La notizia:
Da Di Più del 1 novembre 2010:
Il padre la rinnegò ma il Tribunale glielo dice ben quarantatre anni dopo.
Dosson di Casier (Treviso) - La sentenza di “disconoscimento di paternità” emessa dal Tribunale di Trani nel 1967 è stata recapitata a Rossana Fanny Uva solo nello scorso settembre. La signora viene invitata , come se niente fosse e come se non avesse vissuto con un altro nome per quarantatre anni, a cambiare la carta d’identità.
Il commento:
Rossana Fanny Uva, oltre a essere una coscienziosa impiegata, è anche una brava scrittrice.
Qualche mese fa, intervistata da Patrizio Pacioni, presentò al BookStop di Brescia la sua opera di esordio, intitolata “Rivelazioni inquietanti”.Tutti sanno che una fervida fantasia è la materia prima di cui si serve un autore, eppure…
Eppure sono personalmente convinto che neanche il più fervido narratore potrebbe costruire, con la speranza di essere giudicato attendibile, una trama del genere, in cui si raccolgono, come in una parabola a rovescio, tanti elementi della malattia che sta distruggendo il nostro Bel (una volta) Paese: l’ignavia.
L’ennesima dimostrazione, qualora se ne sentisse ancora il bisogno che in Italia, a tutti i livelli, si lavora (si fa per dire)
1) senza autentico coinvolgimento personale (possibile che qualcuno non si sia accorto che comunicare una notizia del genere dopo quasi mezzo secolo sia qualcosa di un po’ fuori dell’ordinario, su cui bisognerebbe almeno riflettere un po’?);
2) senza un minimo di spirito d’iniziativa (sempre quel qualcuno, qualora si fosse accorto dell’anomalo ritardo) che consigliasse di fare esaminare a “livello superiore” tutta la faccenda, prima di procedere alla comunicazione;
3) senza sensibilità (informare all’improvviso qualcuno che il cognome che ha fatto compagnia per una vita, all’improvviso è da rottamare, forse avrebbe meritato una trasmissione a voce, invece che a mezzo lettera).
Rossana, Rossana! Non immagini quanto vorrei poterti dire come Astolfo a Orlando che forse un giorno sarà possibile recuperare il senno perduto dall’italica burocrazia dal nascondiglio lunare così ben descritto da Ludovico Ariosto…
Ma temo, ahimé, che sarebbe solo una pia illusione per te, per me stesso, per tutti.
L’Indisponente