L’Indisponente (9) - Ministro Brunetta… o Generale Lapalisse?
La notizia:
Il consiglio dei Ministri ha varato venerdì 9 ottobre la riforma della Pubblica Amministrazione strutturata in 74 articoli alla quale (testuali parole del Corriere della Sera) ha lavorato con entusiasmo il ministro Brunetta. Punti salienti:
1) Premi accessori alla retribuzione ordinaria proporzionati al rendimento e alla produttività dei singoli;
2) Licenziamento per gli assenteisti;
3) Possibilità di spostare un lavoratore da una funzione a un’altra, in caso di necessità operative;
4) Punizioni e responsabilità anche penale per i dipendenti che producano certificati medici falsi (valida anche per il sanitario che li rilascia) o con espedienti dolosi attestino una presenza sul posto di lavoro che non c’è;
5) obbligo per i Dirigenti di formarsi ai loro compiti e controllare la presenza, le assenze e la produttività dei propri sottoposti.
Il commento:
Il Generale Jacques II de Chabannes de La Palice (conosciuto anche- più semplicemente- come Lapalisse, dal nome del castello dove tutt’ora riposano le sue umane vestigia) divenne l’esempio e il simbolo dell’ovvietà nel discorrere. L’aggettivo “lapalissiano” indica infatti un truismo, qualcosa cioè che è talmente evidente, stanti le sue premesse logiche, da risultare ovvio e scontato, se non addirittura ridicolo per la sua ovvietà.
Ma, per andare in fondo alle cose, non è che il Generale (che tra l’altro era un discreto stratega militare) fosse poi proprio così banale e strambo come la tradizione ce l’ha consegnato: il motivo di quanto si tramanda su di lui, infatti, va ricercato in un episodio che si verificò solo dopo la sua morte. Il fatto è che, nella triste occasione, gli fu dedicata una canzone che, per un errore di trascrizione (f/s) e un gioco di assonanza (envie/en vie), suona come “se non fosse morto sarebbe ancora in vita (il serait encore en vie)” invece che, come sarebbe giusto “farebbe ancora invidia” (il ferait encore envie): da qui il significato di “scontatissimo” attribuito all’aggettivo.
Per il dottor-professor Renato Brunetta
Insomma, si pretende di far passare ciò che è assolutmente normale e dovuto per eccezionale e geniale, e di questo ci si fa belli.
Molto meglio il Generale del Ministro, credettemi!




11 Ottobre 2009 alle 16:58
Se fosse stata ancora in vita la mia povera nonna avrebbe senz’altro commentato: “E li pagano, pure?”
Antoine
12 Ottobre 2009 alle 07:07
Ovvio, ma non superfluo, soprattutto in Italia dove si perde, spesso, di vista il senso del dovere e si è propensi ai facili guadagni.
12 Ottobre 2009 alle 09:59
Apprezzo e rispetto la tua opinione, Simon, ma non posso essere d’accordo con te: in certi casi le “inutili ripetizioni” non accrescono la forza dii un messaggio ma, al contrario, finiscono per diminuirne gravbemente l’efficacia. Ribadire a muso duro ciò che già dovrebbe essere nella coscienza collettiva (e nelle norme) va probabilmente in questa direzione.
Ricordi le pletoriche quanto inefficaci “grida” di cui racconta Manzoni? Più si inasprivano più venivano disattese…..
L’Indisponente
13 Ottobre 2009 alle 10:51
Tutto scontato, tutto ovvio, concordo. Ma l’importante è che le misure adottate vengano applicate (e parlo contro il mio interesse, visto che lavoro nella Pubblica Amministrazione).
4 Dicembre 2009 alle 10:48
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