La notizia
Oggi a L’Aquila i funerali di Stato per 205 vittime (su 289) del sisma, con la presenza delle massime cariche dello Stato.
È la notte di domenica 5 aprile 2009 quando la terra nel centro Italia comincia a tremare.
Un terribile terremoto di magnitudo 5.8 della scala Richter colpisce in maniera particolarmente efferata l’Abruzzo, con
epicentro a L’Aquila, capoluogo di regione.
Al lunedì le vittime accertate sono 150, altrettanti i dispersi, ben 39.500 gli sfollati. Mentre i vigili del fuoco continuano a scavare tra ciò che resta di abitazioni private ed edifici pubblici, continua lo snervante succedersi delle cosiddette scosse di assestamento (quasi 70 finora), a volte talmente forti da completare la demolizione dei pochi edifici rimasti ancora in piedi.
Il conto dei deceduti continua velocemente a salire, arrivando alle quasi trecento di oggi.
Nel corso della commovente cerimonia funebre,da lui solennemente officiata e presieduta, il Segretario di Stato Vaticano, monsignor Tarcisio Bertone, afferma che «s’avverte già nell’aria che sotto le macerie c’è la voglia di ripartire, di ricostruire, di tornare a sognare», nonostante molte vite, insieme ad anni di lavoro e di sacrifici, siano state completamente distrutte, soffocate e schiacciate.
Credo che le sue parole, al di là di ideali politici e convinzioni religiose, riassumano efficacemente quelle che sono anche le speranze di noi tutti.
Cecilia Quinterio
Il corsivo
La sensazione, quando si scatena un terremoto devastante come quello che ha sconvolto l’Abruzzo poche notti fa, è che ci sia un terribile mostro nascosto nel profondo ventre della terra.
Un mostro con una coda enorme, uno smisurato scudiscio che spazza le case, i campanili, i capannoni e le strade.
Un mostro coi denti affilati e con gli artigli acuminati, che ghermisce vite e le divora, senza badare a età, sesso, provenienza e censo.
Un mostro perfido che sminuzza in coriandoli le poche certezze degli uomini, togliendo il sonno, trasformando in trappole inquietanti quelle stesse case che fino a pochi minuti prima erano nidi accoglienti.
Attenti ai complici, di quei mostri, vi dico.
Uomini come noi, ma solo in apparenza, che, per aumentare indebitamente il proprio profitto, mischiano gesso e sabbia al cemento, risparmiano sul ferro delle armature, edificano su terreni precari e infidi, sopraelevano in modo clandestino e del tutto illegale ville e palazzi…
State bene attenti a loro, sì: se si riuscirà a metterli in condizioni di non nuocere, saranno fermati anche i mostri.
Patrizio Pacioni
(ATTENZIONE: le foto inserite a corredo di questo articolo sono tratte dalla rete)