In 350 alla presentazione di un libro? Impossibile!
Capirai: un pubblico di 350 persone per la presentazione di un libro, per di più non scritto da un famoso “Spara-Bestseller” (ma confesso ch il termine che mi è venuto per primo in mente era un tantinello più greve - riuscite a indovinarlo?) è roba da non credere. È un po’, se ci pensate bene, come se per lo stesso concerto di Madonna si riempisse non solo S. Siro ma anche l’Olimpico di Roma e il San Paolo di Napoli; un po’ come se un documentario sugli anfibi argentini trasmesso da Rai 3 al sabato sera in prima serata raccogliesse il 78% di share…
Ma dai, non stiamo lì a raccontare balle!
E invece no!
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Serata davvero sontuosa, in effetti, col pubblico che prima si divertiva per la performance dell’affiatato duo Bottoni-Pacioni, poi si interessava a una rievocazione “a lume di stelle” dell’epica conquista della Luna da parte dell’uomo, infine invadeva lo spazio dedicato a un rinfresco a base di prodotti tipici locali; qui, come spesso accade al cospetto di una tavola imbandita, scrittori-relatori-organizzatori avevano così modo di familiarizzare nel migliore dei modi col pubblico, conversando amabilmente di quanto appena accaduto e di molto altro.
Valerio Vairo per la Gazzetta Piacentina




13 Luglio 2009 alle 20:43
moooooooooomama tutto vero! e io fortunatamente posso dire IO C’ERO!!!
15 Luglio 2009 alle 07:04
Come si spiega tale affollamento? Sono certa, anzi certissima, che il libro di Bottoni sia una chicca, una delle tante che sforna la piccola editoria e che la gente perlopiù ignora (sigh!!), ma mi chiedo: quale motivo ha smosso tanta gente? Chiedo a Patrizio e a Valerio una risposta … sincera. Grazie.
15 Luglio 2009 alle 08:49
Marco Bottoni, oltre a essere uno scrittore versatile, ironico e tecnicamente valido,è anche un personaggio che sa coagulare attorno a sé amicizie numerose e sincere. In soli due giorni che ho trascorso lì (per la copertura giornalistica dell’evento) mi sono potuto rendere personalmente conto della stima e dell’affetto che non solo in Castelmassa, ma anche in zone e paesi più o meno limitrofi, sono riservati all’uomo e al personaggio. Di tutto questo una così massiccia presenza all’evento di sabato scorso altro non è stato che una testimonianza perfettamente conseguente.
Ma non basta questo a spiegare un simile incredibile successo. Quindi andiamo oltre.
L’evento è stato preparato e curato con grande professionalità e in ogni dettaglio: dalla splendida location (una collinetta limitrofa al centro, che si arrampica sugli alti argini che proteggono la bella cittadina dalle piene del Pò) alla colonna sonora, dall’accattivante buffet a una perfetta scansione dei tempi, nel cuore di una serata tematica dedicata alla luna e arricchita da immagini e interessanti divagazioni storico-culturali.
Ho scoperto la cordiale gente di Castelmassa e dintorni letteralmente “affamata” di cultura, ma al contempo capace di distinguere e apprezzare come si deve la presenza di “qualità”, cui ha certo contribuito l’ormai sperimentata capacità affabulatoria di Patrizio. A questo si aggiunge un’amministrazione comunale di nuova generazione che, al contrario di tante altre, appare molto attenta a questa esigenza.
Ti sembra una risposta “sincera”, Lorella?
Valerio
16 Luglio 2009 alle 09:23
Grazie Valerio. Confermi ciò che già pensavo. Siccome bazzico il mondo della letteratura e quello editoriale, mi ero già fatta l’idea che una presentazione ben riuscita a livello di pubblico presente sia il risultato di una perfetta alchimia di ingredienti e che la sola qualità non sia sufficiente a richiamare l’attenzione della gente.
Purtroppo, non tutti gli autori di qualità hanno un giro di amicizie come quello del dott. Bottoni, nè una casa editrice seria (disposta anche a rischiare su certi titoli), nè un’amministrazione comunale sensibile alla cultura (e dalle tasche piene) …
Grazie ancora.
16 Luglio 2009 alle 10:06
Cara Lorella, quello che non capisco IO, invece, riguarda proprio l’ultimo argomento che tu hai toccato in questo secondo intervento, vale a dire la (mancata) attenzione di certe amministrazioni locali alle attività culturali. Premesso che se tra le pieghe dei pur scarni bilanci comunali/provinciali si trovano spesso e volentieri gli spiccioli necessari per finanziare la “Grande Sagra delle Bolle di Sapone” aut similia, a maggior ragine si dovrebbe raccattare qualche bilgietto da 10 e da 5 anche per una conferenza letteraria, veniamo allo scandalo vero.
E’ mai possibile (e l’evento di Castelmassa lo dimostra ad abundantiam) che sindaci e assessori siano così miopi da non accoregrsi che il bravo scrittore che si presta a presentare a una manifestazione (magari “aggratis”) altro non fa che svolgere un servizio di pubblica utilità colmando un vuoto pneumatico di iniziative intelligenti per un pubblico altrimenti destinato a un bieco imbarbarimento? Possibile che solo a Castelmassa e in poche altre isole felici si abbia la voglia e il coraggio di sperimentare quali e quanti possano essere per un politico (o per una classe politica) avveduto la buona riuscita di una cosa del genere? Possibile che (ultimo stupore) sia così difficile distinguere tra chi dispone della “qualità” necessaria e sufficiente a interessare e coivolgere (senza annoiare) una platea così vasta?
La risposta è ovviamente “sì”.
Sì, tutto questo è possibile, purtroppo; ma io, nonostante gli anni che continuano a posarsi e ad accumularsi sulle mie povere spalle, ancora non capisco perché.
Affettuosamente,
VV
17 Luglio 2009 alle 06:34
Carissimo, purtroppo la Cultura - come tutto il resto - deve fare i conti, necessariamente, con i bilanci comunali. Basti pensare che, ad esempio, solo i Comuni più danarosi organizzano premi letterari di un certo livello (giuria, location, pranzo o cena, premi, ecc…): premio Istrana docet. E’ logico che alla Cultura, in mancanza di denaro in abbondanza, venga preferita la Salute. Meno logico che la Cultura venga del tutto dimenticata. Ma allora, mi chiedo, cosa possiamo fare noi cittadini e, in aggiunta, noi “scribacchini”? Grazie.
17 Luglio 2009 alle 07:29
Sì, i soldi sono pochi, lo so e l’ho già detto nel precedente intervento. Ma quelle poche risorse (come dimostrano i bravi Amministratori di Castelmessa) possono e DEVONO essere gestite meglio: meno sprechi, meno clientele da accontentare a tutti i costi, magari tramite elargizioni in favore della “Sagra del fornellino da campo”, la sponsorizzazione della corsa coi sacchi, del campionato di “quattro cantoni” e così via…
E soprattutto (repetita iuvant) maggiore attenzione a ciò che è davvero in grado di sollevvare i cittadini da una mediocrità piatta e intollerabile; magari -prima di ogni altra cosa- con la presenza, in ogni Assessorato alla Cultura, di una persona realmente competente che sappia distinguere una poesia da uno scontrino, non so se mi spiego.
19 Luglio 2009 alle 07:45
Dunque, noi cittadini non possiamo fare altro che boicottare la “Sagra del fornellino da campo” (cosa che io già faccio da tempo). Ma che altro? Quali stimoli culturali possono venire “dal basso”, a smuovere l’ipocrisia e cancellare il clientelismo di cui parli? Può partire qualche iniziativa dal Comune di Monteselva, anche a livello istituzionale, rivolta agli altri Comuni italiani?
19 Luglio 2009 alle 08:22
Quelle che tu chiami “iniziative dal basso” sono molto semplici da prendere e possono risultare molto efficaci. Vediamone insieme qualcuna:
1) al momento delle elezioni ricordarsi (tra tante altre cose) anche di come la Giunta uscente ha trattato la cultura, e prendere nota di ciò che si ripropone di fare chi si presenta per succederle; se su questi temi non ci si pronuncia spontaneamente nel corso della campagna elettorale, incalzare sia gli uni che gli altri a prendere chiara posizione;
2)Durante il “mandato” cercare di fare”attivismo” con le proprie conoscenze, attraverso un accurato passa-parola, affinché quelle (poche o tante) manifestazioni valide che si riesce a organizzare in loco abbaino un decoroso concorso di presenze; nella mia esperienza di giornalista mi è capitato a volte di assistere a premiazioni di concorsi letterari ai quali non erano presenti neppure amici e parenti dei vincitori!
3) cercare di procurarsi e mantenere contatti con gli organi di informazione locale perché sensibilizzino (sulle pagine dei quotidiani per cui scrivono e/o nelle trasmissioni delle emittenti per cui lavorano) la gente comune sull’importanza della lettura e sull’opportunità di crescita che comporta il confronto personale con un (bravo) scrittore.
Per quanto riguarda eventuali iniziative a difesa della cultura portate avanti dal comune di Monteselva, beh, tu sai bene che nel corso delle ultime consultazioni amministrative è stato confermato al suyo posto il sindaco Alessio Tirabassi, la cui serietà, onestà e moralità penso tu conosca fin troppo bene attraverso le pagine di “Seconda B”.
Non farmi andare avanti su questo argomento, altrimenti finisce che alle tante che già ho collezionato si andrà aggiungfere una nuova denuncia per diffamazione.
Stammi bene, Lory.
VV
30 Dicembre 2009 alle 22:58
Il Teatro del Lemming si forma a Rovigo nel 1987 dall’incontro fra il regista e compositore Massimo Munaro e lo scenografo e regista Martino Ferrari. Nello stesso anno allestisce lo spettacolo Frammenti e in quello successivo Sogno dentro Sogno, vincitore per le migliori musiche di scena del Premio Totola a Verona (la giuria era presieduta dal regista Gianfranco De Bosio).
Questi spettacoli coniugano, all’interno di originali strutture narrative, gli aspetti puramente evocativi consoni al linguaggio teatrale. La parola ha perso centralità, non c’è un testo che preceda la messa in scena: il dato visivo, la presenza fondante della musica, l’uso dei corpi nello spazio scenico quasi a disegnare misteriosi geroglifici, tutto concorre a costituire un lavoro in cui i segni hanno già valore di significato.