Le notti di Monteselva (8)
Luglio 23rd, 2009
-Circolare, gente, circolare! Ordini superiori: “Le notti di Monteselva” finiscono qui, dunque mi dispiace per voi, ma non conoscerete mai la fine di questa storia appassionante!-
-Ma quando mai, Gaetano, come al solito non hai capito bene: con questo ottavo episodio la pubblicazione dei vari capitoli di questa appassionante saga termina soltanto per quanto riguarda le pagine elettroniche del nostro blog. Ma Patrizio Pacioni e Lorella De Bon stanno andando avanti con il loro lavoro, e lo sviluppo delle varie vicende che si sono sinora intrecciate potrà conoscerle e gustarle chiunque si comprerà il libro che ne verrà fuori: ti ricordo e ricordo a tutti che, quando ciò avverrà, i due scrittori hanno già deciso di destinare i proventi che spetteranno loro in qualità di “diritti d’autore” a favore dei Medici Volontari Italiani.
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-E vabbuò, Commissà, agge sbajato, chiedo scusa, me vurisse tajà ‘a capa? E per tutti voi. contrordine: leggiteve ‘a ottava puntata e, quando sarà, ‘o libbro… accattatevello!
(disegni di Annapaola Giacomelli)
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Serie ideata e scritta da Patrizio Pacioni e Lorella De Bon
con la partecipazione dei MEDICI VOLONTARI ITALIANI onlus
Le notti di Monteselva di Patrizio Pacioni
8 - Faccia a faccia col mastino
(scritto con Lorella De Bon)
La neve era scesa per tre giorni consecutivi. Nei primi due, le tv e le radio locali avevano messo in onda, quasi senza soluzione di continuità, i servizi su quell’eccezionale evento meteorologico (in realtà tutt’altro che insolito da quelle parti) che aveva fatto accumulare su tetti, piazze, strade e giardini, una coltre bianca alta più di un metro e mezzo. Poi, una volta scemato l’interesse per l’aspetto più suggestivo, erano cominciati i dibattiti sull’inadeguatezza dimostrata dagli spazzaneve meccanici e dagli spalatori messi in campo dal Comune. Fatto è che quel giovedì mattina in giro per la città non si vedeva praticamente nessuno: i rari passanti, costretti loro malgrado ad affrontare quella specie di tormenta e a pattinare con le scarpe sulla spessa e infida crosta di ghiaccio che s’era formata sui marciapiedi, si affrettavano a scomparire quanto prima in uno dei pochi negozi che erano rimasti aperti o in un accogliente portone. C’era un uomo, però, che continuava ad arrancare in tutta quella neve a passi incerti, penosi nel loro strascicarsi, ma tenaci.
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