Domenicale dell’11 ottobre 2009

Ottobre 11th, 2009

croce-28.jpg     ” 17  Mentre usciva per mettersi in viaggio, un tale gli corse incontro e, gettandosi in ginocchio davanti a lui, gli domandò: “Maestro buono, che cosa devo fare per avere la vita eterna?”. 18 Gesù gli disse: “Perché mi chiami buono? Nessuno è buono, se non Dio solo. 19 Tu conosci i comandamenti: Non uccidere, non commettere adulterio, non rubare, non dire falsa testimonianza, non frodare, onora il padre e la madre”. 20 Egli allora gli disse: “Maestro, tutte queste cose le ho osservate fin dalla mia giovinezza”. 21 Allora Gesù, fissatolo, lo amò e gli disse: “Una cosa sola ti manca: và, vendi quello che hai e dàllo ai poveri e avrai un tesoro in cielo; poi vieni e seguimi”. 22 Ma egli, rattristatosi per quelle parole, se ne andò afflitto, poiché aveva molti beni. 23 Gesù, volgendo lo sguardo attorno, disse ai suoi discepoli: “Quanto difficilmente coloro che hanno ricchezze entreranno nel regno di Dio!”. 24 I discepoli rimasero stupefatti a queste sue parole; ma Gesù riprese: “Figlioli, com’è difficile entrare nel regno di Dio! 25 E’ più facile che un cammello passi per la cruna di un ago, che un ricco entri nel regno di Dio”. 26 Essi, ancora più sbigottiti, dicevano tra loro: “E chi mai si può salvare?”. 27 Ma Gesù, guardandoli, disse: “Impossibile presso gli uomini, ma non presso Dio! Perché tutto è possibile presso Dio“.

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evangelista-marco.jpg      Siamo tutti pieni di buone intenzioni. Quando però si arriva al punto, al momento cioè di rinunciare davvero a ciò che possediamo per metterci al servizio degli altri, ecco che arrivano i dubbi, le resistenze, le tristi rinunce del “vorrei ma non posso”.

Il Vangelo di oggi ci parla di ricchezze, di tesori da vendere, dunque da valorizzare, per donare poi agli altri, perché non rappresentino un peso alla volontà di crescere.

Ma non si tratta solo di denaro. C’è chi è ricco di intelletto, di immaginazione, di creatività: non è giusto farne parte anche chi non ne è provvisto?

Tutto ciò che daremo con questo intento e questo spirito ci tornerà moltiplicato: credere per provare e provare per credere.

 

Maurice Taviani - parroco di Santa Maria alla Fonte

L’Indisponente (9) - Ministro Brunetta… o Generale Lapalisse?

Ottobre 11th, 2009

 La notizia:  

brunetta.jpg      Il consiglio dei Ministri ha varato venerdì 9 ottobre la riforma della Pubblica Amministrazione strutturata in 74 articoli alla quale (testuali parole del Corriere della Sera) ha lavorato con entusiasmo il ministro Brunetta. Punti salienti:

1) Premi accessori alla retribuzione ordinaria proporzionati al rendimento e alla produttività dei singoli;

2) Licenziamento per gli assenteisti;

3) Possibilità di spostare un lavoratore da una funzione a un’altra, in caso di necessità operative;

4) Punizioni e responsabilità anche penale per i dipendenti che producano certificati medici falsi (valida anche per il sanitario che li rilascia) o con espedienti dolosi attestino una presenza sul posto di lavoro che non c’è;

5) obbligo per i Dirigenti di formarsi ai loro compiti e controllare la presenza, le assenze e la produttività dei propri sottoposti.

Il commento:

lapalisse.jpg      Il Generale Jacques II de Chabannes de La Palice (conosciuto anche- più semplicemente- come Lapalissedal nome del castello dove tutt’ora riposano le sue umane vestigia)  divenne l’esempio e il simbolo dell’ovvietà nel discorrere. L’aggettivo “lapalissiano” indica infatti un truismo, qualcosa cioè che è talmente evidente, stanti le sue premesse logiche, da risultare ovvio e scontato, se non addirittura ridicolo per la sua ovvietà.

Ma, per andare in fondo alle cose, non è che il Generale (che tra l’altro era un discreto stratega militare) fosse poi proprio così banale e strambo come la tradizione ce l’ha consegnato: il motivo di quanto si tramanda su di lui, infatti, va ricercato in un episodio  che si verificò solo dopo la sua morte. Il fatto è che, nella triste occasione, gli fu dedicata una canzone che, per un errore di trascrizione (f/s) e un gioco di assonanza (envie/en vie), suona come “se non fosse morto sarebbe ancora in vita (il serait encore en vie)”  invece che, come sarebbe giusto “farebbe ancora invidia”  (il ferait encore envie): da qui il significato di “scontatissimo” attribuito all’aggettivo.

Per il dottor-professor Renato Brunetta  però, me lo dite voi che giustificazione si può trovare? Lui e i suoi collaboratori hanno impiegato ben 15 mesi del proprio prezioso (?) tempo per partorire un qualcosa che è pieno di precetti “lapalissiani”: premiare solo quelli che si impgnano, licenziare i disonesti, responsabilizzare i dirigenti e mettere gli uomini giusti al posto giusto.

Insomma, si pretende di far passare ciò che è assolutmente normale e dovuto per eccezionale e geniale, e di questo ci si fa belli.

Molto meglio il Generale del Ministro, credettemi!