Lo specchio di Cecilia (4)
Forse non ce ne rendiamo nemmeno conto, ma nel XXI secolo abbiamo la possibilità di essere aggiornati sugli eventi che accadono in ogni più piccolo e sperduto angolo del mondo, e siamo continuamente sommersi da notizie di ogni genere, grazie al lavoro di mass media e giornali.
Queste ricerche, con lo scopo di dare un taglio che sia il più possibile scientifico e preciso alle notizie stesse, spesso si presentano come dati ammalianti e convincenti; in realtà, però, la loro funzione di aderire il più possibile all’obiettività riguardo a tutto ciò che accade (mete predilette dei vacanzieri, numero dei divorzi in aumento nella penisola, sicurezza, ecc.) viene molto spesso snaturata e distorta.
Qualche giorno fa, tanto per fare un esempio, è stata lanciata dai maggiori quotidiani e network nazionali la notizia (fonte Viminale) che il 60% degli stupri è opera di italiani, con ciò volendo negare implicitamente la sussistenza di un problema “etnico” in questa particolare problematica. Ovvio che una corretta interpretazione della notizia porterebbe esattamente nella direzione opposta: se a compiere il 40% di un certo reato è una minoranza che pesa solo il 6% della comunità nazionale, il problema sussiste eccome.
Questo non vuol dire naturalmente che sia giusto e politicamente corretto sbattere in prima pagina con particolare rilievo la notizia di una nuova violenza carnale (senza alcuna ombra di dubbio il più odioso dei crimini contro la donna e -più in generale- contro la persona), soprattutto quando a perpetrarla sono stranieri, preferibilmente extracomunitari; se ciò accade, lo scopo, è principalmente quello di etichettare (con ogni evidenza per fini politici) come bestie i “diversi”, riferendo solo a chi viene da altri paesi la tendenza a un certo tipo di brutale delinquere.
Troppo spesso ci si trova in presenza di una volontaria e colpevole disinformazione su fatti che potrebbero smuovere la troppo spesso pilotata opinione comune.
Esistono le “mode”, le “tendenze”, che, in periodi diversi, prima ci hanno incollato a TV e giornali per trovare i colpevoli di atroci omicidi in ambito famigliare, poi è stata la volta delle aggressioni di cani ritenuti violenti e “cattivi”, dei processi a personaggi celebri, della crisi economica che continua ad imperversare. Dulcis in fundo, dopo l’indebita spettacolarizzazione dello straziante caso di Eluana Englaro, che pure ci ha coinvolto un po’ tutti, a tenere banco nelle ultime settimane sono (vedi sopra) le sempre più ricorrenti notizie riguardanti, appunto, stupri d’ogni genere.
E il cerchio, come sempre, si chiude.
Cecilia Quinterio per T.R.F.




12 Marzo 2009 alle 12:03
Ascoltare le notizie dalla tv o leggerle dai giornali mi dà la sensazione di cercare d’individuare l’inizio e la fine dell’orizzonte in cui lo sguardo e, di conseguenza, i pensieri divagano e, quindi, di aver bisogno di filtrarle per arrivare al succo.Un po’ come quando si ha “qualcosa di cui sparlare”… anche noi come i giornalisti siamo molto creativi; fa parte, insomma, della natura umana.
A proposito di statistiche, i giornalisti, si sa, spesso “danno i numeri” e, spesso, la stampa, asservita al potere politico o a quello economico, deforma i dati di fatto o tace su alcuni aspetti.
Tengo, infine, a ricordare che Maupassant in “Bel Ami” afferma che i giornalisti analizzano i libri “con quel colpo d’occhio pratico e quella maniera di vedere propria dei mercanti di notizie, degli spacciatori della commedia umana un tanto alla riga”.
12 Marzo 2009 alle 13:16
Hai proprio ragione, Cecilia: le informazioni ormai vengono gonfiate con gli estrogeni, come la carne delle vacche da macello o i muscoli di calciatori, ciclisti e nuotatori.
Non è però notizia freschissima: ti ricordo (tra tanti altri) film come “Quinto potere” di Sidney Lumet con Peter Finch, William Holden, Faye Dunaway e Robert Duvall, oppure l’italiano “Sbatti il mostro in prima pagina”, mi pare con Volonté.
Come dire: nulla di nuovo sotto il sole.