Bookstop di Brescia: amicizia, ospitalità, letteratura

Gennaio 31st, 2010

logo-bookstop.jpg   Se siete a Brescia e vi sentite soli o un po’ giù di corda, oppure se semplicemente cercate una distrazione diversa, passate in via Leonardo da Vinci ed entrate al BookStop: vi troverete in un locale accogliente, gestito condotto con grande professionalità e simpatia dall’incantevole Marina Brambilla, sorriso sempre pronto e tanto-tanto-tanto amore per tutto ciò che concerne la lettura e la scrittura.

Colazioni in musica, presentazioni di nuove uscite letterarie, conferenze e spazi d’intrattenimento, oltre naturalmente alla panoramica completa e costantemente aggiornata delle ultime uscite sistemate ordinatamente sugli scaffali del reparto-libreria, vi aiuteranno a trascorrere intelligenti momenti di relax.

bookstop-31gen10-006-rid.jpg     Oggi pomeriggio il locale ha ospitato la gradevole e interessante presentazione di Rivelazioni inquietanti, intrigante romanzo “giallo-fucsia” con suggestivi cambi di scenario tra Porto d’Ercole, Roma, Africa Nera e Venezia firmato dalla scrittrice milanese-trevigiana Rossana Fanny Uva (Edizioni La Riflessione - Davide Zedda).

bookstop-31gen10-003-rid.jpg   A introdurre il libro Patrizio Pacioni che ha intavolato con la spigliata e graziosa autrice un frizzante dialogo imperniato, oltre che sull’opera, anche su un franco scambio d’idee sulla letteratura e… sulle cose della vita.    

bookstop-31gen10-013-rid.jpg  Al termine, come da protocollo, piacevoli chiacchiere e l’immancabile cerimonia degli autografi sulle copie vendute.

Diana De Rossi per T.R.F.

Nelle foto:

1)     Patrizio Pacioni e Rossana Uva impegnati nel dibattito;

2)     Uno scorcio del pubblico presente all’evento;

3)     Patrizio Pacioni “beato” tra Rossana Uva  e Marina Brambilla.

L’Indisponente (20) - L’ inciviltà del (doveroso) consenso di massa

Gennaio 31st, 2010

blair-tony.jpg  La notizia

Nei giorni scorsi Tony Blair è stato ascoltato dalla Commissione britannica che indaga sull’invasione dell’Iraq del 2003. Nel corso dell’audizione l’ex premier britannico  ha difeso con grande energia e senza alcun ripensamento la scelta di partecipare all’intervento militare. “Qui non si parla di una menzogna o di una cospirazione o di un inganno.“, ha dichiarato, “è stata una decisione. E la decisione che dovetti prendere era: data la storia di Saddam, dato il suo uso di armi chimiche, dato il milioni di morti che aveva già causato, dati i dici anni di violazioni di risoluzioni Onu, possiamo prenderci il rischio di lasciare che quest’uomo ricostituisca i suoi programmi di armamenti o è un rischio che sarebbe irresponsabile prendersi?” Negando di aver mai stipulato alcun “accordo segreto” con George W. Bush sull’intervento militare, Blair ha fatto capire che, se si trovasse ancora al comando, prenederebbe ora in considerazione l’idea di un intervento militare per disinnescare la minaccia nucleare dell’Iran.

giustizia-2.jpg    Il commento

Che si sia d’accordo o meno con le dichiarazioni di Tony Blair, non si può fare a meno di riconoscere all’uomoe  allo statista coerenza e coraggio delle proprie idee. La maggior parte della stampa britannica, seguita da quella internazionale, lo ha condannato non tanto per i contenuti del discorso tenuto davanti alla Commissione d’Inchiesta, quanto per la sua caparbietà recidiva. Purtroppo da un po’ di tempo le cose funzionano così: qualunque tipo di processo, sia esso di origine giudiziaria, morale o politica, viene celebrato da una indistinta e indeterminabile “volontà popolare”. Se l’accusato non accetta di emendarsi facendo autocritica (come ai tempi tristi dell’Impero Sovietico) ma argomenta difendendo senza rinnegarle platealmente le proprie idee e le proprie azioni, è un reprobo colpevole di ogni nefandezza prima  ancora che gli organi deputati a emettere una sentenza (che siano corti d’assise, tribunali o giurie di qualsiasi tipo) si siano pronunciati. E vituperato sia il magistrato che non emette la sentenza che il popolo brama.

La storia insegna che quando sono direttamente le masse (o i mass-media) a decidere il destino di un uomo, quasi mai il giudizio risulta equo.

Ma la Storia, da sempre, è una maestra che nessuno vuole mai ascoltare.

 

 

 

L’Indisponente   abcd0005.JPG 

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