Identikit di Gaetano Gargiulo
Giugno 6th, 2009
Per il resto d’Italia (e probabilmente anche per il resto del mondo) noi napoletani, siamo un po’ come i cinesi o i giappo: cioè tutti uguali e, una volta che ne hai visti due o tre, è come se li avessi conosciuti tutti.
Invece non è così, manco p’a capa, con rispetto parlando.
Mi piace ‘a pizza, ‘o cafè ristretto, ‘o sole e ‘o mare. E le femmine, naturalmente.
Che male c’è? Che c’è di male? Come direbbe Pino Daniele.
Perché vedete, la napoletanità è un marchio che ti si imprime nell’anima sin dalla nascita, e che ti porti addosso per tutta la vita. Ma lì sotto, sotto il marchio, appunto, ci sono uomini e donne completamente diversi tra loro.
‘O professore e ‘o malandrino, ‘a santariella e ‘a sciantosa, ‘o riccupellone e ‘o perucchio, proprio come in tutte le città e i popoli del mondo.
Una cosa è certa, però. A noi partenopei ci si può trovare quasi dappertutto e in ogni angolo del mondo, perché siamo emigranti per natura, un po’ come gli ebrei; solo che noi sappiamo ridere e scherzare molto di più, anche di noi stessi, quindi siamo un po’ meno incazzosi di loro, sempre pronti a fa ‘a guerra.
Prendete me, per esempio.
Sono nato a Forcella ventotto e fischia anni fa. Sono alto quasi un metro e novanta, peso 93 chili prima di scendere da mia mamma per le feste di Natale e quasi un quintale dopo
Col fisico che tengo avrei potuto fare tranquillamente il canottiere insieme agli Abbagnale oppure il boxèr come Patrizio Oliva.
E invece?
Invece appena finito il liceo classico (perché tenite ‘a faccia appesa? C’è qualcosa di strano se un marcantonio con la faccia d’assassino spreme un po’ di sudore sull’Eneide e sulla Divina Commedia e s’impegna in qualche traduzione dal latino?)…
… appena diplomato con 36/60, dicevo, visto quanti disoccupati c’erano prima di me all’ombra del Vesuvio e dintorni, mi sono arruolato in polizia, deciso a guadagnarmi il pane difendendo la legge.
Adesso vivo a Monteselva, dove da ottobre a marzo il sole è solo un’intuizione, una categoria mentale: lo si immagina oltre la nebbia quei pochi giorni di sereno, oppure al di sopra delle nuvole grigie che pisciano pioggia per il resto del tempo.
Per lui sarei disposto a dare la mia vita senza nessuna esitazione, e non è solo un modo di dire, perché chissà dove sarei adesso, se non lo avessi incontrato.
Ho imparato a mie spese che ci sono momenti, nella vita di un uomo che, senza nemmeno accorgersene, si arriva a un incrocio diverso dagli altri, ed è lì, in quel momento, che si decide il destino. Quando il mio percorso (pe’ grazia d’ ‘a Maronna) fu attraversato dal commissario, io avevo appena imboccato la strada sbagliata e mi ci ero inoltrato già per un bel pezzo.
Se non si fosse scomodato lui a rincorrermi, a prendermi per un’orecchia e riportarmi indietro… e a volermi con sé…
Ma questa è tutta un’altra faccenda, che francamente non so se troverò mai il coraggio di raccontarvi.
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