L’Indisponente - (3) I capponi di Renzo e la correttezza perduta

La notizia:

Nel corso di questa ormai declinante estate, in Sardegna è comparso sulla vetrina di un negozio questo singolare cartello:

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In poche ma significative righe scritte a mano, il proprietario del locale, in presenza di difficoltà gestionali presumibilmente piuttosto serie, lamenta a voce alta e chiara l’impossibilità di andare avanti con la propria attività se “costretto” a rispettare, nei confronti dei propri dipendenti, quanto previsto dalla corrente disciplina del lavoro e della previdenza che tutela i lavoratori.

Il commento:

Purtroppo non ci sono più dubbi: nel nostro beneamato Paese la crisi economica sta sovrapponendo i propri perversi effetti a quelli di un tradizionale individualistico egoismo , diffuso e ormai ben consolidata. È esattamente così che si riesce a tirare fuori dalle anime della gente il peggio, come passando lo straccio bagnato su un pavimento sporco.

Il fatto è che,sia nella buona che nella cattiva sorte, da sempre l’italiano medio tende a “grattare” dal proprio mestiere quanto più riesce possibile, risparmiando su quanto dovuto allo stato (dunque alla comunità) e poggiandosi senza scrupolo sulle spalle di altri poveracci che gli sono vicini,come e più di lui in cronica difficoltà nella sempre più difficile arte di mettere insieme il pranzo con la cena.

Quello che c’è di nuovo (e di inquietante) nel cartello esposto nella vetrina sarda è che questa attitudine tipicamente italiana, con ogni evidenza, si è ormai talmente radicata e incancrenita da diventare addirittura oggetto di rivendicazione sociale.

Attenzione, però, furbi e furbetti, perché la morale resta sempre quella: i capponi possono beccarsi tra loro quanto e come gli garba, ma alla fine  a tirar loro il collo per farne brodo e lesso sarà sempre lui, il dottor Azzeccagarbugli di turno.

L’Indisponente   



1 Commento a “L’Indisponente - (3) I capponi di Renzo e la correttezza perduta”

  1. Simon scrive:

    I Don Rodrigo, i Renzo, i capponi, ecc. ci sono sempre stati e sempre ci saranno.
    “Tira sempre un vento che non cambia niente
    mentre cambia tutto sembra aria di tempesta” (Niente paura, Ligabue).
    Penso che è guerra di tutti contro tutti, che calpesta i diritti degli altri, resa più feroce dalle paure, dalla crisi economica, dalla globalizzazione, dalle migrazioni, dalla corsa all’accaparramento delle risorse del pianeta che diminuiscono giorno dopo giorno, ecc. ecc.

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