Che strano mestiere, quello del poliziotto.
A volte le circostanze ti portano a fare cose che, altrimenti, di guarderesti bene non solo di portare a termine, ma anche semplicemente di pensare.
Così, quando mercoledì scorso mi ha telefonato Pacioni dicendomi:
“Dovrei invitarla a rivolgersi ai colleghi di Brescia, egregio scrittore. Ma, visti i rapporti di… lavoro che ci sono tra noi, non c’è problema, le manderò l’agente Gargiulo” ho subito risposto.
Il bravo Gaetano non saprebbe dirmi di no neanche se gli chiedessi di mettere la mano destra nel forno a microonde acceso nella modalità “+ grill”, e poi è un appassionato di qualsiasi tipo di disciplina sportiva,e quando si tratta di mettersi in maglietta, pantaloncini e scarpe da ginnastica, non si tira mai indietro.
“Ok, Cardona: allora ci conto” mi fa lui, e chiudiamo la telefonata così, con un educato saluto, senza troppi fronzoli.
Solo che ieri sera, era quasi mezzanotte, mi chiama Gaetano sul cellulare mentre ero a cena… ehm, con un’esponente della tv d’informazione delle mie parti.
“Dottore: hanno ricoverato mia suocera e domani l’operano d’urgenza. Quanto a me me ne fotterei altamente, ma devo accompagnare mia moglie, non so se mi spiego” mi dice con la voce da cane bastonato.
“Ti spieghi, sì: sono incombenze che scassano la minchia ma che noi mariti siamo tenuti a fare” lo rassicuro io, mentre Dian… la dottoressa De Rossi, intendo, per momenti non si strozzava con il prosecco.
“Ci vado io a fare compagnia a Pacioni, a quest’ora della notte chi altro vuoi che trovi.”
E così stamattina, a partire dalle 10,30 in punto, in compagnia di un migliaio di fanatici podisti della domenica, ero lì a zampettare su e giù per i colli della Leonessa d’Italia (se non altro una città con la quale ho un’affinità di specie), pur indebolito com’ero dalla… lunga intevista rilasciata alla suddetta giornalista, in un piacevole ma piuttosto impegnativo dopo-cena.
Quanto a Pacioni, che pure se la tira tanto perché va a fare footing due o tre volte a settimana, l’ho visto coi miei occhi in un paio di occasioni (o forse erano tre) paonazzo in volto e con mezza lingua di fuori, soprattutto quando si è resa necessaria la scalata dei “muri” più duri, salite con pendenze dal 20/25%, per di più sullo sterrato e a volte muniti di gradini scomodi e irregolari. Gli avrei dato tranquillamente dieci minuti di distacco, anche con la Beretta riposta nel borsello ad appesantirmi il passo, ma ero lì a fare la scorta, no? Mica potevo lasciarlo da solo.
E arrivati al traguardo, siccome sono un magnanimo, gliel’ho lasciato tagliare avanti a me.
E poi c’ è chi dice in giro che il sottoscritto è una carogna bastarda…
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L.C.
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PS
Ah, ha preteso anche che lo fotografassi, il “Signorino”. Prima della corsa, naturalmente. Dopo, ridotto com’era, un eventuale ritratto sarebbe stato un’illustrazione degna di uno di quei suoi racconti horror.