La notizia
A seguito del ricorso di 44 studentesse svedesi, alle quali è stato riconosciuto un risarcimento di 3.400 euro, il ministro dell’Istruzione svedese, signor Tobias Krantz, ha annunciato l’intenzione del suo Governo di abolire la <<discriminazione>> inserita nel 2003 che (a fronte di una netta prevalenza di richieste femminili di iscrizione) garantiva una quota d’ingresso prefissata agli studenti maschi. Una specie di “quote azzurre”, insomma, che si contrappongono alle “quote rosa” di segno inverso più comunemente adottate.
In un’intervista rilasciata al quotidiano Dagens Nyheter, l’uomo politico ha rilasciato la seguente dichiarazione:
“Il regolamento ha prodotto un risultato ingiusto. Il 95% degli studenti che nel corso del 2008 non sono stati ammessi negli atenei in ragione del loro sesso era rappresentato da ragazze che avevano duramente lavorato per poter accedere alla facoltà dei loro sogni.”
Medicina, Odontoiatria, Psicologia e Veterinaria le facoltà con maggiore presenza femminile.
Il commento
Finalmente c’è qualcuno che si rende conto dell’idiozia e della profonda ingiustizia di qualsiasi tipo di quote, almeno in certi settori. Che queste quote siano “rosa”, “azzurre”, o “verdi”, che riguardino i bainchi, i neri, i gialli, i cristiani, gli ebrei o i musulmani, quelli con la gobba e quelli con gli occhi azzurri, che si applichino per l’accesso alle università, i seggi in parlamento o semplicemente per gli ingressi in discoteca (ci sono anche lì, cosa credete) oppure nei cinema, alla fine si risolvono quasi immancabilmente in una discriminazione ben più grave di quella che si voleva evitare: il criterio di ogni selezione, perché le cose funzionino, perché ci sia uguaglianza reale e non solo apparente, è quello di premiare la capacità e l’applicazione, in altre parole… il merito.
Se abitassi in Svezia, in effetti, non mi piacerebbe per niente sapere che il chirurgo che mi sta per operare è al suo posto solo perché, essendo uomo, è stato preferito a una donna che poteva essere tre volte più brava di lui.
Abitando in Italia, con la stessa identica logica, non gradisco affatto l’idea di essere amministrato da una ministra il cui inserimento nelle liste elettorali è stato determinato dal proprio sesso, magari, anche qui, a scapito di un altro che, pur essendo uomo e dunque “fuori quota”, è stato scartato per lo stesso motivo.
Dirò di più: il sistema delle “quote” deve essere avvertito come perverso e degradante, per primo, proprio da chi ne beneficia, Sia esso uomo, donna, gay, cattolico, ebreo, protestante, animista, abbia gli occhi scuri, sia calvo, zoppo, tedesco, angolano….
Ma è davvero così difficile da capire? Potrebbe aiutare un disegno?
L’Indisponente 
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