Lo specchio di Cecilia (2)

… e la pillola va giù!

pillola-rossa.jpg   Alzi la mano chi tra voi non ha cercato almeno una volta nella vita di cancellare dalla propria mente i brutti ricordi.

Ah, non ce n’è nessuno, eh?

Dunque state bene attenti a quel che viene dopo, perché forse molto presto questo sogno potrebbe diventare realtà.

pillole.jpg    Da anni, infatti, molti studiosi si affannano nel tentativo di realizzare una pillola capace di eliminare dalla memoria le esperienze negative, lasciando indelebili solo quelle gradite, spensierate e piacevoli. Forse un giorno non troppo lontano, semplicemente deglutendo una piccola pastiglia, potremmo dire per sempre addio ai vecchi dispiaceri, alle immagini di persone che ci hanno fatto soffrire, alle sventure che ci sono capitare, agli eventi traumatici e tristi che ci hanno investiti (e a volte anche travolti) nel corso degli anni. 

Questa ricerca, ancora ad uno stadio iniziale, può vantare l’impegno di squadre di studiosi e specialisti, che si stanno adoperando in modo tale che la “pillola dei desideri” possa essere messa presto in commercio.

Intanto, nel 2007, grazie alla collaborazione di diversi ricercatori appartenenti a due prestigiose università d’oltreoceano: la statunitense Harvard University di Boston e la canadese McGill Uiversity di Montreal,  è stato ideato e prodotto un farmaco cui è stto assegnato il misterioso codice U0126.

In seguito Joseph LeDoux  (neuroscienziato e professore di psicologia alla New York University)  si è prodigato, insieme coi suoi collaboratori del Centro per le Scienze Neurologiche di New York, nel tentativo di creare un’analoga “capsula speciale”, destinata anch’essa, nelle intenzioni del creatore, a rimarginare le ferite più profonde della memoria umana.

È di qualche giorno fa, infine, la notizia della messa a punto dell’ennesima “pillola miracolosa” – erroneamente indicata dai telegiornali come un’assoluta novità – pronta ad agire sul sistema nervoso umano per rimuovere ciò che non si vuole proprio più ricordare. Gli studiosi olandesi artefici del progetto, infatti, ritengono che questa terapia possa essere importante per  eliminare dalla mente delle persone dei vissuti particolarmente sconvolgenti e dolorosi.

Dunque questa la situazione, però…

… però in merito a queste ricerche, come spesso accade quando si tratta di qualcosa di così particolare e innovativo, l’opinione pubblica si divide.

Da un lato si schiera chi crede che con questa nuova scoperta la scienza possa progredire ulteriormente, spingendosi ben oltre confini fino a qualche decennio fa ritenuti invalicabili.  C’è chi si dichiara decisamente sollevato al solo pensiero di non essere più costretto a continui ripiegamenti su un vissuto che lo costringerebbe a fare riaffiorare spiacevoli scorie del passato.

C’è poi chi scende più in dettaglio: alcuni affermano infatti che cancellerebbero ben volentieri dall’archivio degli amori andati rovinosamente in frantumi; altri preferirebbero invece depennare una sonora bocciatura scolastica o lavorativa, altri ancora non vedono l’ora di spedire definitivamente nel dimenticatoio periodi di difficoltà economica ormai superati, che li hanno costretti a vivere per un certo periodo nell’incertezza e nello stento.

pillole-2.jpg   D’altra parte, però, com’è giusto che sia, c’è anche chi la pensa in modo diametralmente opposto.

Costoro vedono nella nuova pillola solo l’ennesima bizzarria di una scienza malata di delirio di onnipotenza, qualcosa non solo di inutile, ma potenzialmente anche dannoso.

Asseriscono (probabilmente non del tutto a torto) che ogni individuo costruisce la propria personalità e il proprio cammino di vita sulle esperienze attraversate nel corso degli anni, siano esse piacevoli o spiacevoli, allegre o tristi, esaltanti o deprimenti, imparando dai propri errori e trovando negli inevitabili fallimenti la forza di cambiare e migliorarsi.

Se si intende andare avanti sulla strada tracciata dalle già citate università americane, da Ledouc e dai ricercatori olandesi, è d’obbligo almeno porsi una domanda: cosa sarebbe un uomo senza quel fagotto che si porta sulle spalle già alla nascita e che si riempie e appesantisce sempre più col trascorrere degli anni?

Insomma, se ben inteso il passato è importante per crescere, per andare avanti, per costruirsi un futuro e per non commettere ancora gli stessi sbagli.

E allora?

Allora forse non è una priorità così assoluta barattare tutti i propri ricordi peggiori con l’effimera illusone di aver vissuto solo gioie e momenti piacevoli.

Allora forse fare un brutale reset di una parte del proprio passato non serve che a snaturare la propria storia esistenziale e, dunque, la propria natura di essere umano,

Insomma, per dirla con le parole di Cesare Pavese,

                                                                     

A che serve passare dei giorni se non si ricordano?”

 

 

 Cecilia Quinterio per T.R.F.   



4 Commenti a “Lo specchio di Cecilia (2)”

  1. Simon scrive:

    Credo che chi perde la memoria, di conseguenza l’identità, sia molto debole e sofferente.
    Insicuro e timoroso chi è soggetto ad amnesie e repentini stati d’incoscienza volontariamente procurati e, soprattutto, involontari…
    L’autocontrollo e la memoria di sè ci rendono forti mentalmente e fisicamente.
    Sto leggendo “Qualunque cosa accada… amala”, di Marisa Provenzano, che mi fa riflettere anche sul mio passato e sull’importanza dei ricordi, belli e brutti.
    Sono convinta che non bisogna dimenticare il passato, ma ammettere i propri errori giorno per giorno, in modo tale da non perseverare e non nutrire rancore per sè e per chi ci ha fatto soffrire.
    “…chi dimentica il passato è condannato a riviverlo” (da Soffocare di Chuck Palahniuk).

  2. Marisa Provenzano scrive:

    Quando si è divorati dal fare, dall’”ottenere”, dal raggiungere mete, si perde di vista l’attimo, l’istante apparentemente “anonimo” e se si aggiunge il desiderio di vivere solo per il “piacere” ci si allontana dal senso profondo che ha la vita. Non conosco persone che non abbiano “sofferto” e penso che sia difficile trovarne. I “dolori” sono tanti ed ognuno segna con le sue profonde cicatrici … La fittizia società, fatta dalle fantomatiche “immagini” che i mass media ci propinano ogni giorno invitandoci ad inseguire “fumosi” progetti di “benessere”, ricercato ad ogni costo, è falsa e scarsamente realizzabile.
    Cancellare il dolore dalla mente per alcuni potrebbe essere positivo e, forse, necessario ma, concordo con Simon, si perderebbe l’identità. Noi siamo il risultato di ogni nostra vicenda, bella o brutta che sia, e sono convinta che del dolore bisogna sapere che “uso” farne, “sapere comprendere la gradualità del soffrire, per superarlo, nasconderlo, sorriderci sopra, capire che c’è un dolore più grande del tuo …”, essere capaci di uscire dalla logica del proprio ego, comprendere gli altri e comunicare … vivere la propria vita come unica e irripetibile, bevendola fino in fondo fino all’ultimo sorso … perchè ne vale la pena. So che sembra difficile, ma il dono della nostra esistenza è un “patrimonio” che dobbiamo imparare a spendere bene!
    Le mie idee non sono facilmente condivisibili, ma, sulla mia pelle, ho imparato che se saremo capaci di “amare” ogni cosa che ci circonda, ogni momento della nostra vita, saremo capaci di star bene con noi e con gli altri. Marisa

  3. admin scrive:

    Carissime Simon e Marisa,

    credo che davvero le vostre riflessioni abbiano colto nella sua pienezza il messaggio che Cecilia, pur con la squisita leggerezza che le è propria e alla quale ci stiamo già piacevolmente abituando, ha inteso “far passare” con questo suo secondo articolo. Dunque, esporre il mio personale pensiero di poco o niente impreziosirebbe quanto da voi così brillantemente e così profondamente esposto in merito all’argomento.
    Consentitemi solo di aggiungere che, se nella vita di ciascuno di noi ci sono ricordi che vanno mantenuti e altri che, invece, andrebbero rimossi, questa distinzione non è da farsi in base alla positività o meno di quello che sia l’evento sottostante.
    E’ il “soggetto agente” la discriminante: mentre del nostro passato agire e sentire,infatti, sarebbe bene non asportare nulla, è la memoria dei torti subiti, piccoli o grandi, reali o presunti, che, allorché ad altro non serva se non a serbare verso qualcuno rancore e sterile mormorazione, andrebbe a mio avvisa asportata impietosamente.

    Patrizio

  4. Ale scrive:

    Bhe, che dire…a chi non piacerebbe poter cancellare come per magia, ingerendo una semplice pillola come per guarire un normale raffreddore, tutte le preoccupazioni che hanno assillato la nostra vita?
    Però è anche vero che tutto fa parte di noi…ed è grazie anche e forse soprattutto alle esperienze tristi e negative, che ognuno diventa la persona che è…
    Credo inoltre che l’idea di crearsi una sorta di propria personale “utopia” sia assurda..considerando soprattutto tutti i dolori che gravano su questo pianeta!
    Genitori che perdono i figli, bambini che soffrono la fame…questa “pillola” sarebbe solo l’ennesimo modo per chiuere gli occhi davanti alle tristi realtà del modo!
    Ciò che biognerebbe fare è invece impergnarsi per creare un posto migliore in cui vivere, e non solo a parole, contribuendo ognuno affinchè questo sia possibile…
    Espresso il mio parere sulla questione trattata dall’articolo, vorrei fare i miei più sinceri complimenti a Cecilia per la freschezza e limpidezza che ha lasciato trapelare da ogni sua parola.
    Credo che ci sia proprio bisogno che nel mondo vada avanti gente così, capace di affrontare con maturità ed un pizzico di sottile ironia gli argomenti più diversi…
    Auguro a Cecilia perciò di fare tanta strada, continuando a coltivare quello che a mio avviso e sono sicura anche per altri è “un grande talento”!

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