Statistiche poco attendibili
Forse non ce ne rendiamo nemmeno conto, ma nel XXI secolo abbiamo la possibilità di essere aggiornati sugli eventi che accadono in ogni più piccolo e sperduto angolo del mondo, e siamo continuamente sommersi da notizie di ogni genere, grazie al lavoro di mass media e giornali. In questi ultimi anni, oltretutto, a supportare l’informazione ci pensa un sempre più massiccio utilizzo delle statistiche.
Queste ricerche, con lo scopo di dare un taglio che sia il più possibile scientifico e preciso alle notizie stesse, spesso si presentano come dati ammalianti e convincenti; in realtà, però, la loro funzione di aderire il più possibile all’obiettività riguardo a tutto ciò che accade (mete predilette dei vacanzieri, numero dei divorzi in aumento nella penisola, sicurezza, ecc.) viene molto spesso snaturata e distorta.
Con queste parole probabilmente concorderebbe il poeta nostrano Carlo Alberto Salustri, in arte Trilussa, il quale, nel suo brillante e simpatico dialetto romano, riteneva che si facesse un uso poco corretto delle indagini: “Se un italiano muore di fame e un altro mangia due polli, la statistica sentenzia che ogni italiano ogni giorno mangia un pollo!”
Cosa possiamo fare, allora, quando si concretizza il fondato sospetto che certe informazioni, servite al pubblico su un piatto d’argento, possano in realtà rivelarsi piuttosto discostanti dalla realtà? A pensarci bene, infatti, le statistiche sarebbero il risultato di un’indagine fatta su un campione di persone e non su tutta la popolazione; dovrebbero essere conclamate imparziali, ma, sovente, risultano utopiche ed illusorie. Inoltre i mezzi d’informazione tendono a marcare ed esagerare certi elementi, che possono risultare al pubblico più interessanti e curiosi, ma che si dimostrano spesso fuorvianti.
Qualche giorno fa, tanto per fare un esempio, è stata lanciata dai maggiori quotidiani e network nazionali la notizia (fonte Viminale) che il 60% degli stupri è opera di italiani, con ciò volendo negare implicitamente la sussistenza di un problema “etnico” in questa particolare problematica. Ovvio che una corretta interpretazione della notizia porterebbe esattamente nella direzione opposta: se a compiere il 40% di un certo reato è una minoranza che pesa solo il 6% della comunità nazionale, il problema sussiste eccome.
Questo non vuol dire naturalmente che sia giusto e politicamente corretto sbattere in prima pagina con particolare rilievo la notizia di una nuova violenza carnale (senza alcuna ombra di dubbio il più odioso dei crimini contro la donna e -più in generale- contro la persona), soprattutto quando a perpetrarla sono stranieri, preferibilmente extracomunitari; se ciò accade, lo scopo, è principalmente quello di etichettare (con ogni evidenza per fini politici) come bestie i “diversi”, riferendo solo a chi viene da altri paesi la tendenza a un certo tipo di brutale delinquere.
Troppo spesso ci si trova in presenza di una volontaria e colpevole disinformazione su fatti che potrebbero smuovere la troppo spesso pilotata opinione comune.
Perché (solo per fare un esempio) quasi nessuno ha parlato di una comunità Rom che, pochi giorni fa, a Palermo, ha collaborato con la polizia per risalire a tre giovani che hanno rapinato una coppia di fidanzatini, violentando la ragazza?
Perché (per farne un altro) si è quasi oscurata la notizia che, a Gaeta, due romeni sono intervenuti per fermare un magrebino ubriaco che, nell’indifferenza generale, ha aggredito una ragazza? Insomma, a quanto sembra anche la notizia fa spettacolo e, quindi, deve essere assoggettata alle leggi proprie dello spettacolo.
Esistono le “mode”, le “tendenze”, che, in periodi diversi, prima ci hanno incollato a TV e giornali per trovare i colpevoli di atroci omicidi in ambito famigliare, poi è stata la volta delle aggressioni di cani ritenuti violenti e “cattivi”, dei processi a personaggi celebri, della crisi economica che continua ad imperversare. Dulcis in fundo, dopo l’indebita spettacolarizzazione dello straziante caso di Eluana Englaro, che pure ci ha coinvolto un po’ tutti, a tenere banco nelle ultime settimane sono (vedi sopra) le sempre più ricorrenti notizie riguardanti, appunto, stupri d’ogni genere.
E il cerchio, come sempre, si chiude.
Intorno alle nostre gole, però.
Cecilia Quinterio per T.R.F.