Mirella Zanon al Bookstop

Ottobre 9th, 2010

bookstop-091010.jpg   Gustoso “antipasto” dell’evento che si svolgerà domani a partire dalle 15,30 al Circolo Paolo Bentivoglio di Milano (Via Bellezza 16), dove verrà presentato “Delitti & Diletti” di Pacioni e De Bon: lo scrittore romano, al Bookstop di Marina Brambilla, classico ritrovo letterario bresciano, ha intervistato  Mirella Zanon, che ha presentato il suo Lei dormiva accanto a lui (Perrone Lab).

Incontro piacevole, seguito da un serrato dibattito, alla riuscita del quale ha contribuito, dando voce alle parole, l’attrice- scrittrice Anna Bruna Gigliotti che ha letto alcuni significativi passi dell’opera. Tra i presenti la scrittrice Mirella Floris, che ha portato recentemente in libreria il suo nuovo lavoro “Fiat voluntas“.

Il 27 novembre Patrizio Pacioni presenterà Enrico Carlini, autore dell’avvincente thrilling “Il contrabbandiere“.

Altro appuntamento da non mancare.

                                                             Diana De Rossi per T.R.F.  

Italiani a Francoforte, capitale mondiale del libro

Ottobre 9th, 2010

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Proprio in questi giorni la Melino Nerella Edizioni è impegnata, a Francoforte,  nella più grande fiera libraria del mondo. A muoversi in prima linea, nell’intento di “catturare” per il mercato italiano interessanti talenti d’oltre confine e di promuovere all’estero i propri autori, lo stesso Silvio Aparo. Riportiamo qui di seguito la sua testimonianza, raccolta ieri sera per telefono:

silvio-aparo.jpg     “Già il primo approccio, per chi non conosce l’eventio, risulta quasi destabilizzante: immensi gli spazi, enorme la quantità di espositori e di libri, intenso e incessante l’afflusso di pubblico.

Per arrivare  a una manifestazione del genere, davvero pronti a poterne sfruttare in pieno le enormi potenzialità di marketing, di sell-crossing, occorre iniziare a prepararla un anno prima.

Se c’è una cosa che mi posso rimproverare, forse, è proprio un approccio tardivo, ma la decisione di partecipare a questa Fiera è stata presa in tempi rapidi e ravvicinati, quindi -almeno in quest’occasione- non si poteva fare di più.

Detto questo, ho avuto già interessanti colloqui con “colleghi” d’Europa e di altre parti del mondo, avviando contatti riguardanti la compravendita o il semplice scambio di diritti editoriali che promettono molto bene.

Per quanto riguarda l’esito delle trattaive in corso, come per ogni faccenda, ci vorrà anche un pizzico di fortuna.

Noi della Melino Nerella siamo pronti a catturarla, quando verrà, anche con le reti, se necessario!”

 

 Cristina Canali per la “Gazzetta Piacentina  

 

L’Indisponente (30) - Morte in diretta e picchi di ascolto

Ottobre 7th, 2010

logolutto.jpg   La notizia:

“Sarah è morta, cercatela lì.” - Lo zio crolla: il corpo in un pozzo. - La madre lo apprende in diretta TV

 

(Repubblica 7 ottobre 2010)

)

sciarelli.jpg sara-scazzi1-150x148.jpg   Il commento:

Prodigi della tecnica: con il video trentasei pollici, le casse stereo e l’alta definizione, anche le situazioni più estreme fanno spettacolo alla grande.

L’esaltante percorso del rapporto mass media -pubblico verso il progresso imbocca strade sempre più estreme e raggiunge traguardi sempre più esaltanti.

Immaginiamo che la prossima tappa potrebbe risolversi in qualcosa del genere:

Orario di massimo ascolto, uno show di quelli che funzionano, coi bambini che cantano canzoni con le voci da grandi.

Appare in video una bella ragazza che, con l’espressione compunta, fa il seguente annuncio:

-Interrompiamo la trasmissione e la cena della famiglia Bianchi per informare il signor Fausto che gli esami radiologici (effettuati presso l’ospedale San Francesco martedì scorso) hanno dato il seguente risultato: neoplasia maligna invasiva già in avanzato stato di metastasi, con minime possibilità di sopravvivenza oltre i trecentosessantacinque giorni. Dopo la pubblicità saranno mostrate le diapositive dell’apparato digerente del malato; si consiglia per i bambini la visione solo in compagnia di un adulto.

 Oibò! Questa si che si chiama televisione di servizio!)

   

indisponente1_thumbnail.jpg    L’Indisponente

Lei dormiva… ma i lettori non dormiranno!

Ottobre 5th, 2010

logo-bookstop.jpg    Sabato 9 ottobre, alle ore 18 al Bookstop di   via Leonardo Da Vinci 5, a Brescia, Patrizio Pacioni presenterà Mirella Zanon e il suo romanzo “Lei dormiva accanto a lui”.

Una storia capace di coinvolgere indistintamente sia il pubblico maschile (per l’intrigo e l’ambientazione) che quello femminile (per l’introspezione sentimentale dei personaggi).

Insomma, appuntamento da non mancare.

A

mirella-zanon.jpg       Mirella Zanon vive a Legnago (VR). Insegnante di Lettere in un Istituto Superiore, ha pubblicato racconti in varie antologie (Giulio Perrone Editore) e partecipato a concorsi letterari. Lei dormiva accanto a lui è il suo primo romanzo.

A

Qui di seguito uno stralcio della recensione firmata da Marino Lepore nell’ultima edizione de  “Lo Scaffale“, rubrica di recensioni letterarie di www.patriziopacioi.it curata da Simonetta De Bartolo.

A

cop_lei-dormiva-accanto-a-lui.jpg    È stato proprio grazie al concorso “Dal manoscritto al libro” indetto e organizzato da Giulio Perrone Editore, infatti, che questo bel romanzo, scritto da Mirella Zanon, insegnante di lettere residente a Legnago (vincitrice della seconda edizione) ha potuto vedere la luce in libreria.

Si tratta di una rivisitazione, al tempo stesso originale e attenta alla realtà della di quanto effettivamente accaduto e documentato, di un efferato delitto che, agli albori del secolo scorso, sconvolse Verona e mobilitò la stampa locale e nazionale: la feroce uccisione di Isolina Canuti, massacrata, fatta a pezzi e gettata in un fiume quando non aveva ancora compiuto venti anni.  

Mirella Zanon si è cimentata nella difficilissima impresa, gestendo con consapevolezza il rischio (necessario da affrontare, allorché si voglia varcare senza equivoci il confine che separa la cronaca dalla letteratura, ovverosia il “verosimile” dal “vero”) di dare della vicenda una “sua” interpretazione, cercando al contempo di ricostruire “dall’interno” personalità, passioni e pulsioni dei protagonisti della tragica vicenda.

Da notare, ultima annotazione in ordine di tempo ma non certo d’importanza, la scrittura ordinata e al tempo stesso efficace, in cui intarsi di prosa moderna ed essenziale si alternano al “tono” di fondo, costituito da toni e accenti di altri tempi che contribuiscono, all’occorrenza, a riportare il lettore a ormai remote suggestioni e cadenze dannunziane:

Lei dormiva accanto a lui. E lui vegliava quel corpo. Come un nuovo Efesto custodiva quel fuoco divino che gli avrebbe forse potuto ridare una vita. Non riusciva a distogliere gli occhi che sprofondavano con l’anima nella bianchezza perlata e diafana di quella piccola giovane che, abbandonata, era per lui fortificante e consolante come il mare.”

Sophie La Rouge (di Simonetta De Bartolo)

Ottobre 4th, 2010

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 la-rouge.jpg    Ogni Dove” costituisce per me, Sophie La Rouge, un rifugio e una via di fuga.

Fuggo da tutto e da tutti, via dal tenebroso nulla, forse persino da me stessa.

Quando sento che è arrivato il momento, preparo la valigia in quattro e quattr’otto e via!, a tutta birra, a bordo del mio adorato bolide rosso fuoco, una Ferrari  del 79, giusto il mio anno di nascita.

Dello stesso identico colore sono i miei lunghi capelli ricci e, soprattutto, le mie “labbra al bacio”, detto per inciso. Quanto all’abbigliamento, però, preferisco vestire sempre di nero, dalla punta delle scarpe (rigorosamente tacco dodici) al cappello, (quando c’è), di sopra e di sotto, se intendete ciò che voglio dire.

Insomma, le rouge e le noir, ça va sans dire, mes amis: come nella roulette, sì, che in fondo è l’emblema della mia vita, sempre in (dis)equilibrio tra la fortuna e il destino, tra esaltanti vincite e devastanti rovesci.

Avrete già capito che il mio non è un carattere facile da comprendere e da accettare: donna esuberante, ma non esibizionista, arrogante nei modi più per nascondere un’innata insicurezza che per autentica indole. Ironica e malinconica, a seconda dei casi e dei momenti.

Insomma, la contraddizione fatta donna, appunto.

Di mestiere faccio la barista, e preferisco lavorare di notte.

E se state pensando come fa una che fa il mio mestiere a permettersi una Ferrari, tenetevi la curiosità, almeno per il momento.

Quando anche gli ultimi irriducibili nottambuli che frequentano il Bongo Pub se ne vanno a dormire, io esco dal locale, salgo in auto e sfreccio per le strade della città con l’acceleratore a tavoletta, senza mai rispettare un segnale stradale, semaforo compreso.

Mi alzo dal letto all’ora di pranzo, gusto caffellatte e brioche mentre le brave massaie mettono in tavola la pasta, poi vado ai giardini che si estendono lungo la sponda destra del Traglio, appena fuori le mura, e mi alleno per ore col boomerang. Mi emoziono ogni volta che, lanciato dalla mia mano, viaggia ruotando a mezz’aria fino a far ritorno, docile, da dov’è partito.

Sono una mezza campionessa, sapete? Ho vinto decine di tornei, in giro per l’Italia, da Bolzano a Siracusa. Dovreste vedermi quando, con un lancio, faccio a metà una zucca o un’anguria piantata su un palo a cinquanta metri di distanza, e spesso mi riesce persino di prendere al volo una mela lanciata per aria.

Adoro decisamente quello strano attrezzo inventato nella notte dei tempi, dall’altra parte del mondo, chissà come e chissà perché da un ingegnoso aborigeno. Ne possiedo una vera e propria collezione, ma uno in particolare lo porto sempre con me, nel bagagliaio della Belva, riposto nella custodia di velluto (nero naturalmente) con le iniziali S-L-R ricamate in rosso: è quello che mi regalò babbo, un brav’uomo amante della natura e della libertà, il giorno del mio diciottesimo compleanno. Qualche settimana dopo, passando per la scorciatoia di un infarto fulminante, decise di raggiungere la mia povera mamma, scivolata nell’aldilà, invece, solo al termine di una lunga e penosa malattia.

A saperlo usare bene, come so fare io, un boomerang può tranquillamente spaccare una gamba o fare in poltiglia una testa, ma io sono talmente buona e pacifica da non saper fare del male neppure a una mosca.

Certo, a volte, quando mi capita di avere una discussione con quel bugiardo traditore del mio ex, qualche tentazione mi viene.

Anche quando nel bel mezzo delle mie scorribande notturne mi capita di incappare in una pattuglia della stradale, coi loro strumentini di misurazione del tasso alcolemico al seguito e un verbale di sequestro della patente sempre in tasca, per dire il vero; poi però, prima che sia troppo tardi, invariabilmente mi ricordo che in frangenti di questo genere, con ragazzini imberbi che hanno appena tolto i pannolini per indossare la divisa e marescialli  assatanati e marpioni, le armi migliori a mia disposizione sono uno sguardo malizioso e seducente, due labbra carnose e gli attillatissimi jeans che mi calzano come un guanto.

A Monteselva sono venuta quando l’Alberto mi ha chiamato da Milan, dove abitavo prima, per risollevare le sorti del Bongo. Sono ormai più di due anni che ci abito, e non mi ci trovo per niente male.

A dirla tutta, anzi, credo che sia proprio la città adatta per chi, come me, ha preso ormai le abitudini di un pipistrello: di notte vivo come un vampiro che evita la luce del sole, di giorno da vera sportiva salutista, in quella costante e pervicace assenza totale di regole che è per me -al tempo stesso- il più grande problema e il punto di forza.

Questo non vuole però dire che un giorno, di punto in bianco, senza dare preavviso a nessuno, Sophie La Rouge non decida di scomparire anche da qui, per non tornare mai più.

Perché?

Semplicemente perché sono nata libera, ho vissuto sempre in assoluta libertà, e, libera, quando sarà il momento, mi piacerebbe potermene andar via da questo mondo.

Milano e Patrizio - sodalizio perfetto

Ottobre 2nd, 2010

christie_agatha-giovane.jpg     Abbiamo scelto questo ritratto di una giovane e avvenente Agatha Christie, protagonista accanto ad altri personaggi-scrittori “eccellenti” di “Delitti & Diletti  (sorprendente raccolta di racconti scritta a quattro mani da Patrizio Pacioni e Lorella De Bon) per introdurre l’evento che domernica prossima, a partire dalle 15,30, si svolgerà presso il Circolo Paolo Bentivoglio in via Bellezza 16.

C cover-dd.jpg         Sarà Erica Monteneri a intervistare lo scrittore romano ideatore e realizzatore delle avventure dell’avatar letterario del commissario Cardona, in un serrato dibattito incastonato di letture tratte dal libro e di canzoni dalla melodica voce di Nazzareno De Benedetto.

A completamento dell’atteso appuntamento, l’esposizione di alcune tavole realizzate dal giovane e talentuoso disegnatore varesino Vasco Gioachini per il nuovo fumetto che vedrà come protagonista assoluto (naturalmente su soggetto e sceneggiatura di Patrizio Pacioni) il Leone di Monteselva.

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                    Cristina Canali per la Gazzetta Piacentina (pag. culturale)

Maga Ciokkolata (di Marianna Bernini)

Ottobre 1st, 2010

maga-ciokkolata.jpg    Nome e cognome: Artemisia Ciocchi. I bambini però mi chiamano Maga Ciokkolata, perché capiscono d’istinto che, se m’ingegno a scrivere favole, è solo per loro che lo faccio.

Anzi, favole e fiabe. Non sapete che differenza c’è tra le une e le altre? No? Beh, magari un giorno ve lo spiegherò.

Qui ci sono arrivata per caso, o meglio, quasi per caso. Tutto cominciò quando qualcuno mi mostrò la foto di una minuscola casetta immersa nel verde, a poca distanza da un corso d’acqua. Venni poi a sapere che il fiumiciattolo la cui sponda s’intravedeva sullo sfondo è il Traglio, e che a poche centinaia di metri a valle il corso d’acqua entra in una cittadina che si chiama Monteselva.

L’immagine dei muri tirati su a secco, delle tendine di pizzo alle finestre, dal camino che spuntava tra le tegole rosse come un fungo, mi si infilò nel cuore, e cominciò a chiamare.

È così che mi sono decisa a vendere tutto ciò che non era possibile portarmi dietro e a mettere in queste due valigie tutto quello che poteva servirmi per imbarcarmi in questa nuova avventura.

Però si sa, i sogni sono belli, ma quando poi, cercando di realizzarli, fai un bel frontale con la realtà… allora diventa tutta un’altra storia.

Sentite cosa successe il primo giorno che misi piede a Monteselva.

Nonostante il sindaco Tirabassi sia uno che le automobili le farebbe entrare pure nella sala consigliare del municipio, Piazza del Duomo, bontà sua, l’ha lasciata isola pedonale. Così l’autobus in arrivo da Piacenza mi scaricò al capolinea di piazza Trebbia, giusto davanti all’ingresso dei giardini pubblici.

Mi sembra di rivedermi, com’ero quel giorno, come se fossi davanti allo specchio dell’armadio in camera da letto. Quello color rosa e panna, coi decori a fiori e a uccellini in bassorilievo sugli sportelli e sui cassetti.

Eccomi sul marciapiede, che mi guardo intorno con la valigia in mano e lo sguardo smarrito; una donna nel fiore degli anni, alta, snella e flessuosa, con gli occhi verdi e labbra di corallo e le margherite intrecciate nei lunghi capelli castani.

Poi faccio ciao-ciao con la mano all’autista:

-Grazie infinite per aver effettuato una fermata straordinaria solo per me! È stato davvero gentilissimo! Buona giornata!-

-Si figuri, signorina, buona permanenza. Come si fa a negare un piccolo favore a una ragazza graziosa come lei?-

E, accidenti!, ecco che le guance si imporporano all’istante, perché non è mai facile per chi come me, non è stato mai abituato a riceverne, incassare  un complimento senza sentirsi a disagio.

Così quella strana ragazza che sembra un frullato misto tra una figlia dei fiori anni settanta e Mary Poppins, comincia a vagare per il centro della città trascinandosi dietro due enormi valige rosse in cerca di qualcuno a cui chiedere indicazioni.

Un negozio aperto mi guida come un faro: sull’insegna c’è scritto

  Sartoria Amanda - confezioni & riparazioni  

Una donna è china su un tavolo, di sbieco rispetto alla porta, intenta a tracciare segni su una stoffa col gessetto.

-Buon giorno, signora, scusi il disturbo.-

Quella alza lo sguardo e mi fissa strana.

È una tipa anonima, né bella né brutta, né alta né bassa, né magra né grassa, dai capelli castani freschi di permanente, come s’usava nei bei tempi andati.

-Sa, sono appena arrivata qui in città, e avrei bisogno di qualche indicazione. Mi chiamo  Maga Ciokkolata… cioè, voglio dire Artemisia, Artemisia Ciocchi.-

Tendo la mano che quella prende nella sua mezzo decimo di secondo, prima di ritrarsi d’un passo per osservarmi meglio.

-Vengo da Prato, in Toscana…-

-Toh, pensavo da Prato in Calabria.- dice l’altra, e sorride, ma sempre in un modo strano.

-…. e ho preso in affitto un adorabile casetta a due passi dal fiume, con tanto di camino a legna e giardino davanti. Chissà magari ci saranno tante farfalle e coccinelle, quando arriverà la buona stagione!-

Mostro la foto che a furia di leva e metti dalla borsa e dalla tasca s’è stropicciata tutta. Con un cenno della mano, la tipa mi fa segno che la vuole vedere.

-Oh, la foto? Certo, eccola qua. Non è un sogno? Sono talmente eccitata all’idea di trovarmela davanti da non ricordarmi più nemmeno come mi chiamo. Sa mica indicarmi come ci arrivo?-

-Ma non ci posso credere!- sbotta lei, e si batte due volte la mano sulla fronte.

-Questa è la Bicocca Muschiosa!-

Stavolta la sarta non sorride: ghigna. Si vede che cerca di trattenersi quanto può ma alla fine sbotta. Si piega in due e comincia a ragliare come un asino sventrato.

-Signorina ma lei di cosa si occupa nella vita? Di ristrutturazione ruderi?- riesce a chiedere alla fine, quando riacquista un minimo di controllo, asciugandosi le lacrime come se fosse appena finito il funerale del gatto.

Lì per lì non colgo la battuta: a volte, occupato com’è a fantasticare, il mio cervello fatica un po’ a seguire le faccende più terra-terra.

-Di cosa mi occupo nella vita? Ecco, è questa è una domanda alla quale mi viene un po’ difficile da rispondere.- balbetto, mentre comincio a massaggiarmi le tempie coi polpastrelli degl’indici, come mi viene spontaneo fare quando cerco di concentrarmi.

-Diciamo che mi mantengo scrivendo favole per bambini e sono in cerca di un luogo appartato e tranquillo dove si possa liberare la mia fantasia.-

-Ah, se cerca un posto appartato, vada tranquilla, cara la mia maghetta, che la Bicocca fa proprio per lei.- commenta la donna, schiarendosi la voce come se s’approntasse a chissà quale discorso.

-Quanto a scrivere le sue fiabe, converrà che prima ci dia dentro di cazzuola, calce, pennello e vernice, se non vuole dormire in un posto pieno di spifferi, una specie di tana per volpi e topi di campagna!-Per arrivarci, appena fuori dalla porta, imbocchi via Cadorna, che comincia qui, sulla sinistra. La percorra tutta, fino ad arrivare in piazza Binda, e prosegua dritta seguendo il suo naso, finché non passerà sotto l’arco delle mura. Appena fuori troverà San Rocco, una chiesetta antica, la tenga a sinistra e vada avanti ancora per un chilometro buono, attraversi il ponte sul Traglio e si troverà Via di Finimondo. Sulla destra, tra un distributore chiuso da vent’anni e una casa cantoniera, sotto un lenzuolaccio d’edera secca e muschio, troverà la sua casetta delle fiabe.-

-Ma qui sopra…- ribatto, riprendendomi la foto da quelle dita fini e nervose come quelle d’un pianista.-

-Eh, cara mia, cosa le ho da dire, se non che a volte il photoshop fa più danni che lo sparo di uno schioppo?- taglia corto quella e, come se niente fosse, si rimette a passare il gesso sulla stoffa facendo capire che per lei il discorso l’è bello che finito là.  

Uscii dalla sartoria ringraziando educatamente e scandendo un gra-zie sillabato e poco convinto girai gli occhi al cielo e sospirando mi dissi tra me e me

–Ma dove diamine sei finita Arte? Stai a vedere che anche questa volta l’hai fatta grossa!- mi dissi tra me e me, poi scoppiai in una sonora risata. 

Infine mi avviai, a passi lunghi e ben distesi, verso ciò che il destino teneva in serbo per me.

  Qualunque cosa fosse.cc