del giorno più zuccheroso dell’anno?
E i poveri Principi del 2009? Ah, sembra che loro se la passino addirittura peggio, purtroppo. Dunque stendiamo un velo pietoso.
In un amaro retrogusto che nessun dolcetto riuscirà mai a rendere più soave, si mischiano carte di credito prosciugate, cene che lasciano il segno coi mai troppo odiati chili di troppo, bouquet che si sciupano in fretta…




13 Febbraio 2009 alle 14:32
L’anno scorso la mia “lei” mi ha piantato il 15 febbraio.
Gli orecchini che le avevo regalato il giorno prima sono rimasti a lei,mica potevo tirarglieli via, tra l’altro erano di quelli coi buchi.
Per me, oltre al magone, dodici mesi di rate, il 28 scade l’ultima.
Buon S. Valentino da Alfie, Barbara: li porti ancora i miei orecchini?
E quanto a te, Cecilia, mi auguro proprio che tu non sia come lei.
13 Febbraio 2009 alle 14:44
Alfredo, ma lo sai che anche la mia ragazza si chiama Barbara? Con lei ci siamo messi insieme giusto un anno fa. Mi colpì per i suoi begli orecchini azzurri, in perfetta sintoonia con gli occhi.

Ma…? Da dove scrivi? Di che colore erano gli orecchini che gli regalasti tu? Non sarà mica la stessa?
Valter
13 Febbraio 2009 alle 14:51
Dimmelo tu da dove scrivi, con l’indirizzo preciso di casa e le misure di tua sorella, però: così domani magari vengo ad augurarvi buon S. Valentino.
13 Febbraio 2009 alle 22:06
Uffi. Voi uomini, anzi maschi, siete come galletti sempre pronti ad arruffare le penne e a beccarsi, mostrando tutti i muscoli. Tutti, meno quelli del cervello. Tranquilli, tenete a bada il testosterone, da bravi, e pensate alle tenerezze dell’amore.
Dopotutto domani è S. Valentino, no?
Assunta