Non ci credo, eppure è così: tutto crolla e nessuno fa niente di serio.
Sono talmente sconvolto (e non è facile per una vecchia baldracca / giornalista da strada come il sottoscritto) da quanto sta succedendo in questi giorni nel mondo -in particolar modo nella nostra povera Italietta- da non riuscire più a mettere insieme sofisticati ragionamenti di politica e finanza.
È la saga dell’indecisione, della discordia, dell’improvvisazione dilettantistica, del menefreghismo più assoluto… nel momento meno indicato.
Ho deciso dunque che oggi vi racconterò una parabola, cercando di imitare, sia pure in modo indegno e da peccatore quale io sono, il metodo di divulgazione utilizzato da un Tale circa due millenni orsono.
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“Nell’atrio di un palazzo di città, uno stabile vicino ad altre costruzioni più o meno simili, andò in cortocircuito un interruttore nella guardiola del portiere e si sviluppò un principio d’incendio.Siccome il custode in quel momento era al bar a bere un caffè, benché fosse orario di lavoro, il fuoco cominciò a propagarsi agli arredi della piccola portineria.
Si sviluppò del fumo, che cominciò a salire lungo le scale.
Ma il ragioniere del terzo piano (che era anche l’amministratore del condominio) se la dormiva della grossa: quindi lì per lì non si accorse di niente.
Il pensionato che abitava al secondo pensò che che la puzza di bruciato provenisse dalla teglia di pasta che la vedova del primo aveva dimenticato nel forno, come le capitava spesso.
La vedova del primo -da parte sua- suppose invece che si trattasse del ferro da stiro che il pensionato aveva dimenticato acceso sull’asse, come pure capitava spesso.
Così né la vedova né il pensionato né il ragioniere chiamarono i pompieri, e il focherello cominciò a trasformarsi in incendio.
Quando finalmente il custode si degnò di rientrare (vista l’ora tarda al cappuccino aveva aggiunto anche un aperitivo con un po’ di stuzzichini) si trovò di fronte le fiamme che, pur non essendo ancora imponenti, gli sembrarono già piuttosto minacciose.
Citofonò allora al ragioniere che, dopo aver faticato alquanto a svegliarsi del tutto, s’informò se il lavatoio era già stato aggredito dal fuoco e, avendo ottenuto risposta negativa, convocò proprio lì un’immediata riunione di condominio.
Accertato che il numero legale era stato raggiunto, vennero messe ai voti le mozioni per far fronte all’emergenza. La vedova propose di telefonare ai pompieri, il pensionato di recuperare gli estintori (sempre che funzionassero ancora) e provare a dare una spruzzatina quà e là. Il portiere, che però non aveva diritti di voto, fece presente che le previsioni del tempo indicavanio l’arrivo di un forte temporale e -dunque- probabilmente, il problema avrebbe potuto risolversi da solo una volta che le fiamme fossero arrivate a mangiarsi il tetto.
Il ragioniere, in qualità di responsabile amministrativo, cercò di mediare tra le varie posizioni per arrivare a una mozione comune.
Niente da fare: il pensionato, la vedova (e anche il portinaio) si arroccarono inflessibilmente sulle proprie posizioni.
Non potendosi addivenire a una soluzione immediata, il ragioniere, suo malgrado, decise di rinviare la risoluzione del problema alla prossima riunione condominiale, che fissò di lì a tre settimane, dopo un’opportuna pausa di riflessione e un eventuale serie di consultazioni faccia a faccia con le parti.
Prima di sciogliere l’assemblea, però, mise ai voti la mozione sulla sostituzione dei citofoni che, in modo squisitamente bipartizan, fu approvata subito e all’unanimità.
Quando crollò il palazzo, seppellendoli tutti sotto un cumulo di cenere e macerie, il pensionato (in qualità di sgretario) stava stilando un diligente verbale di seduta.
Non mi sembra ci sia altro da aggiungere, no?Chi ha orecchi per intendere… intenda… x
Valerio Vairo